«Pensioni, avanti anche senza intesa»

12/11/2001

La Stampa web







ECONOMIA
Sabato 10 Novembre 2001
IL MINISTRO CONFERMA L’UTILIZZO DELLA DELEGA PER LA RIFORMA.
COFFERATI: A QUESTE CONDIZIONI SARÀ LA MOBILITAZIONE
«Pensioni, avanti anche senza intesa»
Roberto Giovannini
ROMA Per Roberto Maroni, in tre giorni si può trovare una intesa con i sindacati sulla riforma delle pensioni. Il ministro del Welfare, in una conferenza stampa convocata per illustrare i contenuti dell’emendamento sull’aumento delle pensioni «povere», contesta la legittimità della richiesta sindacale di un «chiarimento politico» con Silvio Berlusconi, e chiede ai leader sindacali la loro disponibilità a discutere nel merito, sfruttando da lunedì a giovedì prossimo il tempo a disposizione per verificare se l’accordo è davvero possibile. Giovedì, comunque vadano le cose, il governo ricorrerà alla delega legislativa per la riforma previdenziale, oltre che per il mercato del lavoro e il fisco: la decisione è stata presa, e su questa l’Esecutivo non intende più ritornare. Se ci sarà accordo – sulla base di un documento scritto, che verrà sottoposto alle parti sociali lunedì nel corso di un incontro al ministero – tutto bene; altrimenti, lascia intendere Maroni, la disponibilità a rendere le deleghe su pensioni e lavoro più «blande» e digeribili per Cgil-Cisl-Uil potrebbe essere ritirata. E la riforma resa più dura e stringente, come chiede Confindustria. Innanzitutto, il milione al mese. La platea dei beneficiari in «Zona Cesarini» si è ampliata: merito dell’Inps, che ha fatto sapere al governo che non era necessaria alcuna copertura finanziaria aggiuntiva per sostenere la sanatoria per i pensionati che hanno percepito somme indebitamente. L’Istituto, in sostanza, non aveva previsto a bilancio (saggiamente prevedendo che ci sarebbe stato un condono) il recupero degli indebiti derivanti dai controlli sui redditi, e dunque non ha bisogno di risorse per far fronte al buco. In altre parole, i 4.200 miliardi disponibili possono essere utilizzati tutti per gli aumenti. Al milione al mese – netto, specifica Maroni, anticipando un riassetto delle detrazioni fiscali – ci arriveranno tutti i titolari di pensioni di invalidità civile al 100% con 60 anni di età, e tutti i pensionati sociali e integrati al minimo con più di 70 anni. La condizione per avere diritto all’aumento è godere di un reddito inferiore ai 13 milioni annui, o di 21,5 in presenza del coniuge. Nel reddito non verrà considerata la prima casa di abitazione; questo significa che anche gli ultra75enni che finora per questa ragione non godevano dell’aumento della maggiorazione sociale riceveranno sia gli aumenti stabiliti dalla Finanziaria Amato che da quella Berlusconi. Per «premiare» i pensionati poveri che hanno versato contributi rispetto a quelli «sociali», l’emendamento che verrà presentato al Senato stabilirà che per ogni cinque anni di anzianità contributiva l’interessato potrà «scalare» un anno la soglia di età: in pratica, il milione al mese per tredici mesi sarà dato anche a un pensionato al minimo di 65 anni che abbia in passato versato contributi per 25 anni. Quanto alla sanatoria degli indebiti Inps, come anticipato riguarderà 455.000 pensionati (il 64% del totale) che hanno un reddito inferiore ai 16 milioni annui. Gli altri dovranno pagare il 75% di quanto indebitamente percepito, sia pure in 24 mesi. Quanto alla riforma delle pensioni, Maroni ritiene «non opportuno» l’incontro richiesto dai sindacati a Berlusconi. «Non c’è nessuna necessità – spiega – la delega è uno strumento utile e legittimo, per me la questione è chiusa. Deciderà il governo giovedì nel corso del prossimo Consiglio dei Ministri. Con i sindacati invece il confronto può essere solo sul merito e sui contenuti dell’intervento». E sui contenuti, il ministro annuncia un vero e proprio «tour de force» negoziale: lunedì presenterà un documento in cui svilupperà i punti già illustrati a voce nell’incontro di giovedì. Dal documento sparirà l’indicazione dei disincentivi per chi rifiutasse di optare per un prolungamento dell’attività lavorativa oltre l’età pensionabile: «gli obiettivi di limitare le uscite saranno raggiunti senza penalizzare nessuno». Un ramoscello d’olivo teso al sindacato; così come dovrebbe essere gradito il «no» del ministro al progetto di inserire il Tfr in busta paga elaborato al Tesoro. Certo è che sull’altro piatto della bilancia c’è anche un possibile irrigidimento del governo: ad esempio, con interventi sulle aliquote dei nuovi assunti che «è un tema sul tappeto». La palla passa al sindacato. Maroni definisce «pura demagogia» la minaccia di ieri di Sergio Cofferati di uno sciopero generale se la delega sulle pensioni vedesse la luce, e definisce «ragionevole» la posizione di Savino Pezzotta, che prima vuole capire il merito della proposta del governo. Ma anche la Uil di Luigi Angeletti sembra scettica su un’intesa in soli tre giorni su una materia così impegnativa. I sindacati, apparentemente uniti e determinati, insistono nel chiedere un chiarimento a Silvio Berlusconi.


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