Pensioni, affondo del Tesoro il contributivo esteso a tutti

03/02/2003
DOMENICA, 02 FEBBRAIO 2003
 
Pagina 32 – Economia
 
Tecnici di Tremonti al lavoro. Nella delega allo studio anche un prelievo di solidarietà
 Pensioni, affondo del Tesoro il contributivo esteso a tutti
 
Dubbi al Welfare. Bossi: non toccare i diritti acquisiti
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – Estensione a tutti del sistema contributivo pro-rata. È questa l´ipotesi di taglio delle pensioni alla quale sta lavorando il ministero dell´Economia. Verrebbero colpiti i 3,5 milioni di lavoratori, la cui pensione viene ancora calcolata con il metodo retributivo perché al momento della riforma Dini erano sopra la soglia dei 18 anni di contributi: oggi ne hanno da 25 in su, per cui la rata di pensione calcolata con il sistema contiributivo – meno onerosa per le casse dell´Inps – sarebbe al massimo di dieci anni. A questo punto il risparmio, a regime, dovuto al passaggio dal retributivo al contributivo anche per questa categoria di lavoratori, sarebbe pari a non più dello 0,25 per cento del Pil. Il ministero guidato da Giulio Tremonti sembra invece aver scartato l´ipotesi, giudicata impraticabile, del disincentivo secco, quello cioè che prevede il versamento di un contributo di solidarietà all´Inps da parte del lavoratore che, dopo 35 anni di contributi, accede al trattamento di anzianità.
          La strada dei disincentivi all´anzianità non è stata tuttavia abbandonata. Tutt´altro. Nonostante le smentite del ministro del Welfare, Roberto Maroni, il governo sta esaminando più d´una soluzione tecnica. In particolare, una delle ultime ipotesi è quella di vietare a coloro che andranno in pensione d´anzianità entro cinque anni la possibilità di cumulare reddito e pensione fino al raggiungimento dei requisiti per la vecchiaia. La proposta viene dall´entourage tecnico, ma è evidente che qualcosa si sta muovendo anche a livello politico. Basti pensare alla presa di posizione del presidente della Camera, Pierferdinando Casini, che sollecita una nuova «seppur dolorosa» riforma delle pensioni, ma anche all´intervento dell´ex premier Lamberto Dini, padre dell´ultima riforma, su «Il Sole-24 Ore» di ieri. Anche Dini, infatti, propone l´estensione del contributivo a tutti e l´accelerazione della riforma che porta il suo nome.
          Maroni, tuttavia, ribadisce la sua linea: «Il governo si muove nell´ambito della delega che il Parlamento sta discutendo». Ma con una via d´uscita: «In Parlamento tutti avranno modo di confrontarsi e di fare le loro proposte». Come dire che se qualcuno proporrà i disincentivi, Maroni non avrà nulla da obiettare. Ma il leader della Lega, Umberto Bossi, assume questa posizione: «I diritti acquisiti non possono essere toccati. Ma bisogna contemporaneamente trovare una via per garantire i giovani: oggi lo Stato prende i soldi ai giovani per darli ai vecchi. È una scelta strategica, ma una società che non investe nei giovani non ha futuro».
          A Dini e Casini arriva intanto il «no» pieno dei sindacati confederali. «Noi proponemmo l´estensione del contributivo a tutti in un contesto di rafforzamento della riforma Dini – sottoliena Beniamino Lapadula, Cgil – oggi una misura del genere accompagnata dalla decontribuzione e dall´obbligatorietà del trasferimento del Tfr nei fondi pensione rientrerebbe soltanto nell´obiettivo di indebolire il sistema previdenziale pubblico». Lapadula è comunque convinto che il governo stia studiando «qualcosa di più robusto, in termini di disincentivi». E a Maroni risponde: «Io non ho la sfera di cristallo, faccio soltanto due più due partendo dalle dichiarazioni di Berlusconi e, ora, anche di Casini».
          Per i sindacati, d´altronde, oggi estendere il contributivo ai 3,5 milioni di lavoratori che sono rimasti fuori dalla Dini sarebbe poco efficace: «È una manovra inutile – dice Pierpaolo Baretta, Cisl – poteva avere qualche effetto nel ’95, ma da allora è cambiata parecchio la composizione dei pensionandi: ora non darebbe risultati economici per tranquillizzare Bruxelles». Aggiunge Paolo Pirani, Uil: «Dini sa bene che le tempistiche non possono essere cambiate».