Pensioni, controriforma quasi servita

03/10/2003





 
   



03 Ottobre 2003








 

Pensioni, controriforma quasi servita
Alemanno chiede un ultimo vertice per questa mattina prima del via libera ai 40 anni
ROBERTO TESI
Questa mattina il consiglio dei ministri dovrebbe varare gli emendamenti al disegno di legge delega in materia previdenziale. In parole più semplici si tratta del via alla «riforma» delle pensioni voluta dal presidente del consiglio. All’ordine del giorno della riunione del governo non è previsto, invece, alcun intervento sul decreto-omnibus. Ma su possibili modifiche al decretone che accompagna la finanziaria circolano voci insistenti e tra i componenti del governo la confusione regna sovrana. Mentre a Giuseppe Vegas, sottosegretario di Tremonti, non «risulta» alcun emendamento, per Rocco Buttiglione, ministro delle politiche comunitarie, «qualche aggiustamento» potrebbe essere approvato. E le voci di corridoio puntano soprattutto l’attenzione su un pssibile inasprimento della pressione fiscale sulle sigarette. Tabacchi a parte, l’attenzione del consiglio dei ministri sarà tutta dedicata alle pensioni. Ieri pomeriggio c’è stata una riunione tra il superministro dell’economia, Alemanno e Maroni, e in serata Alemanno è uscito dalla riunione spiegando che oggi, prima del consiglio dei ministri, si terrà un vertice dei leader della Cdl: il nodo tra i 40 anni secchi dal 2008 o un percorso graduale non è ancora sciolto, ha osservato Alemanno. Insomma, l’accordo non c’è (ancora).

Il ministro di An non è il solo a pensare che i 40 anni secchi sono impresentabili e inaccettabili anche dai sindacati amici, quelli che si realizzano solo al tavolo delle trattative. Anche Tremonti è convinto che con questa modifica i tempi di approvazione del disegno di legge delega che già si trascina da quasi due anni si allungheranno ulteriormente. Però il ministro dell’economia la prossima settimana parteciperà al vertice Ecofin e visto lo stato dei conti italiani, vuole utilizzare la carta della riforma delle pensioni per far passare l’ennesima finanziaria costruita su misure una tantum.

Dopo il via libera di Bruxelles, la partità può anche riaprirsi, ma le eventuali modifiche sulle quali insistono molti alleati di governo, saranno approvate non dal governo ma dal parlamento. Insomma, Berlusconi e Tremonti potranno salvare la facia di fronte all’Unione europea. Ma quali potranno essere le modifice?

Premesso che Tremonti non intende cedere di un millimetro sulla questione dei 40 anni di contributi per «godere» della pensione di anzianità, l’ipotesi è che, come per la riforma Dini a questo prolungamento si potrebbe arrivare progressivamente: ogni due anni ci sarebbe un anno di innalzamento dei contributi necessari. Insomma, la riforma andrabbe a regime nel 2018. Aprirebbe il cuore a qualche sindacato questa gradualità? Forse. Soprattutto se fosse accompagnata dall’estensione dei «benefici» agli statali che, avendo maturato il diritto alla pensione, decidono di rimanere per almeno altri due anni al lavoro. Per Luigi Manzella, ministro della funzione pubblica, intervenuto ieri a un convegno organizato da Dexi-Crediop, la questione è ancora aperta e «non c’è nulla di irreparabile». Anche perché, per il ministro, aver escluso i dipendenti del pubblico impiego dal sistema degli incentivi presenta «alcuni profili di incostituzionalità». Ma è difficile credere che Tremonti mollerà su questo punto: incrementare di quasi un terzo lo stipendio lordo agli statali comporta un esborso di cassa per la pubblica amministrazione che farebbe saltare definitivamente i conti pubblici.

E a proposito degli incentivi, oggi sarà anche deciso la loro tassazione: se passasse la linea dell’aliquota marginale Irpef dei singoli lavoratori, il beneficio economico si ridurrebbe di molto. Quasi sicuramente si opterà per l’aliquota media. Che in ogni caso farebbe scendere l’importo del’incentivo attorno al 20% dello stipendio, rispetto al 32,7% che gli imprenditori privati gireranno ai lavoratori.