Pensioni: avanti per le «minime», si litiga sulle donne

10/07/2007
    martedì 10 luglio 2007

    Pagina 3 – Economia

    Avanti per le «minime», si litiga sulle donne

      Pressing dei sindacati su Prodi: subito la proposta, i partiti restino fuori dal negoziato

        di Felicia Masocco / Roma

        MOVIMENTI – Passi avanti verso l’aumento delle pensioni minime, mentre l’Unione si divide sull’ipotesi di innalzare l’età per l’uscita dal lavoro delle donne. È il bilancio di una giornata segnata da incontri a ripetizione tra il ministro Cesare Damiano, sindacati e rappresentanti degli artigiani nel tentativo di chiudere almeno un capitolo della difficile partita previdenziale, quello appunto, delle pensioni basse. Se ne riparla oggi. In attesa che al suo rientro da Israele Romano Prodi metta la parola fine alla querelle sullo scalone con una proposta condivisa da tutta la maggioranza.

        Ieri è stato definito il macro-gruppo dei beneficiari degli aumenti, il ministro del Lavoro ha confermato che saranno circa 3 milioni, in prevalenza uomini e donne che prendono pensioni dai contributi versati, ma ci sarà anche chi percepisce assegni sociali. Su questa platea verranno suddivisi 1 miliardo e 200 milioni di euro, gli altri 100 milioni dello stanziamento iniziale andranno infatti a incrementare le pensioni alte, equivalenti a cinque volte la minima. Restano però da definire i criteri della ripartizione. Per il ministero la soluzione più equa è tener conto del reddito dei coniugi, mentre i sindacati spingono perché faccia fede il reddito individuale perché – sostengono – precedenti esperienze hanno dimostrato che con il reddito familiare vengono tenuti fuori pensionati che avrebbero bisogno di veder rimpinguato l’assegno, tra questi moltissime le donne.

        A proposito di donne, divide l’Unione la proposta del leader della Margherita, Francesco Rutelli (ma anche di Lamberto Dini e di Emma Bonino) di spostare oltre gli attuali 60 anni l’età per la loro pensione di vecchiaia. Perché anche per loro (anzi, soprattutto per loro) le aspettative di vita sono aumentate e poi, molto prosaicamente, si troverebbero per questa via le risorse per il superamento dello scalone. È contraria la ministro diessina Barbara Pollastrini, se la parificazione con gli uomini (che vanno a 65 anni) venisse realizzata «immediatamente» sarebbe «non realistica e, in queste condizioni, anche ingiusta», dice. Un’apertura viene invece da Vittoria Franco responsabile delle donne dello stesso partito, «non è un tabù – sostiene – ma va fatto bene, con precise garanzie di flessibilità e gradualità». La ministro Rosy Bindi è disponibile a parlarne solo in un contesto più ampio, mentre per la deputata della Margherita Maura Leddi è un bene che si sia aperto il dibattito, il tema va affrontato «senza ideologie». Sono contrarie la presidente dell’Udeur, Federica Rossi Gasparrini e Titti Di Salvo, capogruppo alla Camera di Sinistra democratica. Quanto a Rifondazione comunista, per Roberta Fantozzi della segreteria nazionale, non se ne parla proprio. Insomma, un altro nodo si stringe nella matassa previdenziale già intricata. Ieri Epifani, Bonanni e Angeletti sono tornati a chiedere di presentare «in fretta» una proposta condivisa da tutta la maggioranza, altrimenti c’è il rischio di una crisi di governo fanno notare. Ma se Prodi dovesse presentare anche misure sull’età per la pensione delle donne non solo i sindacati non l’accetterebbero, ma una nuova crepa si aprirebbe nella coalizione al governo dopo quella ancora non saldata su cosa fare dello scalone.

        Movimenti si registrano a sinistra ieri il segretario di Prc, Franco Giordano, ha incontrato separatamente i leader di Cgil, Cisl e Uil per sondare le posizioni e capire se un eventuale punto di caduta possa essere condiviso e appoggiato anche da Rifondazione. Mentre è dei comunisti italiani l’iniziativa di un «vertice urgente» tra i partiti della sinistra per mettere a punto una linea comune.