Pensionati: il governo corre ai ripari

13/06/2007
    mercoledì 13 giugno 2007

    Pagina 8 – In primo piano

    Il governo corre ai ripari

    Pensionati, 70 euro d’aumento
    Niente Ici prima casa dal 2008

      TERESA PITTELLI

      ROMA
      Dal 2008 niente più Ici sulla prima casa, sgravi per gli affitti, e un aumento di 70-80 euro al mese dell’assegno dei pensionati più poveri. Provvedimenti su casa e welfare rientrano tra le misure sulle quali il governo, in vista di Dpef e Finanziaria, ha già le idee chiare.

      Partiamo dalla casa. La soglia sotto la quale a partire dal prossimo anno non si pagherà più l’Ici riguarderà gli appartamenti di media metratura, entro i 100 metri quadrati; a regime, cioè dopo la riforma degli estimi catastali, vi rientreranno anche le case fino a 150 metri quadri. Questo l’accordo raggiunto dall’Unione insieme all’Esecutivo ieri sera in Commissione Finanze alla Camera. Il piano comprende anche gli sgravi sugli affitti, e sarà inserito nel disegno di legge delega sulle rendite finanziarie all’esame della commissione finanze di Montecitorio; il suo iter sarà però parallelo a quello della Finanziaria 2008, perché è in quella sede che verranno individuate le risorse necessarie, pari a circa 1,8 miliardi di euro per la prima tranche di esenzioni (fino a 100 mq), che arriverebbero a 2,5 miliardi con gli sgravi sugli affitti. Sull’abbattimento dell’Ici, fortemente voluto da Francesco Rutelli, c’è «una larga convergenza nel governo, anche perché un’azione di riduzione della pressione fiscale di questo tipo costa meno rispetto a un intervento sull’Irpef», ha spiegato ieri il sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi.

      Stesso discorso vale per l’aiuto ai pensionati poveri. Ormai sicura dovrebbe essere, infatti, la rivalutazione di un milione e mezzo di pensioni basse con assegni mensili di 70-80 euro, che dovrebbe essere inserita insieme a i nuovi ammortizzatori sociali nel decreto di ripartizione del «tesoretto» fiscale da varare contestualmente al Dpef entro la fine di giugno. Secondo le ipotesi allo studio dei tecnici, l’assegno andrà a rimpinguare le pensioni basse (quelle collegate a versamenti contributivi già effettuati), il cui importo si aggira sui 500 euro; la platea di pensionati poveri alla quale sta pensando il governo è di circa 1,4 milioni, da portare progressivamente a 2,5 milioni. Il decreto di fine giugno dovrebbe contenere anche l’innalzamento dell’indennità di disoccupazione dal 50% al 60% dell’ultima retribuzione e la sua estensione ai lavoratori discontinui, e le misure pro-giovani come il riscatto agevolato degli anni di università a fini pensionistici e i versamenti figurativi per coprire i «buchi» contributivi dei lavoratori flessibili. In più, forse per ammorbidire la Cgil, Damiano sta valutando l’abolizione di alcuni contratti previsti dalla legge Biagi come staff leasing, chiamata e inserimento, e l’introduzione di paletti per arginare l’eccessivo ricorso ai contratti a termine, ad esempio un tetto massimo di tre anni per i rinnovi.

      Tutte proposte che fanno parte del cosiddetto «pacchetto Damiano», una griglia di ipotesi impostata sull’idea dello scambio tra welfare e ritocchi al sistema previdenziale con le confederazioni sindacali, e che si andrà arricchendo anche alla luce dei 3-4 miliardi di tesoretto aggiuntivi che dovrebbero emergere a luglio (rispetto ai 7,5 destinati al risanamento dei conti e i 2,5 già assegnati al welfare). Sul piatto dell’offerta ci sono anche gli incentivi alla contrattazione di secondo livello (sgravi fiscali sugli aumenti salariali legali alla produttività o detassazione degli straordinari), e l’unificazione degli enti previdenziali che a regime frutterebbe oltre un miliardo di euro.

      Un piano molto vasto, a fronte del quale il governo si aspetta di strappare alle confederazioni il nulla osta alla revisione dei coefficienti e all’innalzamento dell’età di pensionamento tramite scalini o «quote» in sostituzione dello scalone Maroni. Anche perché su queste partite, finora difficili, i sindacati cominciano a cedere. Tanto Pierpaolo Baretta, segretario aggiunto della Cisl, che Domenico Proietti (Uil), infatti, ieri si sono detti disponibili a discutere tanto dell’introduzione di «scalini o quote» al posto dello scalone, quanto della revisione dei coefficienti, a patto che ne siano ridiscussi i criteri di calcolo e la cadenza decennale (che potrebbe essere più riavvicinata). Ma c’è ancora la Cgil da convincere.