“Pensioni” Anche Confindustria contro lo scalone

24/01/2007
    mercoledì 24 gennaio 2007

    Pagina 5 – Economia

    il caso
    Bombassei:«Traumatico»

      Anche Confindustria contro lo scalone

        Epifani: quasiasi ipotesi
        circolata è campata in aria
        Bonanni: stop ai coefficienti

        Per gli usuranti, 57 anni
        Per gli altri, prima 58
        e più avanti 59

        Stefano Lepri

          Altro che riforma delle pensioni, «questa sarà la riforma del gambero», attacca il centro-destra: la spesa previdenziale aumenterà, occorrerà pagarla con nuove tasse. Ogni ritorno all’ingiù di un anno dell’età minima di pensione costa a regime tre miliardi di euro l’anno» dice l’ex ministro del Lavoro Roberto Maroni, autore della riforma che dall’anno prossimo imporrà un minimo di 60 anni per lasciare il lavoro.

          La cifra di Maroni si riferisce alla richiesta avanzata dall’ala sinistra dell’attuale coalizione di governo, ossia di mantenere in via indefinita a 57 anni l’età minima. Le ipotesi su cui sta lavorando il governo sono diverse e quanto ai limiti di età costano molto meno (nel 2008, oltretutto, i 60 anni fanno risparmiare solo 486 milioni di euro); ma potrebbero rientrare in uno scambio in cui la spesa crescerebbe in modo permanente su altre voci, come le pensioni più basse.

          Un po’ di soldi già pronti, entrate fiscali in più, sembrano esserci: due-tre miliardi di euro, forse. Ma il comma 4 della legge finanziaria 2007 stabilisce che tutto quanto entra nelle casse al di là degli obiettivi di riduzione del deficit concordati con l’Europa deve essere prioritariamente assegnato alla riduzione delle imposte. Casomai, a favore delle pensioni più basse la via conforme alla legge sarebbe di fare interventi fiscali.

          Per cambiare la legge Maroni le spinte sono forti. Ieri perfino il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei ha ammesso che portare subito a 60 l’età minima di pensionamento «avrebbe un impatto troppo violento»; certo «l’età va aumentata, ma nel modo più morbido possibile». Una possibile ipotesi di compromesso sarebbe 57 anni per i «lavori usuranti» e 58 prima, 59 poi per gli altri. Conferma che si lavora in quella direzione il viceministro dell’economia Roberto Pinza. Ma la via verso un’intesa è difficile, perché non solo la coalizione di governo, ma anche le confederazioni sindacali sono divise.

          «Ipotesi campate in aria» smentisce Guglielmo Epifani, segretario generale del sindacato Cgil, e sostiene che con Cisl e Uil saranno in breve pronte proposte unitarie. A sentir parlare i dirigenti delle tre confederazioni, non si direbbe: la Cgil è disponibile sui coefficienti di calcolo e non sull’età, la Cisl il contrario. Ieri il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni è arrivato a sostenere che la questione coefficienti non esiste perché alla scadenza della revisione, nel 2005, il precedente governo ha concluso che non era necessaria.

          Bonanni è stato prontamente smentito da Renato Brunetta, consigliere economico di Silvio Berlusconi: «L’amico Bonanni ha torto marcio, perché non applicare, applicare con ritardo, manipolare secondo convenienza i coefficienti di trasformazione equivale a gettare sabbia in un ingranaggio delicato». Ma per l’appunto il ritardo si deve al governo Berlusconi, nota l’economista Elsa Fornero che era membro della apposita commissione: «la decisione di rivedere i coefficienti avrebbe dovuto essere presa nel 2005, ma si preferì non prenderla forse perché ritenuta impopolare».

          Proposte e ipotesi sulla previdenza sono state confrontate ieri a un convegno dell’associazione «Economia reale» animata dal senatore di An Mario Baldassarri, dove hanno dialogato esponenti del centro-destra e del centro-sinistra, tecnici indipendenti e rappresentanti delle forze sociali.

          Un’idea nuova è di trovare un meccanismo finanziario per destinare a previdenza complementare anche le somme già accantonate per il trattamento di fine rapporto negli anni. Sia da destra sia da sinistra si pensa a migliori sistemi di ricongiungimento e di totalizzazione dei contributi a favore dei lavoratori precari.