Pensioni, «caute aperture» di Cisl e Uil

17/12/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Secco «no» della Cgil al taglio del prelievo – Le altre confederazioni sono disponibili a discutere a patto che gli assegni restino invariati

    Pensioni, «caute aperture» di Cisl e Uil
    Due opzioni sul tavolo del premier: 4 punti di aliquota ai fondi o decontribuzione soft
    ROMA – Dalla Cgil arriva un nuovo «no» a qualsiasi ipotesi di decontribuzione. Cisl e Uil, invece, sembrano cautamente disponibili a discutere di una riduzione dei contributi, a patto che gli oneri siano a carico dello Stato e che le pensioni restino intatte a tempo indeterminato. Anche se tutti i sindacati sono d’accordo nel sostenere che sarebbe meglio alleggerire il costo del lavoro agendo sulla leva fiscale. E ribadiscono che su una decontribuzione legata ai neo-assunti «non c’è alcuno spazio di trattativa» chiedendo ancora una volta al Governo di «non cedere a Confindustria». Ieri il ministro Roberto Maroni ha lavorato alla nuova bozza di delega da presentare domani alla parti sociali. Oggi le carte saranno sul tavolo di Silvio Berlusconi. Che dovrà scegliere tra due alternative messe a punto da Welfare e Tesoro: destinazione obbligatoria di 4 punti di aliquota contributiva ai fondi pensione accompagnata, se possibile, da una decontribuzione minima dell’1% per le imprese; una riduzione progressiva dei contributi (1% l’anno) per giungere a regime a una taglio del 3-4% mantenendo invariati per un biennio gli assegni. Ormai certo appare invece il ricorso al "silenzio-assenso" per la destinazione del Tfr ai fondi. Domani mattina il Governo tirerà le somme e poi invierà il nuovo testo alle parti sociali. Non è escluso che martedì si apra un tavolo tecnico guidato da Maroni (che sembra aver rinunciato alla prevista trasferta in Giappone) o dal sottosegretario Alberto Brambilla per consentire a Confindustria e sindacati di esprimere il giudizio definitivo sulla delega. Che sarà varata il 20 o il 21 dicembre. «No» di Cofferati a qualsiasi decontribuzione. Ancora un «no» del leader della Cgil, Sergio Cofferati, alla decontribuzione: «La scelta porterebbe un danno alle persone interessate che avrebbero nel futuro una pensione molto bassa». Apertura «condizionata» di Cisl e Uil. Anche Cisl e Uil sono contrarie a una decontribuzione soft progressiva senza ridurre per un periodo limitato gli assegni. Ma appaiono disponibili ad affrontare l’argomento della riduzione dei contributi a due condizioni: che il costo sia a carico dello Stato e che le pensioni non vengano ridotte senza limiti di tempo. «Non abbiamo nessun problema a dire sì alla decontribuzione – ha detto il leader dell Uil, Luigi Angeletti – ma a patto che non vada a scapito delle prestazioni». Anche per Lia Ghisani (Cisl) le prestazioni non si toccano: «Siamo ben consapevoli che esiste un problema del costo del lavoro, ma – aggiunge – questo deve trovare una soluzione attraverso lo strumento fiscale». «No» secco di Cgil, Cisl e Uil all’ipotesi di lasciare alle imprese, nei casi di ristrutturazioni o crisi aziendali, la facoltà di decidere se il lavoratore in possesso dei requisiti di "anzianità" possa o meno continuare l’attività. La «doppia opzione» sui contributi. Sul tavolo di Berlusconi arrivano due opzioni per intervenire sui contributi: destinare il 4% delle aliquote dalla previdenza obbligatoria a quella integrativa aggiungendo, se possibile, una decontribuzione dell’1% per le imprese; una riduzione progressiva (1% l’anno), a cominciare dai neo-assunti, per arrivare a regime a un taglio del 3-4% lasciando invariati i trattamenti per almeno un biennio. L’Abi: la perdita del Tfr costa di più alle Pmi. Secondo uno studio dell’Abi lo smobilizzo di tutto il Tfr maturando avrebbe per le imprese e un costo media pari allo 0,49% della retribuzione lorda con una punte dello 0,62% per le piccole aziende. Gli «oneri di bilancio» sarebbero, sempre in media, di oltre 284 milioni di euro nel primo anno per arrivare a oltre 1,25 miliardi di euro all’ottavo anno. Studio di Bankitalia: il lavoro atipico favorisce la povertà. Secondo uno studio pubblicato nella collana "Temi di discussione" della Banca d’Italia, il lavoro atipico comporta redditi contenuti e, di conseguenza, aumenta il numero di coloro che vivono in condizioni economiche ristrette.
    Marco Rogari
    Domenica 16 Dicembre 2001
 
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