“Pensioni” Al vertice segreto apertura sullo scalone

07/02/2007
    mercoledì 7 febbraio 2007

    Pagina 15 – Politica

    Retroscena
    Ma l’esecutivo resta diviso in tre fronti

      Al vertice segreto
      apertura sullo scalone

      STEFANO LEPRI

      ROMA
      La revisione dei coefficienti per le pensioni si deve fare, con qualche aggiustamento ma si deve fare. Questo è un punto irrinuncabile emerso in una riunione segreta del governo, presenti i ministri Tommaso Padoa-Schioppa e Cesare Damiano. Una posizione comune del governo però non c’è ancora soprattutto a causa del dissenso dell’ala sinistra della maggioranza. Nei palazzi del governo il documento dei sindacati non è piaciuto molto: troppo caute le aperture al negoziato, troppo rigido quel no ai coefficienti. Anche se ieri notte da New York, il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani ha rinnovato l’apertura al dialogo: il nodo delle pensioni dovrà essere affrontato puntando sul dialogo con il sindacato «che è interessato a raggiungere un sistema equilibrato».

      La soluzione, forse, si profilerà quando il ministro dell’Economia avrà una prima previsione sui conti pubblici del 2008. Il fattore tempo, d’altra parte, non gioca a favore dei sindacati. Se si va troppo in là, il governo dovrà attenersi alle leggi esistenti, ovvero la riforma del centro-destra che dal 2008 pone un minimo di 60 anni per la pensione di anzianità e il ritocco dei coefficienti. Al ritocco, d’altra parte, alludeva un passo del memorandum di intesa con il governo che Cgil, Cisl e Uil avevano firmato il 26 settembre. Relativamente meno spinoso è il problema dello «scalone». Secondo l’ala riformista del governo, non si può conservare il diritto ad andare in pensione a 57 anni ma al brusco innalzamento a 60 anni si può sostituire una transizione graduale.

      Dal punto di vista dei sindacati, questi sono sacrifici; dal punto di vista del Tesoro, sono concessioni che attenuano leggi già esistenti e comportano maggiori spese. La futura offerta del governo si caratterizzerà in positivo come «una risposta ai giovani del lavoro discontinuo», nelle parole del ministro Damiano: ossia, un’indennità di disoccupazione consistente e applicabile anche ai precari (gli «ammortizzatori sociali»), e la «totalizzazione», ossia la facoltà di ricongiungere i contributi pensionistici per chi cambia lavoro. Qualcosa andrà fatto, aggiunge Damiano, anche «per le pensioni basse».

      Anche questo stava già scritto nel memorandum. «C’è stato un aumento della vita media, tutti ne devono prendere atto – insiste il viceministro dell’Economia Roberto Pinza – si tratta solo di vedere se ciò avverrà con una norma, con incentivi o con disincentivi». Risparmi sulla spesa previdenziale si potrebbero ottenere elevando gradualmente a 62 anni l’età della pensione di vecchiaia per le donne, con l’aggiunta di contributi figurativi per i periodi di non lavoro a causa maternità.

      Quanti soldi il governo potrà mettere sul tavolo non è chiaro. Già prima di essere individuate, le risorse che si renderanno disponibili per la manovra di bilancio 2008 sono contese da quattro impieghi principali: infrastrutture, riforma del pubblico impiego, pensioni, ammortizzatori sociali; mentre il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco ripete quasi ogni giorno che nuovi incrementi delle imposte nel 2008 sono improponibili. La speranza che corre negli uffici ministeriali è che le previsioni aggiornate sui conti pubblici del 2008 siano per 4-6 miliardi di euro migliori rispetto alle precedenti.