Pensioni basse verso l´intesa

04/07/2007
    mercoledì 4 luglio 2007

    Pagina 2 – Economia

      LA TRATTATIVA

        Vertice tra Prodi, Letta, Damiano e Padoa-Schioppa. Resta lo scontro sullo scalone

        Pensioni basse verso l´intesa
        beneficiati tra 2,6 e 3 milioni

          I sindacati vogliono circoscrivere l´incremento agli ex lavoratori dipendenti

            ROMA – Primi scogli anche per la trattativa sull´aumento delle pensioni basse. L´incontro di ieri al ministero del Lavoro si è concluso con un nulla di fatto. Si riprende oggi con l´obiettivo di chiudere. Gli incrementi riguarderanno dai 2,6 ai 3,1 milioni di pensionati. Poi si passerà allo scalone sul quale la tensione politica resta ancora alta, con una frontale contrapposizione tra la sinistra massimalista e l´area riformista. Ieri sera il premier Romano Prodi ha fatto il punto a Palazzo Chigi in una riunione con il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta e con i ministri Tommaso Padoa-Schioppa (Economia) e Cesare Damiano (Lavoro). I tempi sembrano destinati ad allungarsi. Padoa-Schioppa ha bocciato la possibile mediazione di Damiano (58 anni dal 2008, poi un triennio sperimentale per incentivare la permanenza al lavoro e successiva verifica) che viene incontro alla richieste dei sindacati ma non trova il via libera di Rifondazione comunista né quello dei riformisti. Ed è chiaro che il pressing di Bruxelles insieme agli avvertimenti del Fondo monetario internazionale giocano a favore della linea rigorista.

            Sulle pensioni basse si tenterà la stretta. Di certe ci sono solo le risorse stanziate con il decreto approvato dal governo la scorsa settimana: 900 milioni di euro per l´anticipo ad ottobre dell´aumento promesso. A regime servirà un miliardo e mezzo. Il nodo da sciogliere riguarda la platea dei beneficiari: la forbice va da 2,6 milioni di pensionati a 3,1 milioni. Cgil, Cisl e Uil puntano a circoscrivere l´incremento a coloro che hanno assegni bassi sulla base dei contributi versati per favorire soprattutto i lavoratori dipendenti. Il governo intende inserire tra i criteri anche il livello di reddito così da non escludere i lavoratori autonomi. In ogni caso l´eventuale intesa sarà accantonata in vista dell´accordo su tutta la riforma.

            Nella maggioranza sono usciti allo scoperto i riformisti, con in testa il ministro radicale, Emma Bonino (Politiche comunitarie), l´ex ministro Lamberto Dini (autore della riforma del ‘95) e la Margherita. «Bisogna andare al di là degli scaloni e degli scalini – ha detto Bonino – per tutelare le esigenze di tutti e guardare alla previdenza nel suo complesso senza escludere i giovani e prevedendo gli ammortizzatori sociali».

            Dini ha annunciato che non voterà un´eventuale riforma definita sulla base della proposta del ministro del Lavoro Damiano: «È inaccettabile – ha detto – perché parte da una posizione di ribasso che non conduce a nulla di buono». L´ex premier ha quindi auspicato uno «scatto d´orgoglio» da parte del presidente Romano Prodi «per non seguire le imposizioni di una componente che rappresenta meno del 20 per cento dei consensi». Durissimo anche il giudizio del senatore Dl Tiziano Treu: «Sono preoccupato perché vedo avanzare proposte che non sono molto rassicuranti: c´è qualcuno che pensa che basta fare uno "scalinetto" con degli incentivi e ciò non va bene».

            (r.ma.)