«Pensioni, accordo oppure sciopero generale»

28/04/2003

              domenica 27 aprile 2003

              «Pensioni, accordo oppure sciopero generale»
              Il 6 maggio il vertice con il governo. Cgil, Cisl e Uil chiedono a Maroni una risposta chiara: adesso bisogna smetterla con la melina

              MILANO La fase di studio è finita. Dalla prossima settimana, sulle pensioni, si comincia a far sul serio. Il ministro del Welfare, Maroni, ha
              convocato per il 6 maggio Cgil, Cisl e Uil, sgomberando il campo dalle
              ipotesi di rinvio circolate negli ultimi giorni. E in quella sede si dovrà
              cominciare a sciogliere i nodi.
              Se infatti il timore principale di un rinvio sine die è stato cancellato
              - si era temuto un possibile slittamento a dopo le elezioni amministrative, e la cosa aveva messo in allarme il sindacato che in questo modo non avrebbe potuto incidere sull’iter parlamentare della delega – sulle questioni di merito le distanze tra le parti restano notevoli.La linea delle tre confederazioni, al riguardo, è chiara. Su decontribuzione, obbligatorietà del conferimento del Tfr ai fondi pensione e parità tra fondi aperti e chiusi non ci sono margini di mediazione. E Cgil, Cisl e Uil marciano compatte.
              «Il ministro Maroni – dice Morena Piccinini, segretaria confederale Cgil che con gli omologhi di Cisl e Uil, Piepaolo Baretta e Adriano Musi, parteciperà al veritce – dovrebbe capire che la nostra proposta di fiscalizzazione degli oneri sociali per ridurre il costo del lavoro è molto più sicura, efficace e anche vantaggiosa per le imprese rispetto alla decontribuzione».
              A meno che, naturalmente. il vero obiettivo non dichiarato della
              riforma sia quello di aprire una falla nel sistema previdenziale pubblico.
              «La proposta dei sindacati di fiscalizzare gli oneri sociali e impropri – incalza il numero due della Uil Adriano Musi – è alternativa alla
              decontribuzione. Non solo. Il ministro deve sapere che le nostre proposte sul Tfr sono sostitutive a quelle indicate nella delega».
              Insomma, se nel provvedimento del governo dovessero restare il
              taglio dei contributi («anche senza la soglia minima del 3 per cento»),
              la parità tra i fondi e l’obbligatorietà del conferimento del trattamento
              di fine rapporto, sarà scontro. Per Cgil, Cisl e Uil, cioè, non ci sarà
              altra alternativa che quella della lotta. A cominciare dall sciopero generale, come ha sottolineato qualche giorno fa il numero due della Uil.
              Ma esistono margini per un’intesa? Secondo Pierpaolo Baretta, sì.
              «È solo una questione di volontà politica» – dice. Baretta, in particolare, ricorda le disponbilità manifestate dopo l’incontro del 17. Ora, a chiarire le prospettive, ci sarà l’esame di merito. Ferma restando l’indisponibilità a trattare sui tre punti sopra ricordati.
              Intanto dal fronte governo giungono dichiarazioni distensive. «Il clima
              è buono» – ha assicurato ieri Maroni. «Perfino con la Cgil».
              Nel merito, il ministero fa sapere che la valutazione è in corso. Gli
              uffici stanno lavorando, e il 6 maggio Maroni sarà in grado di esporre
              ai sindacati le proprie valutazioni. «Ho preso atto delle proposte – dice
              il ministro – che sono state fatte con un documento e anche a voce. Ho
              riconosciuto l’importanza di avere delle proposte alternative e non solo
              dei no».
              Ma sui tre punti che il sindacato considera irrincunciabili e, quindi,
              non trattabili? Il ministro per ora glissa. La valutazione tecnica è ancora
              in corso. Il giudizio, quale che sia, non arriverà che al termine.
              E comunque non oltre il 6 maggio. Che sarà davvero il giorno della verità.
              r.e.