“Pensioni” Baretta: «occorre promuovere, non penalizzare»

25/10/2006
    mercoled� 25 ottobre 20o6

    Pagina 3 – Primo Piano

    IL SEGRETARIO AGGIUNTO CISL �VA RESA DA SUBITO PI� CONVENIENTE LA PERMANENZA AL LAVORO�

      Baretta: per rendere le uscite flessibili
      occorre promuovere, non penalizzare

        intervista
        GIORGIA FATTINNANZI

          ROMA

          Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl, come vede il confronto sulla previdenza? Siete disponibili a trattare per alzare l’et� di pensionamento?

            �Il negoziato � un’occasione da non sprecare. Sul discorso dell’et� pensionabile, sappiamo che si va a lavorare molto pi� tardi, cominciando con contratti flessibili. Sappiamo anche che per fortuna si vive pi� a lungo, e dunque a differenza di una volta si pu� discutere in maniera meno preoccupata di un aumento flessibile dell’et� pensionabile. Quindi, le ragioni che consentono di discuterne non sono legate esclusivamente a problemi di carattere finanziario. L’aumento del numero di anziani rende necessario affrontare il tema di una societ� attiva e di superare la separazione di un tempo tra le tre stagioni dello studio, del lavoro, e del riposo�.

            Come rispondete all’ipotesi di creare un sistema di incentivi e disincentivi per convincere i lavoratori a rinviare la pensione?

              �La questione di fondo non � penalizzare, ma promuovere. Se adotteremo il sentiero della flessibilit� in uscita e il criterio della libert� di scelta, di fatto centreremo l’obiettivo di un innalzamento dell’et� pensionabile. Quindi, partiamo dagli incentivi, e costruiamo un sistema che renda pi� conveniente la permanenza al lavoro. Cos� i disincentivi diventano superflui. Ci sono molte idee per rendere l’uscita flessibile in maniera non coercitiva: ad esempio, con il part-time in uscita, consentendo al lavoratore che sta andando in pensione di poter alleggerire il suo impegno lavorativo, magari aiutando un giovane neoassunto. Capisco che chi sostiene l’idea di innalzare obbligatoriamente l’et� proponga dei disincentivi, per� cos� ammette che si possa andare via prima. Se, invece, si sceglie il percorso di lasciare al lavoratore la libert� di decidere il momento in cui se ne va sulla base di quanto prende, il problema dei disincentivi � superato�.

              Quindi se il governo a gennaio vi proporr� di adottare i disincentivi risponderete di no?

                �Attenzione: bisogna distinguere tra i lavoratori la cui pensione � calcolata con il sistema contributivo e quelli per cui vige il sistema retributivo. Una distinzione che c’� nel memorandum d’intesa che abbiamo firmato col governo. Il contributivo, che � il sistema che varr� per tutti in futuro, non ha bisogno n� di incentivi n� di disincentivi: � come un conto corrente, tanto versi tanto prendi, chiaramente con gli interessi. Teoricamente, quindi, anche stabilire un’et� precisa non � obbligatorio. Diverso � il caso del retributivo, e del periodo di transizione da un sistema all’altro. L’aumento dell’et� pu� essere una risposta, in questo caso. Certo, non possiamo chiedere alla gente di lavorare di pi� per prendere di meno, non � socialmente sostenibile. Gli esperti, il governo e i politici devono scegliere tra le due cose. A mio giudizio, � meglio mettere la gente in condizione di restare di pi� al lavoro senza ridurre la pensione, visto che gi� oggi questa tende al 50% dell’ultimo stipendio. E nel caso degli atipici la percentuale � ancora pi� bassa. Passando dalla discussione raffinata e teorica a quella pratica, non sfugge a nessuno che il 50% di uno stipendio basso � una pensione insostenibile�.