Pensione contributiva; per molti salta l’opzione

05/11/2001

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Lunedì 05 Novembre 2001
IL NUOVO DECRETO LEGGE (355/2001) RESTRINGE I CASI IN CUI SI PUO’ ABBANDONARE IL TRATTAMENTO RETRIBUTIVO
Pensione contributiva; per molti salta l’opzione
Mauro Salvi
Dal 1° ottobre 2001 l’opzione – cioè la possibilità di abbandonare la pensione retributiva e chiedere in sostituzione quella contributiva – è preclusa ai lavoratori che nell’anno 1995 avevano raggiunto almeno i 18 anni di contributi. L’opzione resta solo per i lavoratori che alla stessa data avevano meno di 18 anni di anzianità contributiva e che liquidano la pensione cosiddetta mista, cioè con il sistema retributivo per i periodi fino al 1995 e con quello contributivo dal 1996 alla data della quiescenza. Artefice del «furto» è il decreto legge 355/2001 che agisce su due linee distinte: – permette finalmente di liquidare la pensione contributiva a chi ne ha fatto domanda entro il 30 settembre 2001 – blocca l’opzione dal 1° ottobre 2001 nei confronti dei lavoratori più anziani. In parole povere, la facoltà di passare da un sistema all’altro, introdotta a chiare lettere dalla legge Dini del 1995, viene strozzata e ristretta a un numero inferiore di potenziali fruitori. Il decreto sostiene che questo risultato discenda da una attenta interpretazione della norma del 1995, ma molti non sono assolutamente d’accordo e ipotizzano censure di incostituzionalità. I calcoli Per evitare equivoci o incomprensioni è necessario partire dai requisiti che sono chiesti per la pensione di vecchiaia, a seconda del sistema di calcolo che si adotta. A – Pensione retributiva. I requisiti sono i seguenti: – 60 anni le donne e 65 gli uomini, – almeno 20 anni di contributi versati, – cessazione del rapporto di lavoro dipendente. B – Pensione contributiva. I requisiti sono i seguenti: – almeno 57 anni per tutti, uomini e donne; se si hanno 40 anni di contributi si può avere la pensione anche prima dei 57 anni, – almeno 5 anni di contributi versati, – cessazione del rapporto di lavoro dipendente, – raggiungimento di un importo di pensione, se si hanno meno di 65 anni di età, pari a quello dell’assegno sociale Inps, aumentato del 20%. Tre stazioni La legge Dini 335 del 1995, nell’introdurre per la prima volta nel panorama previdenziale italiano la pensione contributiva, ha stabilito tre stazioni da cui partono le pensioni.
A - La pensione resta ancorata al calcolo retributivo se il soggetto ha almeno 18 anni al 31 dicembre 1995. B – La pensione viene calcolata con il sistema misto se il soggetto ha meno di 18 anni al 31 dicembre 1995. In questo caso i periodi di versamento fino all’anno 1995 sono calcolati con il tradizionale sistema retributivo, quelli successivi con il sistema contributivo.
C – La pensione viene calcolata con il solo sistema contributivo se il soggetto ha iniziato la carriera assicurativa dopo l’anno 1995. Un ponte di collegamento I tre sistemi di calcolo non sono impermeabili. La legge offre la possibilità a chi ha diritto alla pensione retributiva di cambiare idea e di optare per quella contributiva. Per operare questo passaggio è necessario che l’interessato abbia almeno 15 anni di contributi, di cui 5 dal 1° gennaio 1996 in poi. Il che significa che l’opzione non può essere fatta fino al 31 dicembre 2000, essendo la sua data di nascita al 1° gennaio 2001. Pro e contro Il calcolo contributivo offre una pensione inferiore a quello retributivo. E questo è facilmente spiegabile: – la pensione retributiva viene calcolata solo sulle retribuzioni degli ultimi cinque/dieci anni, scartando quelle più remote che in genere solo quelle più modeste e che quindi affossano la misura della rendita, – la pensione contributiva viene calcolata su tutti i contributi versati, a partire dal primo giorno di lavoro, quando era per esempio apprendista e quindi percepiva un salario molto basso. Se queste sono le premesse, per quale motivo il lavoratore dovrebbe abbandonare la pensione più alta per riscuotere quella più bassa? La risposta positiva è data dall’età. Scegliere la contributiva significa anticipare la pensione di vecchiaia di 3 anni per le donne e 8 anni per gli uomini. E per molti questo è un risultato non da poco. Anche perché la pensione verrebbe presa per tutto quel tempo in più e la persona in questione potrebbe più facilmente svolgere un altro lavoro, lucrando due redditi. C’è poi un altro elemento positivo da considerare. Con il decreto legislativo 180 del 1997 il Parlamento detta le coordinate per calcolare la pensione dopo l’opzione. E nel fare questo introduce un vantaggio di tutto rispetto di cui non c’è cenno nella legge istitutiva del 1995. In sintesi la norma dice che la pensione contributiva non si calcola sull’intero periodo – come abbiamo detto sopra in ossequio a quanto riportato dalla legge Dini – ma solo sugli anni che vanno dal 1996 alla data del pensionamento e sui 10 anni anteriori al 1996. Il risultato che si ottiene da questi 10 anni viene spalmato su tutti i periodi anteriori al decennio, di modo che vengano di fatto irrobustite le smilze buste paga dell’inizio carriera. A ben vedere, la legge introduce un calcolo altamente retributivo pur nel sistema contributivo. Con questo sistema l’opzione diventa più remunerativa e spinge più persone ad avvalersi del passaggio da un calcolo all’altro. Dal gennaio 2001 Poiché l’opzione scatta dal 1° gennaio 2001, molti lavoratori si licenziano nel mese di dicembre e chiedono la pensione contributiva avendo 57 anni o più. Ma a fine dicembre scatta la trappola. Il governo si è ormai accorto che i calcoli della contributiva sono troppo favorevoli e che in molti casi il risultato – contrariamente alle indicazioni della legge Dini – è migliore. E corre ai ripari, introducendo la norma-catenaccio. L’opzione non è più possibile: viene cioè spostata al 1° gennaio 2003. Con la finanziaria 2001, in vigore da gennaio 2001, nascono i problemi per i lavoratori che restano senza stipendio e senza pensione. E nascono le proteste, più che giustificate. Che cosa si può fare? Con decreto legge 158 del 3 maggio 2001, convertito in legge 248 del 2 luglio, viene reintrodotta l’opzione dal gennaio 2001, salvando in tal modo chi è in sospeso. Il governo però introduce nel decreto una norma che annulla i vantaggi del calcolo delineato nel 1997. Si deve tenere conto che nei periodi anteriori al decennio le aliquote contributive erano più basse e questo fatto – tradotto in una riduzione del periodo utile a pensione – comporta un pagamento più smilzo. La trappola Chi non ha ancora fatto domanda di opzione e sta per farla si blocca e rifà i conti per valutare le convenienze alla luce del nuovo calcolo. Ma chi ha presentato domanda è ormai in trappola. Si è dimesso sicuro di avere una certa pensione, ora è costretto ad averne un’altra e peggiore. Pur con questo scenario gli enti non liquidano le pensioni. Il governo infatti fa sapere che sta valutando con attenzione la portata dell’opzione perché non è convinto che sia un diritto di tutti i lavoratori. Il decreto legge 355, in vigore dal 1° ottobre, getta un sasso nello stagno. L’opzione, come detto all’inizio, viene negata a chi ha 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. In altre parole, chi ha diritto all’intera pensione calcolata con il retributivo non può più accedere al contributivo. Lo può fare solo chi liquida la pensione con il sistema misto. Il decreto salva la posizione di chi ha presentato opzione entro il 30 settembre 2001 (anche se ha più di 18 anni contributivi nell’anno 1995 e quindi oggi ne ha all’incirca 24), e dal 1° ottobre chiude la saracinesca. Da ora in poi l’opzione è una facoltà a disposizione solo dei lavoratori più giovani, quelli che andranno in pensione come minimo tra 10/15 anni. Il pro-rata Come andrà a finire? Molti ipotizzano che la norma sarà travolta in sede di scrutinio della Corte Costituzionale. Ma il tempo gioca a sfavore di questa tesi, se è vero che dal 2002 verrà introdotto il sistema del pro-rata, vale a dire che i periodi successivi al 31 dicembre 2001 saranno valutati solo con il calcolo contributivo. Se ciò succederà, di fatto la protesta verrà svuotata di contenuti perché comunque tutti dovremo cadere nelle braccia del contributivo.
 

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