“Pensioni” aumento del 3% per ogni anno di rinvio

20/06/2007
    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

    Retroscena
    Tutte le ipotesi a cui stanno lavorando i tecnici de ministero

      Un aumento del 3%
      per ogni anno di rinvio

        Teresa Pittelli

        ROMA
        Mix di scalini e quote per attenuare lo scalone Maroni, incentivi proporzionati agli anni di posticipo per chi rinvia il pensionamento, misure di contrasto alla precarietà. Queste alcune delle ipotesi che stanno prendendo corpo in vista dell’incontro di domani tra governo e sindacati. Il governo starebbe ragionando su un’ipotesi che premia la volontà di attenuare lo scalone rispetto alla preoccupazione del Tesoro sulla tenuta dei conti. Una delle ipotesi allo studio prevede l’utilizzo delle cosiddette quote, secondo le quali si può combinare liberamente età anagrafica e anzianità contributiva a patto di dare una certa somma, come ad esempio 95 (60 anni di età e 35 di contributi). Un meccanismo volontario ma allo stesso tempo tassativo, in quanto la somma è prefissata, in alternativa al quale il lavoratore incorrerebbe negli scalini. In questo caso l’idea che si rafforza è di portare l’età pensionabile a 58 o 59 anni già nel 2008, per farla aumentare progressivamente in seguito attraverso il meccanismo delle «quote». Per premiare chi rimanda il pensionamento i tecnici stanno mettendo a punto incentivi proporzionati per ogni anno di posticipo, magari da circoscrivere a chi ha già 39 o 40 anni di servizio. Una delle idee esaminate è l’aumento del 3% della pensione per ogni anno di rinvio.

        Oltre all’abbassamento dell’età di pensionamento, il governo offre il congelamento della revisione dei coefficienti. Già nota era l’offerta di 2,5 miliardi ripartiti tra l’aumento delle pensioni più povere (si parla di un aumento di 2 euro circa per ogni anno di contribuzione previdenziale), gli ammortizzatori sociali (sussidio di disoccupazione aumentato al 60% della retribuzione), le misure per i giovani come il riscatto più facile e meno caro della laurea e la contribuzione figurativa nei periodi di disoccupazione, e le misure per la produttività come la detassazione degli straordinari. Infine, si ipotizzano un tetto di tre anni ai rinnovi dei contratti a termine, e l’abolizione di alcuni contratti della legge Biagi.

        Sull’altro piatto della bilancia, il governo è ancora a caccia di risorse: a parte l’aumento dei contributi per i lavoratori parasubordinati, per portarli progressivamente al 27% dal 23%, si punta a tagliare i fondi privilegiati dell’Inps, cioè quelle gestioni, come il fondo dirigenti, in forte disavanzo perché erogano trattamenti calcolati in maniera più generosa. Possibili interventi anche sulle pensioni del settore agricolo. Ancora, al posto della progettata «super Inps», ora si parla di una sorta di holding degli enti previdenziali, struttura leggera che permetta risparmi grazie a sinergie . Ma i conti quadrerebbero soltanto attingendo a un ipotetico extragettito fiscale aggiuntivo.