Pensioni, altolà Cgil a Fassino

14/10/2003

 

martedì 14 ottobre 2003 
Pagina 31 – Economia
 
 
La Uil: il segretario diessino poteva consultarci prima di parlare di emendamenti possibili
Pensioni, altolà Cgil a Fassino:
no alla riforma anche se graduale
Fronte comune con la sinistra Ds e i Comunisti italiani
          Pera: un problema collegare la delega alla Finanziaria
          LUISA GRION

          ROMA – Non ci sta il «Correntone», non ci stanno i Comunisti italiani. Non ci sta Salvi e tantomeno il sindacato. L´apertura fatta da Fassino, leader dei Ds, alla riforma delle pensioni e alla possibilità di discutere su una sua applicazione graduale non piace ad una buona fetta della sinistra italiana.
          «Considero qualsiasi apertura in tema di pensioni un fatto gravissimo. Fassino avrebbe fatto meglio ad astenersi – ha detto Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani – Com´è possibile pensare ad aprire un dialogo con un governo che fino ad oggi si è solo preoccupato di agevolare le imprese e di sottrarre il suo leader alla giustizia?». Non meno teneri sono stati in casa Ds. Il dissenso del Correntone è evidente. Gloria Buffo ha precisato in una nota che «ad un destra che sta smontando dalle fondamenta, attraverso la decontribuzione, la previdenza pubblica, non si risponde con un emendamento che rende graduale l´innalzamento dell´età pensionabile». Unendo al coro delle proteste la voce di Salvi (Socialismo 2000) e Mele (14 Luglio) che chiedono un sostegno ai sindacati «senza sé e senza ma» e ribadiscono l´assenza totale di una disponibilità «ad aiutare la destra nella sua controriforma», il quadro del dissenso si completa. Violante, Chiti e Bersani provano a ricucire. Il primo precisa che «più forte sarà la partecipazione allo sciopero, più forti saranno le nostre proposte al Parlamento». Il secondo assicura che alla Camera «porteremo le nostre proposte alternative e non dei correttivi dei singoli aspetti del progetto della destra». Bersani ricorda che «un dialogo in Parlamento è possibile, ma solo dopo che il governo avrà riaperto il confronto con i sindacati»,
          Comunque sia il sindacato fa capire di non aver gradito. Musi, numero due della Uil, commenta: «Abbiamo fatto le nostre proposte. Ogni partito si regoli di conseguenza, ma avremmo preferito che si discutesse dei nostri piani prima di pensare ad emendamenti su un testo che – negli effetti e nella filosofia che lo guida – è sbagliato. Le divisioni in casa Ds e nell´Ulivo non ci fanno piacere perché indeboliscono l´aiuto che vorrebbero darci». E se Cisl ribadisce che «il confronto si apre solo se il governo rimuove il testo» la Cgil affida il proprio distacco dall´iniziativa di Fassino ad una nota della segreteria dove si precisa che «nessuna gradualità può rendere accettabile la riforma» e si rivendica «la titolarità su questa materia delle parti sociali». Meno diplomatiche sono state la Fiom di Cremaschi («Se le posizioni di un futuro governo di centrosinistra sulle pensioni corrispondono a quelle annunciate da Fassino e Letta, lo sciopero generale vale anche a futura memoria») e la Funzione Pubblica Cgil di Laimer Armuzzi (che attribuisce ad un «eccesso di passione» la dichiarazione di Fassino riguardo ai privilegi dei dipendenti pubblici).
          In tutto questo resta irrisolto il problema di quale forma debba contenere la nuova previdenza modello Berlusconi. La delega previdenziale, che ospiterà l´emendamento con la riforma, può essere considerata «collegata» alla Finanziaria e quindi esaminata assieme alla stessa? Il quesito era stato posto da Zanoletti (Udc) al presidente del Senato Pera. Che ieri ha così risposto: «Sto valutando attentamente la questione di cui non mi sfuggono delicatezza e implicazioni regolamentarie».