Pensioni, bonus fiscale per le imprese

16/01/2003

          giovedì 16 gennaio 2003

          WELFARE - Allo studio del Governo l’estensione degli incentivi per l’occupazione alle aziende che mantengono i lavoratori in attività
          Pensioni, bonus fiscale per le imprese
          Nelle modifiche alla delega lo sconto sui contributi per chi rinvia l’uscita – No all’assenso obbligatorio del datore

          ROMA. Un super-bonus fiscale da garantire alle imprese che manterranno in
          servizio i lavoratori intenzionati a proseguire l’attività dopo la soglia del pensionamento di anzianità. È questa una delle ipotesi alle quali sta lavorando il ministero del Welfare, d’intesa con quello dell’Economia, in vista della stesura definitiva dei nuovi correttivi alla delega-Maroni all’esame della Camera. Tre, in particolare, i meccanismi che verrebbero attivati: la sostanziale estensione del bonus-occupazione alle imprese interessate dai rinvii dei pensionamenti dei loro lavoratori; la maggiorazione della busta paga di chi resterà in attività facendo leva su un maxi-taglio contributivo; l’abolizione dell’assenso obbligatorio del datore del lavoro per la permanenza in servizio.
          Questo dispositivo è ancora un’ipotesi di intervento. Il Welfare prenderà la decisione definitiva soltanto la prossima settimana. E a quel punto il ministro Roberto Maroni formulerà la proposta di emendamento alla delega agli esponenti della maggioranza e alle parti sociali nel corso del suo tour di consultazioni che si concluderà a fine mese. Ieri Maroni, tra l’altro, ha praticamente bocciato la proposta formulata da Giuseppe Vitaletti, consigliere
          del ministro dell’Economia, di destinare ai fondi pensione solo un terzo del Tfr lasciando il resto in azienda ma imponendo alle imprese un maggiore "carico" fiscale sulle liquidazioni. «Non corrisponde al progetto del Governo l’uso parziale del Tfr per finanziare i fondi pensione, con un aumento dei contributi fiscali per le imprese», ha precisato il ministro del Welfare aggiungendo che «quelle esposte dal professor Vitaletti non sono opinioni dell’Esecutivo». Proprio ieri, del resto, la commissione Lavoro della Camera, ha dato il via libera, in sede referente, alle misure della delega che prevedono il conferimento obbligatorio del Tfr "maturando" ai fondi pensione. Anche se, sempre ieri, il viceministro all’Economia, Mario Baldassarri, ha detto che «il Tfr è dei lavoratori e loro scelgono come vogliono». Disco verde della Commissione anche per la decontribuzione di 3-5 punti sui neo-assunti
          con il meccanismo di gradualità previsto da un emendamento già presentato dal Governo (rinvio della "copertura" di anno in anno alla Finanziaria).
          Il sottosegretario Alberto Brambilla ha annunciato che la Commissione dovrebbe concludere martedì prossimo l’esame della delega.
          Che, poi, dovrebbe approdare in Aula a Montecitorio il 28 gennaio.
          Il bonus fiscale per le imprese. L’ipotesi allo studio prevede sostanzialmente l’applicazione del bonus-occupazione anche alle imprese che menterranno in attività i lavoratori in possesso dei requisiti per il pensionamento di anzianità. L’incentivo fiscale per le nuove assunzioni è
          di circa 400 À per le aziende del Nord e di 600 À per quelle del Sud.
          Non è escluso che se la proposta dovesse diventare operativa il bonus fiscale
          per i rinvii si fermi a quota 400-500 euro.
          Il maxi-incentivo per i lavoratori. È certo il maxi-incentivo contributivo per i lavoratori che rinvieranno il pensionamento. Due le ipotesi allo studio: un
          taglio del 33% dell’aliquota contributiva da convogliare interamente nelle buste
          paga; una riduzione di dieci punti dei contributi di cui beneficerebbe per circa
          l’8,5% il lavoratore (per il quale sarebbe anche previsto un bonus fiscale) e per
          l’1,5% il datore. Il Governo potrebbe portare entrambe le proposte al tavolo
          della trattativa.
          Il «no» alla novazione. I correttivi alla delega che proporrà il Governo prevederanno che la permanenza in attività dei lavoratori con i requisiti di "anzianità" non sia più vincolata all’assenso del "datore" fino al raggiungimento della vecchiaia.
          I costi. Secondo alcuni esperti previdenziali, il costo del maxi-incentivo contributivo oscilla tra i 150 milioni À (con 25mila rinvii della pensione) e i 300
          milioni (50mila rinvii) l’anno. L’onere per il bonus fiscale per le imprese non
          supererebbe invece i 50 milioni. In tutto, nell’ipotesi più costosa, circa 350 milioni. Ma, sempre secondo gli esperti, la minor spesa per i mancati pensionamenti sarebbe almeno doppia con un risparmio effettivo di 350-400 milioni.
          Il nodo-disincentivi. Il Governo non dovrebbe presentare proposte sull’eventuale ricorso a disincentivi o al contributivo per tutti i lavoratori: l’Esecutivo lascerà la decisione al Parlamento. Ieri il presidente della Commissione Lavoro, Domenico Benedetti Valentini (An), ha però
          detto di avere la sensazione che sull’introduzione dei disincentivi «i no prevalgano sui sì».

MARCO ROGARI