Pensioni, anche per le donne ritiro a 60 anni

24/02/2004







martedì 24 febbraio 2004

Nell’emendamento al riassetto l’età salirebbe solo per gli uomini a partire dal 2010. Confermati i superincentivi per chi resta al lavoro

Pensioni, anche per le donne ritiro a 60 anni

L’orientamento del governo. Proroga al 16 aprile per i condoni: ci sarà un mese in più per aderire

      ROMA – Slitta ancora la presentazione del nuovo emendamento al disegno di legge delega sulla previdenza, in pratica la terza riforma delle pensioni tentata dal governo in quasi due anni e mezzo. La proposta di modifica, che riduce lo «scalone» sulle pensioni di anzianità a «scalino», non arriverà oggi in commissione Lavoro del Senato, come annunciato inizialmente, ma domani o più probabilmente giovedì. Motivo: si attende la stesura della relazione tecnica che deve accompagnare l’emendamento. Relazione che dovrà spiegare come, nonostante l’ammorbidimento delle misure, si otterranno ugualmente risparmi pari allo 0,7% del prodotto interno lordo. L’impianto della nuova riforma è stato definito la scorsa settimana, ma ci sono alcuni dettagli da mettere a punto. Primo fra tutti quello che riguarda l’età di pensionamento per le donne. Secondo indiscrezioni che trapelano dall’esecutivo, per le donne non verrebbe fissata a 59 anni (con 35 anni di contributi) ma a 60, come per gli uomini. «Un’assurdità – commenta Pier Paolo Baretta (Cisl) – perché significherebbe la soppressione delle pensioni di anzianità per le donne, in quanto l’età minima verrebbe a coincidere con quella richiesta per la pensione di vecchiaia», che per le donne è appunto di 60 anni contro i 65 degli uomini. Se sarà così, i sindacati avranno un motivo in più per opporsi alla riforma. Ma dal vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, viene un invito ad abbandonare lo scontro: «Remiamo tutti nella stessa direzione». Fini auspica quindi che la riforma venga approvata «nel testo uscito dal consiglio dei ministri» di venerdì scorso e «nel più breve tempo possibile», quindi prima delle elezioni europee e amministrative del 12 e 13 giugno.
      Dopo la presentazione dell’emendamento, spiega il presidente della commissione Lavoro, Tomaso Zanoletti (Udc), ci saranno due-tre giorni a disposizione dei gruppi parlamentari per la presentazione dei sub-emendamenti. L’Ulivo incontrerà giovedì Cgil, Cisl e Uil e poi deciderà che cosa fare. Nella maggioranza c’è ancora chi, come il vicesegretario dell’Udc Sergio D’Antoni, non considera chiusa la vicenda e vorrebbe una manovra ancora più graduale.
      Ma vediamo i contenuti dell’emendamento che i ministeri del Lavoro e dell’Economia stanno mettendo a punto. Dal 2008 per andare in pensione di anzianità bisognerà avere 40 anni di contributi (indipendentemente dall’età) oppure 35 anni di contributi e 60 anni di età, senza distinzioni tra uomini e donne. Dal 2010, ma solo per gli uomini, l’età minima salirà a 61 anni, fermo restando il requisito dei 35 anni di servizio. Si passerebbe poi a 62 anni dal 2014, previa verifica della riforma nel 2013. Alle donne sarebbero invece richiesti sempre 60 anni. Fino al 2007, come già prevede la delega presentata alla fine del 2001, resteranno in vigore le regole attuali e si potrà andare in pensione d’anzianità con 57 anni di età e 35 di contributi (o 38 di contributi indipendentemente dall’età, che saliranno a 39 dal 2006). Ma chi sceglierà di ritardare il pensionamento di almeno due anni beneficerà di un bonus sulla retribuzione pari al 32,7% di contributi esentasse. L’emendamento cancellerà invece la possibilità di andare, dopo il 2008, in pensione d’anzianità con 57 anni ma con l’assegno ridotto (tutto calcolato col contributivo). Inoltre, sempre dal 2008, le «finestre» per l’accesso alla pensione anticipata si ridurranno da 4 a 2 all’anno. Verrà spostata in avanti la verifica già prevista per il 2005 e forse si introdurranno norme più stringenti per l’armonizzazione delle aliquote contributive fra lavoratori dipendenti e autonomi.
Enrico Marro


Economia