Pensioni, «basta prese in giro»

06/10/2003



  Sindacale




06.10.2003
Pensioni, «basta prese in giro»

I sindacati replicano uniti a Maroni: è il governo che non ha voluto il confronto
di 
Felicia Masocco


 Il governo non perde tempo, è già iniziata la manovra per creare una breccia nella unità che i sindacati hanno ritrovato contro la riforma delle pensioni. Il giorno dopo la manifestazione romana conclusa con una stretta di mano tra i leader di Cgil, Cisl e Uil e con l’impegno a continuare insieme finché il governo non cambierà idea, Udc e An rilanciano su una possibile «gradualità» della riforma. Lo scopo è quello di blandire Cisl e Uil e possibilmente riportarle al tavolo delle trattative nel più classico degli schemi divide et impera. Ma nell’immediato la proposta di un emendamento per una riforma graduale lanciata da Luca Volonté (Udc) e Gianni Alemanno (An) trova la strada sbarrata da Roberto Maroni. Il ministro leghista si dice «sorpreso» dall’iniziativa che giudica «singolare» e ricorda come gli alleati non più di tre giorni fa abbiano tutti votato il provvedimento che ora si vorrebbe emendare.

Come già avvenne per l’articolo 18, dalla destra viene riproposto il gioco dei falchi e delle colombe, anche in quell’occasione fu tutto un distinguo tra posizioni più o meno soft che tuttavia scomparvero al momento del voto, unanime, che rese più facili i licenziamenti. Ora ci riprovano, non solo Udc e An, ma lo stesso ministro Maroni continua a parlare di dialogo con i sindacati «purché senza ultimatum», mentre al suo sottosegretario Maurizio Sacconi va dato il merito di essere il meno ipocrita visto che si rivolge direttamente a Cisl e Uil perché concluso il «rituale» dello sciopero tornino a trattare.

I sindacati rispondono duramente, lo fa Morena Piccinini per la confederazione di Corso d’Italia «è una presa in giro», afferma, riferendosi alla farsa dell’offerta di dialogo. Ma lo fanno anche Uil e Cisl. Il coro delle sirene si leva per Savino Pezzotta, innanzitutto, il quale però mostra di non farsi incantare: una riforma più graduale per rendere meno traumatico il passaggio dai 35 ai 40 anni di contribuzione per andare in pensione «non ci interessa – afferma il segretario della Cisl – perché non cambia la sostanza degli interventi». «Piuttosto – prosegue – se da esponenti del governo e della maggioranza continuano ad arrivare proposte di modifica di una riforma approvata appena tre giorni fa, allora questo vuol dire che loro stessi non sono convinti di avere fatto la cosa giusta. E ciò da ragione al sindacato». Udc e An sono servite.
Lo scontro è anche con Maroni: «Sono disponibile al dialogo – ha detto il ministro – ma senza ultimatum, altrimenti non c’è nulla da discutere». Piuttosto, ha aggiunto Maroni, «non ho viso ancora proposte alternative» avanzate dai Cgil, Cisl e Uil. «Se c’è qualcuno che ha proceduto per ultimatum – ha replicato Pezzotta – questo è stato proprio il governo, che ha negato il confronto al sindacato e ha deciso tutto da solo». Poi rivolto al ministro: «Noi di proposte alternative ne abbiamo fatte tante, Maroni lo sa. Ci hanno risposto con una riforma che creerà solo danni».
Le dichiarazioni continuano, il segretario della Cisl se la prende anche con chi ha contato 15mila manifestanti sabato a Roma: «la prossima volta gli regaleremo un pallottoliere». E con Cgil e Uil conferma lo sciopero per il 24 ottobre che sarà solo «la prima tappa». «Il governo sulle pensioni ha già deciso – afferma Morena Piccinini – e gli inviti al dialogo di Maroni sono solo l’ennesima presa in giro». In sintonia il numero due della Uil, Adriano Musi: «O c’è la volontà di cambiare la riforma delle pensioni, sostituendola, oppure il dialogo di cui parlano è solo una messa in scena», quanto alla gradualità per Musi «la prevede gia la Dini». Il braccio di ferro è solo iniziato, le confederazioni sindacali mostrano di essere compatte, non si tratta se non bocce ferme, la proposta che abolisce le pensioni di anzianità e smantella l’impianto della Dini che mostra di funzionare va ritirata altrimenti non sarà possibile alcun confronto.
Intanto si aspetta di vedere come reagirà Piazza Affari: già venerdì la Borsa ha mostrato entusiasmo per le modifiche al sistema pensionistico con tutto il settore bancassurance che ha chiuso al rialzo. Del resto, a su tempo, l’associazione delle banche (l’Abi) fece non poche pressioni perché prendesse il via la delega che introduce il trasferimento obbligatorio del Tfr (le liquidazioni) ai fondi pensione. Si tratta di un fiume di denaro che di botto verrà immesso sui mercati finanziari: ecco così Generali con un rialzo del 3,41%; Alleanza è cresciuto dell’ 1,68% e Ras ha terminato in rialzo del 2,15%. E sono pronti ad approfittare del nuovo che avanza anche i titoli del risparmio gestito: Mediolanum (+3,94%), Fideuram (+3,39%), Fineco (+3,48%). E lo sblocco del Tfr potrebbe portare a nuove alleanze nel settore: Unipol Banca, ad esempio, ha già dato allo studio ipotesi di partnership come quella con Pop Lodi che ha il 2,037% della compagnia. Le grandi manovre sono appena iniziate.