Pensione, i fondi doppiano il Tfr

11/06/2004




Lunedì 7 giugno 2004

    BILANCI Buoni voti nella pagella del primo quadrimestre per la previdenza integrativa. Pronte nuove linee per accogliere la liquidazione
    Pensione, i fondi doppiano il Tfr

    Da gennaio le casse di categoria hanno reso il 2% con punte del 3,2%, il trattamento di fine rapporto soltanto l’1,1%
      I rendimenti sono positivi, e in quasi tutti i casi superiori al Tfr: il primo scorcio dell’anno segna un bilancio confortante per i fondi pensione chiusi. Nei primi quattro mesi del 2004 si è attestata al 2% la performance media netta offerta dalle casse previdenziali rivolte ad ambiti omogenei di lavoratori, come i dipendenti di un’azienda o gli appartenenti a una categoria professionale. Un risultato che si colloca poco sotto il 2,3% offerto dai rispettivi benchmark (gli indicatori utilizzati per valutare l’andamento della gestione finanziaria), che però sono in termini lordi.

      Molto più significativa, invece, la sfida con il Tfr, un concorrente naturale dal momento che i chiusi sono rivolti soprattutto ai dipendenti: fra gennaio e aprile di quest’anno, la liquidazione accantonata presso le aziende ha reso poco più della metà, l’1,1% (il 75% del tasso d’inflazione più una quota fissa dell’1,5% su base annua, vale a dire lo 0,5% per quattro mesi). Hanno fatto peggio soltanto le linee monetarie di Fondenergia, Fonchim, Fopen e Fondodentisti, tutte con rendimenti compresi fra lo 0,6 e l’1%.

      Il risultato migliore è il 3,2% offerto dal comparto azionario dello stesso Fopen. «È un dato certamente positivo – commenta Salvatore Martinelli, presidente del fondo che raggruppa i dipendenti del gruppo Enel – che però non ci lascia entusiasti. La differenza rispetto al 4,1% segnato nello stesso periodo dal benchmark non può essere spiegata semplicemente con il fatto che quest’ultimo è al lordo. I fondi devono migliorare le tecniche di controllo dei gestori e richiedere loro una maggiore specializzazione per particolari categorie di attivi».


      Sul fronte della gestione finanziaria, i fondi chiusi sono chiamati a un salto di qualità. Dovranno offrire agli iscritti una gamma di linee d’investimento con diverso profilo di rischio, ed è quel che numerose casse previdenziali stanno facendo attraverso il sistema del multicomparto. In base alla delega attualmente in discussione, inoltre, il Tfr dovrebbe essere destinato integralmente alla previdenza complementare per i lavoratori che non dichiarino di volerlo mantenere presso le aziende: ai fondi chiusi, che avranno un binario preferenziale, affluirà presumibilmente la parte maggiore di un ammontare complessivo di circa 13 miliardi di euro.


      Rispetto alla rivalutazione di legge sul Tfr, i fondi dovranno prevedere linee garantite, se non in termini espliciti quantomeno di fatto. «Nel comparto bilanciato introdurremo una gestione ad hoc per obbligazioni corporate e azionario internazionale – dice Nicola Messina, presidente di Fonchim dei chimici -. Quanto alle garanzie, questi strumenti costano parecchio. Preferiamo affidarci a un portafoglio che consenta di ridurre al minimo i rischi».


      A una linea garantita pensa invece Cometa, il maggiore fra i chiusi, che ha in cantiere il passaggio al multicomparto. «Stiamo ricevendo le offerte – spiega Giacinto Militello, presidente del fondo dei metalmeccanici – e pensiamo di partire con il primo gennaio 2005 con quattro comparti: interamente obbligazionario, bilanciato obbligazionario, in pratica sostanzialmente simile all’asset allocation attuale che vede il 20% di azioni e l’80% di obbligazioni, bilanciato azionario e infine garantito. Quest’ultimo dovrebbe assicurare alla scadenza un rendimento minimo del 2% annuo, in subordine tassi in linea con quelli del mercato monetario oppure la semplice restituzione del capitale. Se però i costi richiesti dai gestori non saranno ritenuti accettabili questa linea sarà obbligazionaria senza garanzia».


      Multicomparto in vista anche per Laborfonds, il fondo che raggruppa dipendenti pubblici e privati del Trentino Alto Adige. «Stiamo discutendo le caratteristiche – spiega il direttore Giorgio Valzolgher -. Accanto all’attuale linea bilanciata pensiamo a un’azionaria e, in vista del trasferimento del Tfr, a una a basso rischio ma senza una garanzia esplicita, anche perché in particolari casi questa viene fornita dalla Regione».


      Fra i responsabili delle casse previdenziali aziendali e di categoria, intanto, suscita un’ondata di critiche la parità, prefigurata dalla delega, fra tutti gli strumenti previdenziali: i fondi chiusi, appunto, gli aperti (promossi direttamente da compagnie di assicurazione, banche, Sim e società di gestione del risparmio), e infine le polizze pensionistiche. «Mettere sullo stesso piano strumenti completamente diversi è un grave errore – sottolinea Martinelli di Fonchim -. I costi delle polizze pensionistiche sono molto più elevati e incompatibili con i nostri», gli fa eco Militello di Cometa.


      E anche il meccanismo di silenzio- assenso previsto per il Tfr non suscita troppi entusiasmi. «Temo pressioni, soprattutto di molte piccole aziende, perché i dipendenti lascino la liquidazione presso di loro», dice Valzolgher, mentre per Messina di Fonchim «ai lavoratori dovrebbe essere consentito stabilire quale percentuale di Tfr destinare alla previdenza complementare».

Roberto E. Bagnoli