“Pensioni” Cgil, Cisl, Uil chiedono una vera svolta nelle politiche sociali

12/09/2006
    marted� 12 settembre 2006

      Pagina 15 – Economia&Lavoro

      Basta colpire i pensionati: no ai tagli

        Cgil, Cisl, Uil chiedono al governo una vera svolta nelle politiche sociali

          di Bianca Di Giovanni/ Roma

            BARRICATE Dopo cinque anni di centrodestra, basta con gli interventi sulla spesa sociale e previdenziale. Il messaggio a Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa non poteva essere pi� chiaro. A mandarlo i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, che ieri hanno riunito il direttivo. In un documento unitario i sindacati sottolineano che �gli interventi preannunciati nella prossima legge finanziaria nei settori della previdenza, dell’istruzione, del pubblico impiego, della sanit� non sembrano affatto andare nella direzione auspicata�. A stretto giro arriva la risposta di Cesare Damiano dal seminario dell’Ulivo a Frascati. �Confermo che non c’� nessuna intenzione del Governo di operare con tagli indiscriminati sul terreno delle pensioni�. Ma fonti vicine al governo confermano l’intenzione di inserire di inserire nella manovra alcune voci – le meno strutturali, rinviando il resto alla delega – che riguardano la previdenza, per ottenere risparmi di spesa o maggiori entrate. Si sta ragionando sempre attorno alla parziale chiusura delle finestre e aumento dei contributi per autonomi e parasubordinati, oltre a un prelievo sulle pensioni d’oro (3%). �Subito nella manovra misure per la tutela dei precari – spiega Pietro Gasperoni, responsabile Lavoro dei Ds – Aumentando loro la contribuzione si garantiscono maggiori tutele�. Ma la partita da giocare � dura. Molto probabilmente si inizier� gi� gioved�, al tavolo sulla politica dei redditi (ancora non convocato ufficialmente). �Vedremo se il Governo terr� fede a ci� che ha promesso e, solo allora, tireremo le somme – fa sapere il leader Cisl Raffaele Bonanni – ci turba tantissimo che al centro di ogni questione ci siano le pensioni�.

            Sta di fatto che proprio la previdenza tiene banco nel dibattito attorno alla manovra. Il presidente della Commissione Bilancio in Senato Enrico Morando ha chiesto ieri un intervento gi� in Finanziaria sullo �scalone�, oltre all’avvio della previdenza integrativa e alla definizione delle attivit� usiranti. �Bisogna tornare al modello flessibile della Dini per l’et� pensionabile – spiega Morando – Bisogna farlo subito, senza aspettare che arrivi lo “scalone” della Maroni (31 dicembre 2007, ndr). Ma chiedere questo significa innescare fin da subito il dibattito sui disincentivi (per chi esce prima), parola che non piace affatto al sindacato. Senza disincentivi la gradazione dello scalone costerebbe troppo cara alle casse pubbliche. �Lo scalone ha un costo. Vorrei reintrodurre la possibilit�, negata dalla controriforma Maroni, di consentire ai lavoratori di andare in pensione anche prima dei 60 anni. – spiega il ministro del Lavoro – Vogliamo rientrare nella logica di flessibilit� e scelta. Questo comporta costi e compensazioni che intendiamo discutere con le parti sociali, Per i confederali per� i disincentivi sono difficili da ingoiare. Soprattutto se all’orizzonte resta ancora aperta la �questione coefficienti� , che avr� comunque effetti dal 2012 in poi. Sta di fatto troppe persone hanno trattamenti troppo bassi. Circa un quarto dei pensionati – milioni di individui – percepisce meno di 500 euro al mese. Oltre al fatto che le pensioni si svalutano anno dopo anno. �nell’ultimo decennio – spiega Silvano Miniati (Uilp) – hanno perso un terzo del loro potere d’acquisto�. Per questo inserire i disincentivi all’ordine del giorno nella discussione sulla Finanziaria significa disseminare quel provvedimento di pericolose mine.

            Le pensioni non saranno certo l’unica incognita nel cammino verso la Finanziaria. Finora la politica ha mostrato forti crepe, come quello �sconto� di 5 miliardi �fatto senza che venisse spiegato e concertato�, osserva Morando. Ora sul tavolo ne sono rimasti 30, di cui 20 di risparmi di spesa e 10 di maggiori entrate.