«Pensionati traditi da tutti i governi» L’accusa di Bonanni

07/01/2010

Il leader Cisl chiede un patto con il governo Le ipotesi sul nuovo paniere e l’indice dei prezzi
«Governi traditori». Oltre alla riforma fiscale, vicina anche nelle intenzioni del governo, i sindacati chiedono di mettere mano al potere d’acquisto delle pensioni. L’inflazione allo 0,8% dell’anno scorso promette adeguamenti irrisori sugli assegni previdenziali più bassi e acuisce la perdita del potere d’acquisto delle categorie più deboli. E così, ieri, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, è tornato a fare la voce grossa, sollecitando sia il governo e la maggioranza, che l’opposizione.
«I governi, tutti i governi degli ultimi quindici anni, hanno tradito i pensionati, soprattutto quelli con i redditi più bassi. Nessuno ha mai fatto nulla per permettergli di recuperare almeno in parte quanto perso con l’aumento del costo della vita» ha detto Bonanni. «Le pensioni di base sono state esposte al vortice dei prezzi nell’ultimo decennio con l’euro e poi non hanno avuto mai fino in fondo la restituzione che esisteva quando le pensioni erano legate ai salari». E ora serve «un patto tra governo, parti sociali e opposizione per fare le riforme, a cominciare da quella fiscale, e per intervenire sui tanti fronti che la crisi ha aperto, come i livelli dei salari e delle pensioni».
Sull’adeguamento degli assegni più bassi, in linea teorica, sono d’accordo sia il Pdl che il Pd. O, almeno, questo hanno detto in campagna elettorale sia Silvio Berlusconi che Walter Veltroni e Pierluigi Bersani. Anche se poi ci si è messa di mezzo la crisi economica, che ha chiuso i margini di manovra sui conti pubblici. Un intervento del genere costa, come sa bene il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che forse non a caso non si èmai spinto oltre la promessa di evitare almeno un taglio degli assegni e la garanzia di lasciare nel sistema previdenziale i risparmi degli interventi correttivi (come accade anche per quelli legati all’aumento dell’età pensionabile delle donne nel settore pubblico).
Fare di più, date le condizioni del bilancio pubblico, sembra difficile. Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, si è sempre detto favorevole alla costruzione di un paniere di beni "ad hoc" sul quale calcolare l’inflazione alla quale indicizzare le pensioni. Non più di un mese fa Sacconi si è visto recapitare al ministero un milione e seicentomila cartoline dai pensionati della Uil che chiedevano misure più efficaci per la difesa dei redditi previdenziali. Ma è stato costretto a rispondere loro che «il drammatico livello del debito italiano rende al momento impossibile attuare interventi strutturali», come quello del nuovo paniere.
Ammesso che risolva il problema. È senz’altro vero che i pensionati consumano in modo diverso dagli italiani medi. E che l’indice Istat dell’inflazione, calcolato per l’intera collettività, non lo riflette appieno. Nel paniere Istat, ad esempio, i costi dell’abitazione incidono per circa il 10%, tanto quanto la voce ristoranti e abbigliamento, e poco di più di quella relativa a ricreazione, spettacolo e cultura. Un paniere diverso sarebbe forse più calzante, ma il Cnel, che due anni fa ha ha studiato a fondo la questione, sostiene il contrario.
Fatti i calcoli, anche adottando un indice diverso il risultato non cambierebbe granché, sostiene il Consiglio. Quello che fa la differenza tra una famiglia italiana media e una famiglia di pensionati «non è tanto il carrello della spesa, ma la sua incidenza sul reddito». Se guadagno 100 e spendo 100 l’inflazione colpirà tutti i mei consumi, se spendo 100, ma guadagno 200, almeno una metà la salvo. Più che un paniere diverso, concludeva il Cnel nel giugno del 2008, serve un indice d’inflazione diverso. Qualcosa che misuri l’effetto dell’inflazione non tanto in rapporto ai beni e ai servizi consumati, quanto al reddito percepito dalle diverse tipologie di famiglie.