Pensioni, colpo di mano del ministro Maroni

05/03/2004


  Economia
05.03.2004
Pensioni, colpo di mano del ministro Maroni
il governo porta subito in aula la riforma
di Nedo Canetti


 Improvvisamente e inopinatamente, il governo ha deciso di schiacciare l’acceleratore sull’iter della (contro)riforma delle pensioni, all’esame del Senato. Con una lettera del ministro dei Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, letta alla commissione Lavoro dal presidente Tomaso Zanoletti, preso piuttosto in contropiede, l’esecutivo ha chiesto che il testo del ddl venga posto all’esame dell’aula, già a partire da martedì, indifferentemente se sia o meno concluso in commissione. La conferenza dei capigruppo, riunitasi poco dopo, ha accolto, a maggioranza (contrario il centrosinistra) la richiesta ed ha iscritto il provvedimento nel calendario dei lavori, modificando quanto deciso in precedenza.

Ma non è solo questo. Aleggia anche l’ombra di una possibile richiesta del voto di fiducia. «Una proposta inaccettabile» – l’ha subito bollata il presidente del gruppo dei Democratici di sinistra, Gavino Angius. «Il governo, incerto e diviso – ha continuato – ha rinviato per mesi il confronto e ha più volte modificato le sue proposte (l’ultima risale ad appena una settimana fa) e oggi, con un atto di gravissima prevaricazione, impone al Senato una forzatura, che respingiamo. La verità è che si vuole impedire alle opposizioni di condurre una battaglia in difesa dei lavoratori e dei pensionati, su cui grava la minaccia di pesanti tagli».

«Una decisione molto grave, una forzatura – afferma l’ex ministro Tiziano Treu (Margherita) – la discussione si è prolungata grazie alle divisioni della Cdl, ora per fare una mera esibizione ad uso europeo, si forza la mano». Per Lamberto Dini, dl, si tratta di «una scelta politica e propagandistica che non ha alcuna ragione tecnica o di sostanza». Il capogruppo della Margherita Willer Bordon sostiene che «l’unico a non provare imbarazzo, perché è come un postino, è il Presidente Pera». «Un blitz inaccettabile da parte del governo – definiscono la decisione le organizzazioni sindacali – che non fa che aggravare la situazione».

«Un’accelerazione per impedire la discussione», secondo il segretario della Cisl, Savino Pezzotta; «impegni disattesi» per Adriano Musi della Uil; «un tentativo di abbreviare i tempi per comprimere le divisioni della maggioranza», saecondo Morena Piccinini della Cgil. Per capire la gravità della decisione che Gigi Malabarba (Prc), abbandonando la commissione, ha definito «golpe» e che il verde Natale Ripamonti considera «gravissima e pericolosa», occorre ricordare che, se non concluso in commissione, il testo approda in aula senza relatore e nella stesura iniziale, quella, per capirci, ancora con la decontribuzione. Sarà presentato, insieme alle proposte emendative del governo, quelle stesse che, al pari degli emendamenti dell’opposizione – presentati concordemente, ieri, dall’Ulivo a firma Treu, Battafarano, Del Turco (con il plauso di Francesco Rutelli, che ha parlato di «recepimento della proposta della Margherita») – non sono stati né esaminati né votati in commissione.

Per mettere una foglia di fico allo strappo, il presidente della commissione ha deciso che si terranno sedute straordinarie, domani, lunedì e martedì mattina. Si vuole dare l’impressione che l’iter del ddl va avanti normalmente. Il ministro Roberto Maroni (che nega l’intenzione di porre la fiducia e prevede l’approvazione definitiva dopo il sì alla devolution) e lo stesso Zanoletti si augurano che l’opposizione sia presente alle sedute.

A loro ha risposto Angius, annunciando che il centrosinistra sarà in commissione per proseguire la battaglia contro questo «progetto iniquo» e per protestare contro una «prevaricazione» che considera «un vero e proprio atto di guerra». «Cambia il quadro – ha affermato – noi ci comporteremo di conseguenza: non faremo finta di niente e alla maggioranza faremo pagare il prezzo. Noi non abbiamo mai parlato di ostruzionismo, ma ora le cose sono cambiate».