Pensioni, accordo più vicino

02/09/2003

martedì 2 settembre 2003

 
 
Pagina 2 – Economia
 
 
Ieri vertice di maggioranza, nuovo appuntamento domani.
Alemanno: "Lavoreremo fino a posizione comune". Riforma in delega e nella Finanziaria
Pensioni, accordo più vicino
Sì a incentivi e innalzamento età. Allo studio stop delle finestre
          Maroni: "Riunione molto positiva". Si è parlato anche di conti pubblici e Finanziaria
          LUISA GRION

    ROMA – Ci sarà l´innalzamento dell´età minima per andare in pensione, anche se graduale. Ci sarà, in futuro, una riduzione delle finestre d´uscita – che dalle attuali quattro passeranno a due – e forse a partire dall´anno prossimo ci sarà anche un loro blocco. Ci sarà la spartizione delle nuove norme fra i due veicoli destinati ad accoglierle: la Finanziaria, dove saranno collocati i provvedimenti necessari a fare cassa, e la delega in discussione al Parlamento, dove prenderanno corpo gli aspetti «strutturali» della futura riforma della previdenza targata Berlusconi. Non ci saranno invece né disincentivi, né decreti: per il momento si preferisce puntare sui premi a chi resta.
    Si è concluso con questi punti fermi, dopo quasi cinque ore di dibattito, il primo vertice di governo destinato ad avviare il rush finale sulla partita-pensioni. Un incontro al quale hanno partecipato i ministri Tremonti, Maroni, Buttiglione e Alemanno, il viceministro Baldassarri e il direttore generale del Tesoro Siniscalco che è iniziato parlando dei «guai» dell´economia e della finanza pubblica e che di fatto si è concluso col primo accordo di maggioranza in tema di previdenza. Restano da chiarire diversi punti, dunque, ma il quadro finale comincia a delinearsi.
    Le novità sostanziale di questo primo round cui farà seguito, già domani, un nuovo incontro è la disponibilità riscontrata in tutta la maggioranza, Lega compresa, ad innalzare l´età minima per accedere alla pensione. Era il primo obiettivo del piano voluto da Berlusconi e Tremonti. L´idea sulla quale si sarebbe trovato l´accordo è quella di arrivare al limite dei 60 anni entro il 2010-2012 proseguendo attraverso una «continuazione» della riforma Dini che arriverà a regime nel 2006-2008. I dettagli troveranno posto nella delega dove sarà indicata anche la nuova struttura delle finestre d´uscita: oggi le date delle quali approfittare per andarsene in pensione sono quattro, diventeranno di sicuro due (ma a partire dal 2004, la finestra del prossimo ottobre – cui dovrebbero avere diritto 20 mila lavoratori – è dunque salva).
    In Finanziaria dovranno invece trovar posto i provvedimenti destinati a fare cassa, ma su molti di questi il dibattito è ancora aperto. Si sa che Tremonti vorrebbe ricavare dalla partita pensioni due-tre miliardi di euro con i quali finanziare gli interventi sul Welfare, ma i termini dell´intervento sono ancora da definire. Si discute di un aumento dei contributi a carico degli autonomi (ipotesi sulla quale lo stesso ministro dell´Economia ha elle perplessità) da affiancare a quello già deciso per i co.co.co ( è scritto nella delega è potrebbe tradursi in un balzo dal 12 al 16 per cento). Ma ancora di più si discute su un blocco delle finestre per tutto l´anno prossimo. L´ipotesi per quanto impopolare, attrae buona parte della maggioranza per la sua doppia valenza: da una parte permette risparmi immediati, dall´altra rafforza il potere degli incentivi a restare. E´ infatti sicuro che la riforma previdenziale conterrà la proposta Maroni (premio del 32,7 per cento in busta paga per chi resta al lavoro anche dopo i 57 anni pur avendo maturato i contributi): se ci sarà il blocco i dipendenti lo riceveranno «obbligatoriamente» e una volta abituati al maggiore reddito difficilmente saranno disposti a rinunciarvi andando in pensione.
    Di tutto questo, però, si parlerà nel prossimo vertice. Intanto i ministri coinvolti manifestano ottimismo promettendo di fare presto. Quello di ieri è stato «un incontro positivo» ha detto Maroni, «Continueremo a lavorare fino alla definizione di una posizione comune» ha precisato Alemanno.