Pensionati, 5 milioni sotto i 500 euro

20/12/2002


Venerdì 20 Dicembre 2002

Rapporto Istat sul pianeta-previdenza. Quasi stabile il numero di coloro che sono in quiescenza, spesa in crescita del 5%
Pensionati, 5 milioni sotto i 500 euro

Un terzo ha meno di 65 anni e il 3,5 per cento non è neanche quarantenne

di PIERO CACCIARELLI

ROMA – Il bilancio dei nuovi ingressi e delle "uscite" è sostanzialmente stabile: tra il 2001 e l’anno precedente il numero dei pensionati in Italia è aumentato di pochissimo. In crescita, invece, la spesa per le prestazioni, che mostra un più 5 per cento da un anno all’altro. Mentre forze politiche, sindacati ed esperti continuano a confrontarsi, e molto spesso a scontrarsi, su come e quando riformare la previdenza, una panoramica a 360 gradi degli assetti attuali la offre l’ultimo rapporto Istat, presentato ieri. Tipici della poco invidiabile situazione italiana alcuni dei dati principali: per esempio, il fatto che un terzo dei pensionati abbia meno di 65 anni. Oppure che il 3,5 per cento del totale sia men che quarantenne. Ma ancora più preoccupante è un’altra realtà, gli oltre cinque milioni di assegni mensili inchiodati sotto la soglia di 500 euro al mese. Un esercito di quasi-poveri o totalmente-poveri, che sarà sempre difficile aiutare in maniera sostanziale. Ecco la mappa tracciata dall’Istituto di statistica.
SOTTO E SOPRA 500 EURO.
Più di 5 milioni 200.000 persone ricevevano l’anno scorso un trattamento inferiore a questa soglia. Pressocché uguale (5 milioni 300.000) la quantità di quelli con un mensile tra 500 e 999 euro, certo poco propizio alle spese esagerate. Al livello numericamente assai più ristretto di nemmeno un milione (per la precisione 997.633) i "fortunati", che possono contare su un assegno che supera i 2.000 euro. Quest’anno, comunque, la situazione è cambiata, considerato che 1 milione 800.000 anziani ricevono l’integrazione fino ai 500 euro decisa dal governo e quindi salgono al limite della soglia.
PLATEA STABILE.
Nel 2001 i pensionati erano 16 milioni 453.933, appena lo 0,4 per cento in più dei 16 milioni 384.671 registrati nel 2000. L’aumento dei posti di lavoro ha favorito un fenomeno opposto, ma positivo: il calo dal 78 al 73 per cento del rapporto tra chi non è più occupato e chi è ancora attivo. Ovvio che qui il Sud sia in testa nel confronto con il Nord: 80 per cento, contro il 70.
SPESA IN CRESCITA.
Pagare le pensioni costava all’Inps e agli altri enti (sempre dati 2001) 182 miliardi 569 milioni di euro, vale a dire il 5 per cento in più nel confronto con l’anno precedente. La crescita, superiore all’inflazione, è dovuta al miglioramento dell’importo medio annuo, salito da 10.609 a 11.095 euro. Su base mensile l’ultimo importo è di 925 euro.
ECCO I "GIOVANI".
Un terzo di coloro che sono in quiescenza hanno meno di 65 anni. Nel dettaglio, il 39,9 per cento ha un’età che va dai 40 ai 64 e una quota non trascurabile, ossia il 3,5 per cento, è compresa nelle classi con nemmeno 40 anni. Tra i 40 e i 64, però, le statistiche includono anche i pensionati di reversibilità, cioè i vedovi, e gli infortunati sul lavoro.
MENO INVALIDI, PIU’ DONNE.
Prosegue la tendenza al calo dei trattamenti di invalidità. Nel 2001 erano 1 milione 314.741, con una contrazione del 6,5 per cento rispetto all’anno prima. In linea generale, le pensionate superano gli uomini (53 per cento del totale), però percepiscono somme in media molto più basse: 9.270 euro l’anno, contro 13.175.
NON SOLO UN ASSEGNO.
Come si vive sul pianeta-previdenza con trattamenti così miseri? Sicuramente male, tuttavia quasi tre pensionati su dieci stanno in condizioni migliori, potendo contare su più di una prestazione. Il 23 per cento ne cumula due, il 5,4 per cento tre, comprendendo invalidità, vecchiaia e superstiti.