Pensioni, allarme rientrato

31/05/2001



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La spesa calerà di qui al 2050. Marzano: meno tasse sui capital gain. Visco: così scassate i conti
Pensioni, allarme rientrato
L’Ocse all’Italia: per la riforma basta il Tfr

ROBERTO PETRINI


roma – La riforma pensionistica italiana sta funzionando e rende quindi meno drammatica l’imminente verifica sui conti della previdenza anche se un intervento sul Tfr viene giudicato indispensabile. A dirlo è l’Ocse che ha appena prodotto un rapporto aggiornato in base alle stime su crescita e invecchiamento della popolazione. Secondo il rapporto, l’Italia, che nel 2000 ha registrato un rapporto tra spesa pensionistica e pil pari al 14,2 per cento, che la pone in testa alla classifica dei paesi industrializzati, tra cinquant’anni, grazie alla sua riforma pensionistica, scenderà al quinto posto a quota 13,9 per cento del pil in una classifica guidata dalla Spagna (con il 17,4 per cento del pil), seguita dalla Germania (16,8 per cento), dalla Francia (16 per cento) e dalla Repubblica Ceca (14,6 per cento).
L’Italia sarà dunque il paese che riuscirà a realizzare i maggiori risparmi insieme alla Polonia, che metterà addirittura a segno un risparmio di 2,5 punti percentuali rispetto al pil. In salita invece tutti gli altri paesi: la Germania di 5 punti, la Francia di 3,8, mentre la media Ocse sta attorno ad una crescita di 34 punti percentuali. Naturalmente l’Italia, come altri paesi, deve doppiare la «gobba» dovuta al pensionamento dei figli del baby boom che nel nostro paese si presenta come un fenomeno piuttosto serio nell’anno 2030, complice anche uno dei tassi d’invecchiamento più alti d’Europa. Tuttavia il passaggio al sistema contributivo, già realizzato dall’Italia per le nuove generazioni di lavoratori e che avrà effetto nei prossimi cinquant’anni, viene esplicitamente citato dall’Ocse che indica i suoi benefici in 56 punti percentuali di spesa sul pil. L’incoraggiamento che viene dall’Ocse, in linea generale, è quello di puntare sul «terzo pilastro» previdenziale, cioè quello rappresentato in Italia dal nodo fondi pensioneTfr che potrebbe accompagnare la transizione e rappresentare un punto d’incontro tra governo e sindacati in vista della prossima verifica.
I temi previdenziali non potranno del resto rimanere fuori dal prossimo Dpef di cui ieri Antonio Marzano, uno dei possibili ministri economici, ha confermato la presentazione entro i termini previsti del 30 giugno. Marzano ha anche smorzato i toni sulla questione del buco sui conti pubblici parlando di 15 mila miliardi ma «nell’ipotesi più pessimistica». Il ministro del Tesoro Visco ieri, in Transatlantico, ha replicato che il rapporto dell’1 per cento deficitpil stimato dal governo «è realizzabile» anche se resta il «problema» della spesa sanitaria regionale.
Scintille, invece, sulla tassa sui capital gain di Borsa. Nel mirino di Antonio Marzano soprattutto una delle tre modalità di tassazione dei capital gain: quella riferita al capitale gestito posseduto per più di un anno che viene tassato annualmente sulla base degli incrementi di valore anche se non realizzati. «Non ci convince – ha detto Marzano – una tassazione che colpisce i guadagni maturati ma non realizzati». Immediata la replica di Visco: «Così si scassa tutto il sistema. Qualsiasi esperto sa che guadagni e perdite vanno considerati al momento della capitalizzazione».