Pensioni: Cgil, Cisl e Uil verso il documento unitario

18/03/2003

        martedì 18 marzo 2003

        Sarà chiesto un incontro urgente al governo
        Pensioni: Cgil, Cisl e Uil verso il documento unitario
        «No alla decontribuzione»

        Intanto le tre confederazioni bocciano la riforma fiscale: «Non è praticabile»

        MILANO No alla decontribuzione, sì alla riduzione del costo del lavoro agendo sul fronte della fiscalizzazione degli oneri sociali e degli oneri impropri. No al conferimento obbligatorio del tfr ai fondi pensione. E no alla parità ; tra fondi aperti e chiusi, con agevolazioni fiscali per quelli contrattuali. Sono queste le principali richieste che Cgil, Cisl e Uil si apprestano ad avanzare al governo, al quale chiederanno un incontro urgente per affrontare il nodo della delega previdenziale.

        Questa mattina i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, delegati alle pensioni, Morena Piccinini, Pierpaolo Baretta e Adriano Musi si vedranno per definire una bozza unitaria che poi dovrà passare al vaglio dei rispettivi segretari generali. E potrebbe essere l’incontro decisivo. Anche se restano da sciogliere alcune questioni, le linee sulla base delle quali costruire un documento unitario sono già state tracciate nel precedente incontro tra Piccinini, Baretta e Musi. Soprattutto sui « no» Cgil, Cisl e Uil sono in pieno accordo. Qualche differenza, invece, esisterebbe ancora sulle controproposte da avanzare al governo, non tali però, come detto, da vanificare lo sforzo unitario.

        Tra i nodi da sciogliere, per esempio, ci sarebbe quello del trasferimento del tfr maturando ai fondi pensione. Se sul «no» al trasferimento obbligatorio tutte e tre le confederazioni sono d’accordo, è ancora incerto se passerà la proposta della Cisl di ricorre al meccanismo del cosiddetto «silenzio-assenso», oppure se si farà ricorso ad una indicazione più generica. Ma anche questo sembra più che altro un dettaglio. Piena intesa, poi, nel respingere il principio della parità tra fondi chiusi e fondi aperti, con la richiesta di agevolare dal punto di vista fiscale quelli contrattuali.

        Sul fronte della riduzione del costo del lavoro, infine, duplice la proposta che Cgil, Cisl e Uil si appresterebbero ad avanzare in alternativa al taglio dei contributi previdenziali per i neo assunti: porre a carico dello Stato sia gli oneri sociali che gravano sul lavoro a bassa qualifica e sui lavoratori anziani, sia quelli cosiddetti impropri e di carattere assistenziale, attuando così quanto già era stato previsto nel Patto di Natale del ’ 98.

        Intanto un altro punto di intesa Cgil, Cisl e Uil l’hanno trovato sulla riforma fiscale. Sentite ieri dalla commissione Finanze della Camera. le tre confederazioni l’hanno definita «impraticabile». «È assurdo – dice Beniamino Lapadula, Cgil – che il governo, dopo un anno di crisi economica e con l’incertezza della guerra, faccia finta di niente». Secondo Pier Paolo Baretta,Cisl, la riforma non sarebbe praticabile «dal punto di vista della sostenibilità economica», mentre Adriano Musi, Uil, parla di «giudizio nettamente critico». Lapadula, in particolare, ha ribadito il «profondo disaccordo» già più volte espresso ed ha sottolineato che «gli sgravi sui redditi mediobassi sono stati già realizzati con l’ultima finanziaria, mentre d’ora in poi saranno avvantaggiati i redditi più alti». Secondo l’esponente della Cgil, le modifiche introdotte al Senato, « sono meri principi, privi di copertura. Si tratta di parole al vento».

        Per le famiglie, insomma. non ci sarà un euro. E non è una novità.