Pensioni a un milione a chi ha più di 65 anni

18/10/2001






L’adeguamento delle «minime» scatterà per i redditi fino a 13 milioni. Nel calcolo è esclusa la prima casa

Pensioni a un milione a chi ha più di 65 anni


Maroni: aumenti a gennaio 2002. Cofferati: l’esecutivo ha buttato nel cestino la concertazione

      ROMA – Il governo indicherà con un emendamento alla Finanziaria i pensionati poveri cui verrà portata la pensione a un milione di lire (516,5 euro) al mese. Gli aumenti, quindi, scatteranno dal primo gennaio 2002. Lo ha annunciato ieri al Senato il ministro del Lavoro, Roberto Maroni. Che ha anche anticipato alcuni criteri generali di selezione dei beneficiari: i pensionati senza altri redditi oltre la pensione stessa, tranne l’eventuale casa di abitazione. «Vogliamo poi arrivare vicino ai 65 anni – ha continuato il ministro – e comprendere tutti i tipi di pensione». Sembra insomma di capire che Maroni voglia aumentare le pensioni a tutti coloro con più di 65-70 anni, compresi i titolari di pensioni sociali, che non superino i 13 milioni di reddito (cioè le tredici mensilità della pensione).

      LA POLEMICA CON COFFERATI – L’annuncio è arrivato alla vigilia del confronto tra lo stesso Maroni e le parti sociali sulla riforma delle pensioni e del mercato del lavoro che comincia oggi. Ma non è servito a rasserenare il clima. La polemica con la Cgil resta forte. Il suo leader, Sergio Cofferati, accusa il governo di «aver buttato nel cestino la politica dei redditi», minaccia lo sciopero generale nel pubblico impiego se non verranno aumentati gli stanziamenti per i contratti e afferma che l’intenzione dell’esecutivo di procedere sulle pensioni entro il 15 novembre con una delega «blocca il confronto». Maroni replica con ironia: «La pretesa di Cofferati di decidere come il governo debba legiferare è un tantino eccessiva». E ricorda che già nel ’92 l’allora presidente del Consiglio, Giuliano Amato, fece la riforma delle pensioni con una delega ricevuta dal Parlamento «e in quell’occasione non ci furono dichiarazioni di fuoco». L’idea che il governo intervenga con una delega non piace neppure alla Cisl e alla Uil, che vorrebbero più tempo per discutere e che, in ogni caso, sono contrarie a nuovi tagli sulle pensioni, anche se la posizione di questi due sindacati, soprattutto della Cisl, è più aperta al dialogo col governo Berlusconi rispetto a quella della Cgil.

      UNA SELEZIONE DIFFICILE – Per individuare con precisione la platea delle pensioni da portare a un milione di lire il governo si servirà anche degli ultimi dati del casellario dei pensionati gestito dall’Inps. Alla luce della recente «operazione Red» con la quale l’Inps ha verificato le condizioni reddituali dei suoi assistiti si è scoperto che il numero dei pensionati che prendono meno di un milione di lire al mese è sceso di quasi un milione rispetto ai 6 milioni che risultavano prima della verifica, attestandosi a 5 milioni 108 mila anziani, compresi i titolari di rendite indennitarie e di invalidità civile. Di questi, stima il governo, solo 2 milioni, 2 milioni e mezzo riceveranno l’aumento, perché i soldi messi a disposizione con la Finanziaria sono 4.200 miliardi di lire (2 miliardi 169 milioni di euro). Una somma limitata, se si tiene conto che, sempre secondo le ultime elaborazioni dell’Inps, per aumentare a un milione la pensione di tutti coloro (sono 3 milioni 244 mila) che beneficiano di prestazioni assistenziali (integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali e pensioni sociali) in ragione del loro basso reddito ci vorrebbero ben 11.295 miliardi di lire. Escludendo i 600 mila pensionati con meno di 65 anni, si scende a 9.280 miliardi di lire. Togliendo anche i 700 mila anziani tra 65 e 70 anni si arriverebbe a 6.500 miliardi, comunque troppi rispetto alle disponibilità.

Enrico Marro


Economia