Pensioni: Basta con le favole (L.Cavallaro)

21/07/2003





 
   

sabato 19 Luglio 2003





 


              PENSIONI
              Basta con le favole


              LUIGI CAVALLARO


              Ernesto Galli della Loggia sul
              Corriere della Sera ha sollecitato un dibattito che imponga finalmente la riforma di cui ha bisogno il nostro sistema pensionistico: l’abolizione delle pensioni d’anzianità. E chiama i sindacati a rispondere del delitto d’aver confuso sotto la categoria «pensionati» anche quei privilegiati che a 52-54 anni si ritirano dal lavoro per godersi il trattamento di quiescenza, sui quali graverebbe la responsabilità dell’imminente crack della previdenza pubblica. Galli della Loggia ha ragione quando afferma che scopo del sistema previdenziale è quello di garantire un reddito a chi non è più in grado di lavorare. E ha parimenti ragione a invocare coerenza da parte dei sindacati: non si può affermare che la transizione demografica in atto comporta la necessità di ridurre l’ammontare delle pensioni pubbliche e al tempo stesso scaricare sulle generazioni a venire il grosso degli oneri consequenziali, come si è fatto con la riforma Dini. Anzi, se fosse vera la favola che la diminuzione delle nascite e l’aumento della vita media compromettono la nostra capacità di mantenere i futuri pensionati, i sindacati potrebbero essere tacciati di miopia corporativa per aver patrocinato la più iniqua delle riforme.

              Ma la favola non è vera e per capirlo bastano i due conti che ha fatto qualche giorno fa Luciano Gallino su Repubblica: ipotizzando un aumento della produttività del lavoro pro capite del 2% all’anno da qui al 2050, le generazioni future avranno più che colmato il divario numerico rispetto agli anziani, ristabilendo la proporzione fra vecchi e giovani che c’è oggi. Se a ciò si aggiunge che la nostra economia soffre di un cronico deficit di domanda interna per la contrazione della spesa pubblica e il peggioramento della distribuzione del reddito, e continuerà a soffrirne grazie al Patto di stabilità, ce n’è abbastanza per concludere che il rischio che vengano a mancare le risorse per garantire un reddito a chi non è più in grado di lavorare potrebbe materializzarsi solo qualora si procedesse nella direzione auspicata da Galli della Loggia, cioè a tagliare ulteriormente le pensioni: quando la domanda ristagna, chiamare la collettività a risparmiare di più è una di quelle cure che risolvono il problema uccidendo il paziente. Ma la vera responsabilità dei sindacati (tutti) è quella di aver creduto alla balla colossale dello «shock demografico», rendendosi compartecipi di una riforma il cui effetto principale sarà quello di creare milioni di pensionati poveri. Sottolineo «compartecipi»: gli ispiratori sono ora all’opposizione e se fossero al governo starebbero con Galli della Loggia.