“Pensioni” Analisi: Battaglia sui coefficienti

27/02/2007
    martedì 27 febbraio 2007

    Pagina 2 – Economia

    L’analisi

      La battaglia
      si sposta
      sui coefficienti

      di Felicia Masocco

      L’ottavo punto del dodecalogo riguarda le pensioni, in due righe Prodi ha blindato la riforma. Non certo quella del Prc o del Pdci, che volevano (e, s’immagina, vorrebbero ancora) abolito tout court lo scalone di Maroni e rimpolpati gli assegni più bassi. La sinistra radicale in questo momento ha le unghie limate e qualche compromesso dovrà mandarlo giù. La riforma che sta prendendo corpo è quella dei «riformisti» che si è sempre vista in filigrana nonostante le mezze smentite. Sostituire lo scalone che innalza a 60 anni (e 35 di contributi) l’età per le pensioni di anzianità dal 2008, con una serie di scalini. Il primo fissato a 58 anni, lavori usuranti esclusi, stando a indiscrezioni che si rincorrono da mesi, ieri riportate da Repubblica. E questo è un punto. L’altro riguarda i coefficienti di trasformazione del montante contributivo. La loro modifica è prevista dalla riforma Dini, andavano rivisti nel 2005, ma il governo Berlusconi si guardò bene dall’alienarsi consenso. Il nucleo di valutazione della spesa previdenziale, allora presieduto dal sottosegretario Alberto Brambilla, era infatti giunto alla conclusione che i coefficienti andavano tagliati del 6-8%, con conseguente riduzione degli assegni previdenziali (a partire dal 2013) pena l’insostenibilità della spesa che nel 2050, secondo la Ragioneria dello Stato, toccherebbe il 15,8% del Pil.

      Cgil, Cisl e Uil hanno preparato un documento per il confronto con il governo. Il «no» al taglio dei coefficienti è netto. Più generica è la posizione sull’età pensionabile. Si chiede il superamento dello scalone (non la sua abolizione) e di «ripristinare la flessibilità dell’età pensionabile nel sistema contributivo». La «flessibilità» deve essere incentivata. Insomma i sindacati sarebbero «flessibili» sia pur in modo criptico sull’età, ma rigidi sui coefficienti: la battaglia si giocherà su questi. Ed è ipotizzabile un braccio di ferro con il governo, perché se ai mancati risparmi di spesa dovuti al superamento dello scalone (150 miliardi tra il 2008 e il 2025) si riparerà «gradualmente», più difficile è immaginare come porre un freno alla spesa senza toccare i coefficienti. Ci sono poi da finanziare i contributi figurativi per i lavoratori discontinui che sarebbero esclusi dalla revisione dei coefficienti. Per i sindacati la partita è delicatissima, un aiuto potrebbe venire dall’aver unificato in un solo tavolo di confronto Welfare e pensioni, quindi nella logica del «tutto si tiene» che guida i negoziati, qualche risultato potrebbero incassarlo con una riforma degli ammortizzatori, per esempio, con l’estensione delle tutele a dei diritti sociali a tutti i lavoratori.