Pensioni 2 – Paese che vai, ricetta che trovi

08/07/2003

      Lunedí 07 Luglio 2003

      ll nodo previdenziale


      Paese che vai, ricetta che trovi
      FRANCIA
      Più libertà ai sottoscrittori


      Alla base del sistema pensionistico francese ci sono regimi a ripartizione obbligatoria, che coprono il 98% della spesa totale per la previdenza e sono finanziati sia da contributi che da imposte. Il Governo del premier Jean-Pierre Raffarin sta conducendo in porto proprio in queste settimane un’incisiva riforma che, tra l’altro, eleva da 37,5 a 40 anni il periodo contributivo, parificando settore pubblico e privato. Accanto al primo pilastro previdenziale si sono sviluppate forme supplementari obbligatorie, sulla base di contratti collettivi. La formula delle prestazioni di questi regimi fa perno su un sistema a punti e garantisce un legame fra contributi versati e prestazioni erogate. L’importanza assunta da questi sistemi lascia poco spazio allo sviluppo di ulteriori programmi su base volontaria, che tuttavia la legge incentiva sotto il profilo fiscale. Tra le maggiori novità della riforma Raffarin c’è la possibilità, per ciascun cittadino, di accedere a una forma di risparmio-pensione per integrare le prestazioni erogate. Il nuovo sistema offrirà libertà di scelta sulle modalità di adesione e gestione e garantirà la sicurezza e la protezione finanziaria dei sottoscrittori. Obiettivo delle nuove misure è arrivare al pagamento di una rendita vitalizia una volta raggiunta l’età pensionabile.





      GERMANIA
      Vantaggi legati ai vincoli


      Il regime pensionistico generale copre in Germania l’82% degli occupati, circa 33 milioni di persone, e sconta un’aliquota contributiva media del 19,5 per cento. Gli autonomi non sono obbligatoriamente assicurati, ma hanno la possibilità di iscriversi alle gestioni pubbliche. Il sistema pensionistico generale è la fonte del 60% dei redditi complessivi degli anziani, con punte del 90% nell’ex Germania Est. Nei progetti del cancelliere Gerhard Schroder c’è ora, accanto a una manovra di stimolo fiscale per l’economia, anche una revisione del Welfare. Ma già dal 2001, con la riforma Riester, sono stati introdotti piani pensionistici integrativi che si possono attivare in diversi modi, su iniziativa del datore di lavoro o con contratti individuali. I fondi integrativi sono fiscalmente avvantaggiati, a condizione che rispettino una griglia di vincoli, tra i quali la liquidazione delle prestazioni solo al momento della pensione e la garanzia per gli aderenti di ottenere i benefici anche in caso di fallimento del fondo. Sono abilitati alla gestione, accanto a banche e investitori istituzionali, anche le compagnie assicurative. Nel caso dei piani collettivi la scelta del provider spetta ai datori di lavoro, mentre per i piani individuali decide il singolo aderente. Nel 2002 le sottoscrizioni hanno interessato tre milioni di tedeschi.





      GRAN BRETAGNA
      Previste anche forme miste


      Il primo pilastro del sistema pensionistico britannico è costituito da un trattamento di base fisso e da una quota integrativa legata al reddito, la State Second Pension. Caratteristica unica del sistema è la possibilità di non aderire a questo secondo schema, in presenza di una forma previdenziale, professionale o personale che sia, in grado di fornire prestazioni equivalenti o migliori rispetto alla componente legata al reddito del regime obbligatorio. In quest’ipotesi i cittadini hanno diritto a ridurre i contributi versati all’assicurazione nazionale. I fondi pensione professionali sono, invece, costituiti dai singoli datori di lavoro e raccolgono l’adesione del 44% circa della popolazione in età lavorativa. Infine, dal 1988 sono state introdotte anche le pensioni personali, per offrire una seconda copertura di tipo privato. Il 12% dei dipendenti e il 44% degli autonomi sta attualmente provvedendo a costruirsi una pensione personale. Grande importanza rivestono, poi, le forme miste (Hybrid Schemes), che consentono il passaggio da un sistema all’altro e l’erogazione del trattamento più conveniente. Anche in Gran Bretagna l’allungamento della speranza di vita sta rimettendo in discussione le linee strategiche della politica previdenziale: nel dicembre 2002 il Governo ha pubblicato un Libro verde sulle pensioni con importanti proposte di riforma.



      STATI UNITI
      I contributi sono deducibili


      Negli Stati Uniti il sistema pensionistico pubblico a ripartizione è vigente dal 1935 ed è attualmente rappresentato dall’Oasdi (Old Age, Survivors and Disability Insurance), che interessa il 96% dei lavoratori del settore privato ed è finanziato con un’aliquota del 12,4%, ripartita fra lavoratore e datore di lavoro. Modesto il livello delle prestazioni rispetto all’ultimo stipendio (intorno al 30%, con punte massime del 45%). I fondi pensione sono, di conseguenza, fortemente sviluppati e trovano una molla decisiva nei vantaggi fiscali: la contribuzione, entro certi limiti, è completamente deducibile. A differenza del Regno Unito, sono molto più diffusi i piani a contribuzione definita rispetto a quelli a benefici definiti. In particolare, hanno avuto enorme successo i piani 401K, così chiamati perché autorizzati nel 1978 da una specifica sezione dell’Amministrazione americana. Si tratta di fondi pensione messi a disposizione dal datore di lavoro, all’interno dei quali ogni dipendente-aderente ha un proprio conto individuale e si assume le responsabilità delle decisioni di investimento. La gestione è particolarmente flessibile e al momento del pensionamento il beneficiario può scegliere fra diverse opzioni, tra cui il ritiro del capitale, il passaggio ad altri piani privati di tipo individuale oppure l’erogazione di una rendita vitalizia.
      PAGINA A CURA DI ELIO SILVA