Pensioni complementari al decollo

14/05/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Diritto e Fisco
Numero 115, pag. 27 del 14/5/2004
Autore: di Teresa Pittelli
 
Pensioni complementari al decollo
 
Le novità della delega previdenziale sulla quale il governo ha ottenuto ieri la fiducia al senato
Anche dalle Casse fondi integrativi. Nei quali confluirà il tfr
 
Previdenza complementare al decollo per professionisti e dipendenti. Il disegno di legge n. 2058 approvato ieri dal senato da un lato dà il via libera all’istituzione dei fondi pensione, oltre che di sanità integrativa, da parte delle Casse privatizzate dei professionisti. Dall’altro punta sul trasferimento massiccio del flusso annuale del trattamento di fine rapporto, per un valore di circa 13 miliardi di euro, per far decollare la previdenza complementare dei lavoratori dipendenti. Si tratta di una scommessa che coinvolge da subito, contando anche i dipendenti pubblici, almeno 5 milioni di lavoratori.

Per gli enti di previdenza dei professionisti la riforma prevede inoltre la possibilità di accorparsi tra loro o includere nuove categorie prive di previdenza.

Tra le altre novità del provvedimento (che dovrà adesso passare dalla camera per l’approvazione definitiva), oltre all’innalzamento dal 2008 dell’età di pensionamento, dal quale sono però esclusi i professionisti, anche una mini-stangata per le cosiddette pensioni d’oro, che saranno decurtate di un contributo pari al 4% annuo, non deducibile dall’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche), ed esteso fino al 2015. In arrivo, inoltre, la certificazione dei diritti previdenziali per chi abbia raggiunto i requisiti di anzianità entro dicembre 2007. Esclusi dalla riforma delle pensioni, infine, i militari e le forze di polizia, per i quali saranno stabilite regole ad hoc con un apposito provvedimento. Mentre per i lavoratori che al 1° marzo scorso erano stati già messi in mobilità non varranno le nuove e più severe regole per la pensione d’anzianità.

- Le novità per i professionisti. Le Casse di previdenza privatizzate sono espressamente escluse dalle regole sui nuovi requisiti di pensionamento: i professionisti, quindi, continueranno ad andare in pensione con le norme previste autonomamente dagli enti di previdenza.

Le Casse avranno poi due nuovi strumenti di previdenza e assistenza al loro attivo. Innanzitutto la previdenza complementare. Secondo la delega gli enti di previdenza privatizzati possono istituire, con l’obbligo della gestione separata, forme pensionistiche complementari, sia direttamente sia indirettamente attraverso gestori autorizzati. Nella nuova partita dei fondi pensione, dunque, le Casse dovranno giocare con regole precise: separazione del patrimonio dell’ente, e quindi delle entrate contributive ordinarie, dal plafond che si formerà con i contributi versati per l’integrativa. E osservanza (salvo diverse disposizioni in sede di decreti delegati) delle regole dettate dal dlgs 124/93 per tutti i gestori di fondi pensione.

Quanto alla possibilità di realizzare polizze sanitarie integrative, confermata per gli enti del 509/94 (le Casse più ´vecchie’, come quelle degli avvocati, dei dottori commercialisti, dei notai, di architetti e ingegneri eccetera), è estesa anche agli enti ´più giovani’ del dlgs 103/96 (psicologi, biologi e geologi, solo per fare un esempio).

Per questi ultimi, inoltre, viene espressamente stabilita la possibilità di ´modulare in maniera differenziata’ l’aliquota contributiva, su base volontaria per gli iscritti. Infine, l’altra grande novità per le Casse: gli accorpamenti e le inclusioni di categorie ´di nuova istituzione’. Una norma della quale faranno uso non solo quelle casse alle prese con la riforma dell’accesso e l’invecchiamento della popolazione, e quindi con la possibile perdita di una parte dei futuri iscritti a vantaggio di altre Casse (per esempio, i ragionieri, che non a caso stanno pensando di unirsi ai dottori commercialisti), ma anche Casse con ampie categorie di riferimento, come la Cassa forense, pronta ad accogliere i magistrati onorari privi di previdenza specifica.

- Fondi pensione e tfr. Il trattamento di fine rapporto confluirà nei fondi pensione per renderne più ricca la base contributiva, e quindi il trattamento previdenziale che sarà corrisposto alla fine dell’attività lavorativa, e che dovrebbe coprire quel 20%-30% che non sarà più coperto dalla pensione obbligatoria.

Il meccanismo di devoluzione sarà quello del silenzio-assenso, con sei mesi di tempo al lavoratore per deciderne la destinazione. I fondi pensione, sia aperti al mercato sia chiusi (cioè aziendali e di categoria), vengono equiparati tra di loro, con la rimozione dei vincoli che il dlgs 124/93 pone a favore dei fondi chiusi (come la permanenza obbligatoria per cinque anni), e alle polizze individuali. Saranno tutti sottoposti a regole comuni, in particolare in ordine alla comparabilità dei costi e alla trasparenza e portabilità, e all’attuazione di quanto necessario a favorire le adesioni collettive ai fondi pensione aperti. Sarà inoltre riconosciuto al lavoratore dipendente che si trasferisca volontariamente da una forma pensionistica all’altra il diritto al trasferimento del contributo del datore di lavoro in precedenza goduto, oltre alle quote del trattamento di fine rapporto.

- Contributo di solidarietà. Le pensioni che superano una certa soglia di reddito (circa 160 mila euro all’anno) dovranno un contributo di solidarietà nella misura del 4%, non deducibile dall’Irpef. La misura vale fino al 2015.

- Decontribuzione. Stralciata la norma che prevedeva il taglio fino al 5% dei contributi per i neoassunti.

- Certificazione. Il lavoratore che abbia maturato entro il 31 dicembre 2007 i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalle regole attuali potrà certificare attraverso l’ente di previdenza di appartenenza il suo diritto a ricevere la pensione secondo la normativa attualmente vigente. In questo modo sarà ´a riparo’ da tutte le successive modifiche della disciplina.

- Forze armate. Militari e forze di polizia sono esclusi dalla riforma.

- Risparmio di spesa. La delega dovrebbe consentire, secondo la Ragioneria generale dello stato, un risparmio di spesa pari allo 0,7% del prodotto interno lordo.