Pensioni al primo traguardo

23/02/2004


LUNEDÌ 23 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 26 – Economia
 
 
In commissione Lavoro l´emendamento sull´età di ritiro. Welfare, arriva il reddito di ultima istanza
Pensioni al primo traguardo

Domani la riforma al Senato. Vertice sindacati-Ulivo
          Nel 2008 via dal lavoro a 60 anni e con 35 di contributi, poi scatta la progressione


          ROMA – E´ una settimana chiave per la riforma delle pensioni. Domani, Roberto Maroni andrà in Senato, in commissione Lavoro, e lì scoprirà le carte. Il ministro del Welfare depositerà il secondo emendamento del governo alla legge delega sulle pensioni, quello che contiene il famoso "scalone" (ormai ridotto a "scalino"). In pratica, a partire dal 2008, un lavoratore potrà ritirarsi a 60 anni (e non più a 57) e a condizione di averne 35 di contributi (nel 2010 serviranno 61 anni; nel 2014 – ha fatto capire il ministro Tremonti – almeno 62). Questa è la concessione, l´ultima, che il governo si dice disposto a fare ai molti oppositori della riforma. Ma l´accoglienza resta polare. Due giorni dopo, giovedì, i senatori di tutto l´Ulivo vedranno i capi di Cgil, Cisl e Uil. I sindacati dicono (al governo) che si può dare di più. Pierpaolo Baretta chiede un occhio di riguardo per i dipendenti pubblici (pilastro del suo sindacato, la Cisl). Lo "scalino", poi, per quanto ridotto, resta alto e scivoloso. Bisogna tagliare ancora.
          E l´Ulivo è disposto a continuare la sua pressione su Palazzo Chigi, come dice il responsabile Lavoro della Margherita, ed ex ministro, Tiziano Treu. Che ne fa anche una questione di «fagioli». Treu è certo che cambiare lo Stato sociale di domani, ma senza aumentare i soldi per quello del presente, «sia come giocare a poker con i fagioli». La ricetta ulivista, ancora da precisare, ha alcuni punti fermi. Primo: servono ammortizzatori, salvagenti, aiuti anche per chi lavora in modo «discontinuo» o nelle piccole imprese. Secondo: bisogna aiutare le famiglie, soprattutto quelle che assistono anziani non più autosufficienti. Terzo punto: è l´ora di consolidare il reddito minimo d´inserimento, sperimentato a macchia di leopardo soltanto in un pugno di Comuni.
          A questa voce, il governo giura di voler fare qualcosa, anche se la formula è riveduta e corretta. Entro marzo presenterà il reddito di ultima istanza, un aiuto a quelle famiglie che sono sotto la soglia della povertà, quasi all´ultima spiaggia. In questo caso, la palla sarà nelle mani delle Regioni che dovranno preparare programmi generali di inserimento sociale e, in questo quadro, avranno una mano (in soldi) dallo Stato centrale. Il tentativo è di associare gli aiuti diretti a servizi e corsi di formazione, nella speranza che capifamiglia, uomini e donne non più giovani possano riavvicinarsi al lavoro, ad una piena autonomia. Il denaro arriverà dal Fondo nazionale per le politiche sociali. E giovedì, il ministro Roberto Maroni incontrerà gli assessori regionali, per spiegare meglio come saranno divisi i contributi.
          (a.fon.)