Pensioni, alzare l’età ma su base volontaria

16/07/2003






mercoled’ 16 luglio 2003

Il leader Cisl Pezzotta: reagiremo se si tocca il Welfare.
Il nodo della revisione della delega sull’uscita dal lavoro

Pensioni, alzare l’età del ritiro ma su base volontaria

      ROMA – «Allungare, su base volontaria, la permanenza al lavoro». Solo poche parole nel Documento di programmazione economica. E un obiettivo condiviso in Europa: elevare progressivamente l’età pensionabile. Immediato il no dei sindacati: «Le pensioni e lo Stato sociale non si toccano»: alla vigilia della presentazione del Dpef alle parti sociali i sindacati lanciano, o meglio rilanciano, l’avvertimento al premier Silvio Berlusconi. «La Cgil è contraria a qualunque intervento sulle pensioni, sia nel Dpef, sia fuori» dice Maurigia Mauluci della Cgil. «Se il governo interverrà sulle pensioni e sullo stato sociale la nostra reazione sarà chiara» afferma il numero uno della Cisl Savino Pezzotta, che si lamenta anche per l’ultima idea lanciata dal ministero del Welfare in materia di previdenza: il giro di vite sulle pensioni dei dipendenti pubblici. «Questa partita di giro tra contratti e pensioni non ci piace» afferma Pezzotta guardando alla riunione del Consiglio dei ministri che oggi assieme al Dpef discuterà anche del rinnovo dei contratti del pubblico impiego. In particolare di quelli (Sanità, enti locali, agenzie fiscali e presidenza del Consiglio), scaduti nel 2001 e bloccati prima della firma per mancanza di risorse, nonostante l’accordo raggiunto tra sindacati e il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini nel febbraio del 2002. L’idea del ministro Roberto Maroni è di accelerare l’entrata a regime della parificazione del trattamento previdenziale dei dipendenti pubblici con quello dei privati per quel che riguarda l’età per la pensione di anzianità (57 anni) e il calcolo parametrato sugli ultimi 10 anni di retribuzione. In pratica si tratterebbe di anticipare le nuove regole rispettivamente di 2 e di 4 anni. «La parificazione c’è già» sdrammatizza però il responsabile per il pubblico impiego della Cgil, Gian Paolo Patta rilevando che le modifiche riguarderebbero meno di un terzo della categoria e darebbero scarsi frutti alle casse dello Stato. In ogni caso l’innalzamento dell’età pensionabile, «su base volontaria», resta il principale obiettivo del Dpef per quel che riguarda la tenuta finanziaria nel lungo periodo del sistema previdenziale. Occorrerà anche, segnala il Documento di programmazione economica e finanziaria, adeguare «le istituzioni sociali e dell’economia», in primo luogo l’Inps, che quest’anno spenderà per pagare le pensioni 141.920 milioni di euro, 1.301 in più del previsto. Con ogni probabilità le misure di riforma sulle pensioni entreranno, come suggerisce Maroni, nella delega già presentata in Parlamento, che potrebbe ottenere una corsia preferenziale come collegato alla Finanziaria. E poi resta sullo sfondo (le discussioni in seno al governo e la maggioranza l’hanno affievolita) la possibilità che il ministro dell’Economia decida di «far cassa» varando il blocco delle prossime finestre delle pensioni di anzianità. Ma non basta. Il problema degli anziani non è solo la pensione ma anche l’assistenza sanitaria: «Negli ultimi 5 anni le cure sanitarie per le persone con oltre 65 anni sono cresciute di circa il 30%» dice il Dpef rimettendo in campo l’ipotesi della costituzione di un fondo per l’assistenza degli anziani non autosufficienti.
Stefania Tamburello


Economia