Pensioni, apertura della Lega

14/07/2003

 
domenica 13 luglio 2003 
Pagina 4 – Interni
 
 
Maroni disposto a superare la delega ma senza interventi urgenti.
Buttiglione: se non vedo il Dpef prima, mercoledì non lo voto
Pensioni, apertura della Lega
Sulla verifica An e Udc in guardia: ora attendiamo i fatti
          Pezzotta critico: "Non ho visto neanche un foglietto". Cgil: pronti a scioperare in estate
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – La Lega Nord ci ripensa e ora "apre" a un possibile nuovo intervento sulle pensioni, che vada oltre la delega previdenziale in discussione al Senato. Qualcosa che, tuttavia, «lasci il tempo alla platea di pensionabili di abituarsi al cambiamento», dice il ministro del Welfare, Roberto Maroni. Il via libera gli è venuto dal leader del Carroccio, Umberto Bossi, che dopo l´incontro di chiarimento con il premier Silvio Berlusconi ha confidato: «Adesso si va avanti con la delega, ma prima o poi un segnale al mercato dovremo darlo».
          L´incontro tra Bossi e Berlusconi per il superamento dell´impasse di governo non ha tuttavia risolto i problemi nella maggioranza. Terreno di scontro ora è il Dpef, che sarà portato mercoledì in Consiglio dei ministri dal titolare dell´Economia, Tremonti. Se la Lega sembra avere ritrovato le ragioni della sua permanenza all´interno della coalizione, i centristi dell´Udc non nascondono un certo nervosismo: «Vi pare che sia possibile trovare un compromesso sulle pensioni in un giorno, quando ancora non si sa se è vero o no che la Lega è disposta a ragionare?», esclama il ministro Rocco Buttiglione. Il quale avverte: «Se non avrò il testo del Dpef entro lunedì (domani per chi legge-ndr) per poterlo valutare un minimo, non lo voterò». Più fiducioso il portavoce di An, Mario Landolfi: «Si è fatto un passo in avanti nei rapporti all´interno della maggioranza». Neppure le tensioni tra An e Lega sono superate. Il vicepremier Gianfranco Fini, ma anche il responsabile dell´Udc, Marco Follini, non si fidano di Bossi: «Vogliamo vedere i fatti», hanno detto entrambi a Berlusconi, che nel pomeriggio di ieri ha convocato i due per riferire della "pace"» con Bossi. Per "fatti" Fini e Follini intendono anche le risoluzioni che usciranno dalla segreteria della Lega di domani e il comportamento della stessa Lega nella predisposizione del Dpef.
          Quale "segnale al mercato" è disponibile a dare la Lega con una riforma delle pensioni? E in quali tempi? Sicuramente non pensa ai disincentivi ai trattamenti di anzianità, che Bossi ha escluso con tutte le sue forze. L´apertura, semmai, potrebbe riguardare l´estensione del contibutivo pro-rata a tutti i lavoratori. Quanto ai tempi, la Lega esclude che si possa procedere prima dell´estate e nell´ambito del Dpef: la disponibilità della Lega circa nuovi interventi «non vuol dire che, per esempio, dal primo settembre cambia il sistema previdenziale», precisa Maroni, il quale dice no a provvedimenti di urgenza. Lo affianca, in questo, un altro leghista, Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato, il quale conferma che «si può discutere» di eventuali ritocchi al sistema previdenziale, a patto che non vengano introdotti i disincentivi e non vengano chiuse le "finestre" per le pensioni di anzianità.
          Per il momento non se ne sa di più. Ma qualcosa potrà emergere domani nella riunione della segreteria della Lega. «Decideremo in quella sede», dice Giancarlo Giorgetti, presidente della Commissione Bilancio della Camera. Il quale precisa: «Queste decisioni qui nella Lega le prende soltanto Bossi: io so solo che diremo no a misure che possano essere lette dai pensionandi del Nord come punitive». Giorgetti esclude che si possa parlare di pensioni nel Dpef, ma il ministro Antonio Marzano assicura che un riferimento ci sarà.
          L´opposizione è pessimista. «Dubito che il Dpef contenga cose buone», prevede il segretario dei Ds, Piero Fassino. «È difficile che possa essere un buon documento dopo una pessima politica. Ho l´impressione che Tremonti verrà a proporci di tagliare dappertutto: sanità, scuola, ricerca, enti locali e pensioni». E Massimo D´Alema non si risparmia una stoccata: «Quando cominciano le verifiche, finiscono i governi».
          Anche per i sindacati tira una brutta aria. «Se si azzardano a toccare le pensioni, la Cisl scenderà in piazza per lo sciopero generale», dice il leader della Cisl, Savino Pezzotta. Il quale fa sapere che «nei rapporti col governo siamo giunti a un punto delicato» e che respingerà «una semplice illustrazione del Dpef come è avvenuto negli ultimi anni: finora non ho visto uno straccio di foglio». E Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil: «Siamo pronti a scendere in piazza anche ad agosto».