Pensioni col botto (Galapagos)

06/09/2007
    giovedì 6 settembre 2007

    Pagina 10 – CAPITALE & LAVORO

      Pensioni col botto

        Galapagos

          Le borse ieri hanno fatto il «botto». Certo, se la crisi finanziaria tosa un po’ i mercati finanziari non è un male. Anche se, come al solito, a piangere saranno anche milioni di poveri cristi che hanno ceduto alle lusinghe delle borse che moltiplicano miracolosamente i soldi. Ma non sono i soli: «Fears for pension funds», titolava alcuni giorni fa il popolare Daily Mail. La paura per i fondi pensione è reale: se le borse perdono, le pensioni (il futuro per milioni e milioni di lavoratori) diventa precario. Purtroppo: e con rimpianto possiamo ricordare che l’allarme l’avevamo suonato. Inascoltati.

          L’Ocse ieri ha mandato a dire che la crisi dei mutui subprime sta producendo effetti sulle economie e prevede una riduzione nella crescita del prodotto lordo (Pil) in tutti paesi industrializzati. L’organizzazione che ha sede a Parigi ha anche lanciato un appello: «non bisogna abbassare la guardia nella lotta contro l’attività creditizia predatoria». Il riferimento è alla catena di sant’antonio nata con i mutui sub prime. Già è orrendo che si facciano pagare interessi più alti (negli Usa fino al 15%) per un bene primario a chi ha poco. E’ il segnale che lo stato ha abdicato ai propri compiti fondamentali. C’è di più: quelli stessi mutui sono stati cartolarizzati, ceduti a copertura di prestiti obbligazionari con i quali finanziare nuovi mutui subprime. Non esistono cifre certe, ma si stima che la catena sia così lunga che per ogni 100 dollari di mutui, la finanza ne abbia creati mille. Ovviamente di carta.

          Questi mutui hanno contribuito a dare carburante al boom edilizio: nuove case, mercato immobiliare in fibrillazione, prezzi in aumento, grandi affari dei fondi immobiliari. Il boom immobiliare degli ultimi anni si spiega così. Poi all’improvviso scoppia la crisi, magari perché i tassi di interesse salgono improvvisamente e i mutui diventano più cari. La bolla si sgonfia e le banche centrali debbono intervenire per non farla esplodere. Tutto sulla testa della gente che accetta qualsiasi cosa pur di avere una casa altrimenti inaccessibile. La cosa peggiore è che anche ieri l’Ocse abbia detto: «bisogna ridurre lo stato sociale (pensioni e sanità, in primis) per reggere all’invecchiamento della popolazione». L’affermazione fa un po’ schifo, ma l’Ocse ha una sua logica precisa: restringere l’intervento pubblico significa dare più spazio al privato. Cioè al profitto. Anche a costo di nuove bolle e di milioni di persone che, la pensione, rischiano di non vederla mai.