Pensionati e disoccupati primi nella lista della spesa

05/06/2007
    martedì 5 giugno 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

    CONTI PUBBLICI
    Scontro sulle risorse

    Pensionati e disoccupati
    primi nella lista della spesa

      PAOLO BARONI

      ROMA

      Se il «tesoretto» lievita da 2,5 a 4-5 miliardi, il banchetto di palazzo Chigi diventa molto più ricco. Dal menù, come lo ha definito il ministro Padoa-Schioppa, si possono scegliere più piatti, si possono aggiungere portate e fissare porzioni più abbondanti. Più soldi ci sono e più agevolmente si possono affrontare questioni delicate come le pensioni o assecondare le richieste delle forze di maggioranza. Ancora ieri Rifondazione comunista è tornata a chiedere una «svolta sociale». Prodi, da settimane pressato da ogni parte, domenica a Trento ha ribadito che la priorità sono le fasce deboli, facendo intendere chiaramente che sarà il Welfare la voce destinata ad assorbire il grosso delle risorse. E in questa chiave l’aumento delle pensioni più basse è certamente l’intervento più importante in programma per il quale ora il governo conta di impegnare ben 2,5 miliardi di euro.

      Le ipotesi di lavoro sono ancora molte: la platea dei beneficiari oscilla tra 1,2 e 2,5 milioni di persone, mentre l’aumento medio mensile è compreso tra i 30 ed i 100 euro. Che secondo una proposta dell’ex ministro Tiziano Treu potrebbero anche essere erogati tutti assieme, attraverso una sorta di «quattordicesima», per far percepire meglio gli aumenti ai vari beneficiari.

      L’altro «piatto forte» è rappresentato dall’incremento dell’indennità di disoccupazione, che potrebbe salire dal 50 al 60% dell’ultima retribuzione, e per la quale si ipotizza uno stanziamento di 1 miliardo di euro. Per venire incontro ai bisogni delle famiglie, che tanto stanno a cuore alla Margherita ed ai centristi della maggioranza, il governo sta pensando di aumentare gli assegni famigliari per chi è troppo povero per pagare le tasse e quindi non può beneficiare di sgravi. L’ala sinistra della maggioranza spunterà interventi a favore dei precari, che in attesa della revisione della legge Biagi potrebbero ottenere un aumento delle tutele sociali e soprattutto l’introduzione di contributi previdenziali figurativi per i periodi di disoccupazione. Un’ultimo intervento dovrebbe riguardare i contratti: come suggerito da sindacati e Confindustria verranno introdotti incentivi (sgravi fiscali e/o contributivi) legati agli incrementi di produttività conseguiti a livello aziendale.

      Dal punto di vista politico la questione più delicata resta sempre quella dei correttivi da apportare al sistema previdenziale. Ieri la Direzione della Cgil ha lanciato un allarme per la tenuta del governo, scosso dal caso Visco-Gdf, ed ha chiesto la convocazione urgente dei tavoli di concertazione per chiudere il confronto prima del varo del Dpef.

      Epifani ha fatto presente che con l’esecutivo si dovrà discutere di tutte le questioni sul tappeto, compreso l’adeguamento dei coefficienti e il passaggio dallo “scalone” di Maroni a più dolci scalini. La Fiom ha letto nel discorso del segretario segnali di apertura ed è subito partita lancia in resta dicendo «no» ad ogni ipotesi di mediazione.