Pensioni, ai sindacati l’ultimatum di Maroni

01/12/2003



01 Dicembre 2003

OGGI VERTICE DI MAGGIORANZA SULLA MANOVRA PER I FONDI SICUREZZA
Pensioni, ai sindacati l’ultimatum di Maroni
Il ministro: «Attendiamo una proposta prima del 6 dicembre
La riforma previdenziale sarà varata entro la fine di gennaio»
La Finanziaria potrebbe avviare lo sblocco delle addizionali Irpef

Aleandro Barbera

ROMA

Sulle pensioni il ministro del Welfare Maroni apre nuovamente ai sindacati e, in attesa di una loro proposta che attenderà solo «fino al 6 dicembre», annuncia che l’approvazione della riforma slitterà di un mese, a fine gennaio. Una decisione che «non dipende da problemi della maggioranza, ma da un eccesso di generosità del governo», dice Maroni alla platea di «Destra protagonista», la corrente di An ieri riunita ad Arezzo. Il ministro garantisce che «l’unica» proposta dell’esecutivo sulle modalità di trasferimento del trattamento di fine rapporto nei fondi pensione è quella depositata in Commissione al Senato. E ripete che il suo ministero sta lavorando alla separazione di assistenza e previdenza come chiesto dalle confederazioni. Ma al momento, da parte sindacale, l’unica certezza per il 6 dicembre è la manifestazione contro la riforma e la Finanziaria. «Siamo noi che aspettiamo da mesi una risposta al documento nel quale si chiedeva di modificare la delega», risponde il segretario della Uil-Pensionati Silvano Miniati.
Nel frattempo da martedì a Montecitorio comincia l’ultima fase dell’iter di approvazione della Finanziaria 2004. C’è però ancora spazio per alcune modifiche rilevanti, come la deroga al blocco delle addizionali Irpef per le Regioni con deficit sanitario accertato: Campania, Sicilia, Abruzzo, Molise e, forse, il Lazio. «E’ probabile che si scelga questa strada», rivela una fonte governativa. Ci sarà inoltre per i Comuni uno sforzo aggiuntivo di circa 200 milioni di euro – «non molto di più», dicono le fonti – per l’adeguamento all’inflazione. Mancano all’appello anche le risorse aggiuntive per la sicurezza interna chieste dal ministro dell’Interno Pisanu. Il Viminale vuole 500 milioni di euro ma, si sa, la coperta della Finanziaria è sempre troppo corta. Il governo sembra intenzionato a concederne quattrocento, in buona parte ancora da reperire. Da tempo si parla di un aumento dell’accisa minima sui tabacchi, ma al Tesoro non si è ancora deciso nulla di certo. E allora, nonostante i malumori del governo che l’aveva bocciata, potrebbe tornare utile la rimodulazione della «tassa sul volo» varata dall’aula del Senato: l’emendamento, voluto dall’Udc, prevede per ora il pagamento di un euro a passeggero imbarcato e un centesimo per ogni chilo di merce. Di questo e delle altre modifiche in vista si comincerà a parlare già da oggi in un vertice fra il governo e i capigruppo della maggioranza di Montecitorio. Una cosa è certa: i saldi «devono restare invariati» come ha detto il sottosegretario all’Economia Vegas.
Oltre alla questione sicurezza e alle risorse aggiuntive per Regioni ed Enti locali, qualche novità potrebbe arrivare fra gli oltre 4000 emendamenti presentati, il 40% dei quali firmati da deputati della maggioranza. Alcuni sono già stati riposti nel cassetto – come il «bonus anti-aborto» – su altri ci sarà battaglia. Maggioranza e governo sono concordi nello stralcio della polizza anti-sisma, ma manca ancora una decisione definitiva. La bocciatura da parte dell’Antitrust sembra però aver inferto un colpo mortale a un provvedimento che già nella scorsa legislatura l’Ulivo prima propose e poi accantonò. Non è comunque escluso che il provvedimento, dai complessi risvolti tecnici, venga riproposto con calma dopo l’approvazione della manovra. L’Udc insiste invece sul condono dei crediti Inps, nonostante il no secco sia del Welfare che del Tesoro. «Non si può fare», ribadiscono ambienti di Via XX settembre. Eppure il vicepresidente dei deputati centristi, Giuseppe Drago, si è detto più volte «sicuro di vincere questa battaglia», anche con il sostegno di parte dell’opposizione. Ci sarà certamente da discutere sugli emendamenti presentati dal relatore alla Camera Giuseppe Blasi: dallo stanziamento di 300 milioni di euro per la riapertura dei termini per la concessione del credito di imposta nelle aree svantaggiate, ai 50 milioni di euro per l’istituzione di tre nuove provincie: Monza, Fermo e Barletta-Trani-Andria. Blasi propone inoltre l’istituzione di una task force per il monitoraggio della finanza pubblica. C’è tempo per discutere fino al 18 dicembre, quando la Camera dovrebbe dare il suo via libera definitivo alla manovra.
Maroni ha tenuto a ricordare che «le famiglie dei bambini che nasceranno dalla mezzanotte e un minuto del primo dicembre (cioè da oggi), che siano secondi figli o successivi, riceveranno un bonus di mille euro. È un sostegno alla natalità introdotto in via sperimentale fino al dicembre del 2004. Non è una promessa ma un impegno mantenuto».