Pensionati: oltre la metà prende meno di mille euro

12/01/2007
    venerdì 12 gennaio 2007

    Pagina 16 – Economia & Lavoro

    Pensionati,
    oltre la metà prende
    meno di mille euro

      Solo uno su cinque è sopra i 1.500 euro
      Stazionario il numero degli assegni

        di Laura Matteucci / Milano

        PENSIONI POVERE – Sono oltre 5 milioni, il 31% del totale, i pensionati che vivono con una cifra tra i 500 e i mille euro al mese e sono quasi 4 milioni, pari al 23%, quelli che prendono meno di 500 euro. Sono i risultati della ricerca dell’Istat su «I beneficiari delle prestazioni pensionistiche», che spiega come un ulteriore 23,4% ottiene pensioni comprese tra mille e 1.500 euro mensili, e il restante 21,9% riceve pensioni che vanno oltre i 1.500 euro. Solo il 9,9% del totale dei pensionati può contare su più di 2mila euro. Se analizzate per genere – spiega l’Istat – le distribuzioni del reddito mostrano differenze consistenti: i pensionati uomini sono meno, ma percepiscono quote mensili più elevate rispetto alle donne.

        Al 31 dicembre 2005 i pensionati risultavano essere 16.560.879, un numero pressochè invariato rispetto all’anno prima, per una spesa complessiva di 214.881 milioni di euro (+3,3% rispetto all’anno precedente). I titolari di pensioni di vecchiaia sono 10,9 milioni, di cui il 74,5% riceve unicamente queste, mentre il 25,5% beneficia anche di altre prestazioni pensionistiche.

        In media ogni pensionato ha percepito 12.975 euro nel corso dell’anno, un dato che però risente del fatto che il 68,4% dei beneficiari prende una pensione sola, ma il 24,2% ne cumula due e il 7,4% almeno tre.

        Altro dato significativo: il 68,7% dei pensionati ha più di 65 anni (il 19,2% del totale è over 79), il 31,3% ha un’età inferiore, il 27,7% ha tra i 40 e i 64 anni. Il 3,6% ha meno di 40 anni, anche se in prevalenza si tratta di prestazioni indennitarie e assistenziali.

        Le donne con il 53% continuano a battere gli uomini per numero di pensioni, ma questi si rifanno negli importi percependo nel complesso il 55,9% del totale dei redditi (15.451 euro come importo medio rispetto ai 10.783 euro delle donne, che contano infatti su meno versamenti contributivi e spesso sono titolari di trattamenti di reversibilità o pensioni sociali).

        Quanto alla distribuzione territoriale che, dice l’Istat, «dipende prevalentemente dalle differenze nella struttura per età della popolazione e dall’evoluzione nel tempo dell’occupazione nelle diverse aree geografiche», il 47,2% dei pensionati risiede nel nord (oltre 7,8 milioni), il 30,2% nelle regioni meridionali e insulari, mentre il 19,5% in quelle centrali. Altri 510mila pensionati risiedono all’estero (3,1% del totale).

        In rapporto alla popolazione, il numero dei pensionati residenti nelle regioni settentrionali (273 per mille abitanti) è superiore sia a quello medio nazionale (268 per mille), sia a quello delle regioni centrali (265 per mille abitanti) e del Mezzogiorno (263 per mille abitanti).

        Differenze territoriali si rilevano anche riguardo agli importi medi, più elevati nelle regioni settentrionali e in quelle centrali (rispettivamente 105,4% e 106,4% della media nazionale) e inferiori al sud (87,5% rispetto alla media nazionale).

        Il più elevato importo medio è percepito dai pensionati in età compresa tra 40 e 64 anni (13.730 euro, valore superiore del 5,8% a quello medio generale). Per i pensionati ultra 64enni gli importi medi hanno valori molto vicini a quelli del complesso dei beneficiari, mentre per chi ha un’età inferiore a 40 anni gli importi medi non raggiungono il 40% della media.

        Le pensioni di invalidità e di inabilità sono diminuite del 6,3% a 2.069.366 mentre le pensioni di vecchiaia (sono comprese anche i ritiri per anzianità) sono leggermente aumentate (da 10.753.424 a 10.881.960). Sono aumentati gli assegni di invalidità civile (non vedenti, non udenti) e quelli sociali, entrambi di un centinaio di unità.

        I titolari di pensioni di guerra sono 389mila, dei quali l’88,7% riceve anche altre prestazioni pensionistiche mentre l’11,3% vive solo con quel reddito.