Pensione alle casalinghe: liberi e volontari i versamenti

06/10/2003




06 Ottobre 2003

UN MESE DI CONTRIBUTI VALE 25,82 E COME MINIMO, PARI A 309,84 E ALL’ANNO, MA LA RENDITA SARA’ IRRISORIA
La pensione alle casalinghe
liberi e volontari i versamenti
Mauro Salvi

La pensione delle casalinghe non è affatto dietro l’angolo. Il percorso è accidentato e raggiungere il traguardo significa il più delle volte avere sborsare notevoli somme. Questo se si vuole avere un assegno degno di tale nome, capace di fare sopravvivere le interessate. Se non si versano contributi «pesanti» sia chiaro per tutti (sia alle interessate sia mariti che pagano l’Inps): la pensione sarà, come diceva Totò, una quisquilia.
Quanto «costa» la pensione? La domanda non ha risposta, perché si possono versare contributi anche per avere una pensione (si fa per dire) di un solo euro. L’importo dei pagamenti è libero: si versa quello che si vuole quando si vuole. E’ tutto rimesso alla libera scelta delle interessate, compresa la volontà di iscriversi al fondo.
La legge dice soltanto: chi vuole la pensione Inps deve versare almeno cinque anni di contributi. Con essi si potrà avere la pensione nell’arco di tempo che va dai 57 (praticamente impossibile) ai 65 anni di età. In realtà il sistema è strutturato in modo tale che la pensione si potrà avere, nella quasi totalità dei casi, a 65 anni.
Il versamento è libero, ma se si vuole un mese di contributi occorre pagare almeno 25,82 euro. Perciò, il riconoscimento di un anno intero costa 309,84 euro e il minimo dei 5 anni costa 1549,20 euro. Con questa somma si raggiunge il diritto a pensione che però potrà essere pagata solo quando si brinderà al 65° anno di età. Per avere la pensione a partire dai 57 anni occorre pagare molto, ma molto di più.
Non ci sono scadenze per il pagamento, si versa in qualsiasi momento dell’anno. Né c’è bisogno di pagare mese per mese: basta farlo una sola volta all’anno per coprire il periodo. L’importo versato viene accreditato nell’anno stesso. Se io pago una certa cifra il 31 dicembre 2003 il contributo mi viene spalmato nei vari mesi del 2003. Se invece pago la stessa cifra il 2 gennaio 2004 la somma coprirà quell’anno, anche se io intendevo riferirla al 2003.
C’è una particolarità per chi si iscrive al fondo entro quest’anno. Se desidera farlo, può versare i contributi al fondo, senza interessi, a partire dal 1997. Quindi può versare come massimo 7 anni (quindi 6 anni di arretrati) e mettere da parte un primo castelletto di contributi. Questo versamento può rivelarsi utile per gli iscritti che sono vicinissimi ai 65 anni e quindi potranno «sfruttare» la spesa entro brevissimo tempo.
Ai contributi versati direttamente dagli interessati possono aggiungersi gli abbuoni accumulati presso i centri vendita convenzionati con Inps (negozi, supermercati, distributori di carburante) i quali, in luogo di riconoscere uno sconto, possono, dietro richiesta, dirigere la somma verso il fondo Inps per aumentare i «risparmi previdenziali» che sono depositati nella banca Inps.
C’è infine da ricordare un altro fatto positivo: i contributi versati all’Inps sono deducibili dal reddito imponibile Irpef per intero e anche per i famigliari a carico. Quindi il marito che paga i contributi per la moglie a carico, rientra in parte della spesa attraverso la leva fiscale.
Si paga a mezzo di un bollettino di conto corrente postale che l’Inps invia a casa con la lettera che accoglie la domanda di iscrizione.
Tutto ciò che viene versato finisce sul conto previdenziale dell’iscritto, meno un 2% che viene prelevato dall’Inps per finanziare i costi sostenuti per la gestione del fondo e il pagamento delle pensioni. Perciò, ai fini del calcolo della pensione, si tiene conto del 98% di quanto versato nell’arco della vita assicurativa.
La pensione viene liquidata in presenza dei seguenti requisiti:

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cinque anni (60 mesi) di versamento al fondo, anche non continuativi
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età a partire dai 57 anni
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maturazione di un importo di pensione almeno pari all’assegno sociale Inps aumentato del 20% per chi non ha 65 anni. Quest’anno, ad esempio, per avere la pensione occorre avere raggiunto il diritto a un assegno di 430,79 euro. In caso contrario si potrà avere la pensione negli anni successivi, fino a quando si sarò raggiunta la misura minima (che ovviamente si modifica ogni anno a seguito dell’aumento dell’assegno sociale)
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per chi ha 65 anni, qualunque sia l’importo maturato.
C’è anche la pensione di inabilità che viene data – senza minimi anagrafici e quindi a qualunque età – in presenza dei seguenti requisiti:

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cinque anni (60 mesi) di contributi versati, anche non continuativi
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assoluta e permanente impossibilità a svolgere attività lavorativa.
Come si vede dall’analisi ragionata dei requisiti, il sistema è strutturato in modo tale da riconoscere la pensione solo a 65 anni. Prenderla in tempi anticipati significa versare somme notevoli, come possiamo verificare attraverso le esemplificazioni in box.