“Pensioni” Banche e sindacati: è ora di staccare il Tfr dalle aziende

28/11/2006
    marted� 28 novembre 2006

    Pagina 12 – Economia & Lavoro

    Banche e sindacati sono d’accordo:
    � ora di staccare il Tfr dalle aziende

      Confronto tra Epifani, Profumo e Arpe. La riforma delle liquidazioni a partire dal 2007 � un passo avanti, ma l’interrogativo � su come utilizzare il �tesoro� dei lavoratori

        Roma
        Non accade tutti i giorni che un sindacalista e due banchieri, riuniti attorno a un tavolo a Roma, esprimano posizioni comuni. Ma quando l’argomento � il Tfr le posizioni tendono a convergere. Almeno verso un comune minimo denominatore: il Trattamento di fine rapporto deve avere una diversa allocazione rispetto a quella attuale. O per dirla con le parole di Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil – ieri a Roma accanto a Matteo Arpe (Capitalia) e Alessandro Profumo (Unicredit) nel corso della tavola rotonda organizzata da Assogestioni dal titolo “C’� un futuro per la previdenza complementare in Italia?” -: �� importante staccare il Tfr dalle aziende�.

        Se la premessa � comune, il Tfr alimenti i fondi pensione, lo sviluppo del ragionamento porta, per�, a conclusioni differenti. Come sul �vincolo di portafoglio�. Se per Epifani, infatti, si potrebbero utilizzare le risorse dei fondi per finanziare la formazione e l’innovazione, per Profumo questo non deve accadere. �Se devo finanziare le infrastrutture – ha detto l’amministratore delegato di Unicredit) mi aumentino le tasse, altrimenti introduciamo nei fondi pensione finalit� che non sono proprie: l’obiettivo dei fondi pensione � massimizzare i rendimenti. Quello che dobbiamo chiederci – ha aggiunto Profumo – � come rendere interessante per i fondi pensione investire in Italia�.

        Ma questo, comunque, � un argomento che pu� essere discusso in un secondo momento. Ora, �per quanti problemi possa avere l’attuale normativa�, ha detto ancora Epifani, �penso sia molto importante far decollare la previdenza complementare: lo dicono i numeri. Dopo 13 anni abbiamo un milione di persone che aderiscono ai fondi pensione contrattuali, ed un po’ meno a quelli aperti. � importante che questi numeri crescano. In 13 anni la normativa � cambiata sei volte in modo significativo – ha aggiunto il segretario -, il che vuol dire che � cambiata ogni due anni: serve stabilit� da questo punto di vista�.

        �Per fortuna che partono i fondi pensione� ha sentenziato Profumo. �L’Inps non ci garantisce lo stesso tenore di vita, quindi servono forme alternative�. �Lo sviluppo dei fondi pensione ha un ritorno, dei vantaggi per tutto il sistema economico� ha detto l’amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe. �Negli Usa un quinto del capitale di Borsa � in mano ai fondi pensione, in Italia solo il 2%�, ha aggiunto. Arpe ha poi esposto un’ipotesi di studio per aumentare la massa gestita in tempi brevi. �L’ipotesi si incentra – ha spiegato – su un’operazione di cartolarizzazione il cui schema prevede il trasferimento del Tfr maturato in un fondo pensione, per cui i lavoratori ricevono quote del fondo in sostituzione del credito maturato nei confronti delle imprese�.