“Pensatoio” I poteri forti si scoprono deboli (A.Statera)

04/12/2006
    luned� 4 dicembre 2006

      Prima Pagina (segue a pag.9) – Economia

      L�ANALISI

      Se le "bande" hanno sostituito i poteri forti
      Politica, industria e banche: molti vizi e poche virt� al convegno Italianieuropei di Sesto San Giovanni

        E nell�ex Stalingrado d�Italia
        i poteri forti si scoprono deboli

        Nella scelta dei dirigenti, la meritocrazia cede il posto sempre pi� spesso a una "cooptazione collusiva" La necessit� di stringere un nuovo patto sociale nasce anche dalle crescenti difficolt� interne dei possibili contraenti

          dal nostro inviato
          Alberto Statera

          Sesto San Giovanni
          �Pap�, cosa sono i poteri forti? Sono quelli che quando sono nella merda si tuffano nei poteri deboli�. Alessandro Profumo, il banchiere pi� vezzeggiato tra i tanti accorsi qui nelle brume di Sesto San Giovanni, ricorre, finalmente davanti a un caff�, a una vecchia vignetta di Altan, che cita a memoria per spiegarci il senso che lui d� alla tre giorni della Fondazione dalemian-amatiana Italianieuropei. Ed � come se desse il destro a Massimo D�Alema, che ha appena invocato un �nuovo patto tra forze sociali per la crescita, la produttivit�, la competitivit�, una sfida nella quale ciascuno deve mettere qualcosa�.

          Perch� vuoi vedere che qui, oggi, nella ex Stalingrado d�Italia, ormai divorata da megacentri commerciali, IperCoop, enoteche e alberghi a cinque stelle come questa cinquecentesca Villa Torretta, si � certificata una volta per tutte – almeno nelle pie intenzioni – la fine dei �poteri forti�, dei �salotti buoni�, del sistema �collusivo� tra politica e affari, del capitalismo senza capitali, chiuso, ottuso e autoreferenziale? O il contrario? Tutte le parti in causa invocano – e la cosa crea qualche sospetto – non la propria forza, ma la propria debolezza. In genere per colpa di qualcun altro. Il vicepremier e ministro degli Esteri, algido e superbo mediatore, ricorre al concetto gramsciano di �classe dirigente�, allo stesso Gramsci che denunciava i rischi della presenza pubblica nell�economia per esorcizzare una rendita finanziaria che umili produzione e lavoro, causa le debolezze dell�azione politica.

          Qui oggi certamente si parla non di forze, ma di debolezze, una vera parata di debolezze, che non sembra avere mai fine: politica, industria, banche. Persino le donne, di cui assume la difesa antropologica – quanto sono pi� intelligenti! – Enrico Letta, il giovane sottosegretario prodiano dedicato alle missioni impossibili. Tra le debolezze, la politica prima di tutto. E poi il capitalismo, la borghesia, le imprese, le banche, le classi dirigenti, le donne come �categoria�, che Enrico Letta ricorda quanto fossero pi� brave di lui a scuola ai tempi del liceo. L�Italia tout court, un�Italia in cui sembra che tutti si trasmettano reciprocamente i vizi, in una sindrome di scarsa autostima o, al contrario, di sovrastima. Come dimostra il fatto – nota D�Alema – che quando l�economia ha conquistato la politica con Berlusconi, il disastro per il paese � stato totale. E adesso, adesso che il tycoon che si fece statista porta milioni in piazza, nella piazza romana ex simbolo della sinistra? Adesso i �poteri deboli� s�intrecciano tra loro per sostenere le reciproche debolezze. Deboli i meccanismi di selezione della classe dirigente politica e imprenditoriale, con la prevalenza di criteri �non meritocratici ma di cooptazione collusiva�, come li chiama Profumo. Debolissimo il criterio del merito. Ultradebole la selezione darwiniana delle imprese, se abbiamo ancora sul mercato, si fa per dire, un�impresa, si fa ancora per dire, politico-commercial-clientelare come l�Alitalia.

          Luca di Montezemolo non nega onestamente le debolezze anche delle grandi imprese private. E lui, che ne � la tarda espressione, giunge a dire: �Macch� salotti buoni!� S�, anche i migliori oggi, qui a Stalingrado, ammettono la propria rogna, se nel nuovo lessico della benlieu milanese vogliamo dire cos�.

          Montezemolo �per contratto� deve difendere le imprese, sindacato tra i sindacati, che hanno reagito alla peggiore crisi del dopoguerra, e attaccare i �costi della politica�, di quel ceto ormai infinito, non solo di grandi dignitari, ma di piccoli politici di professione di circoscrizione, �con autista e segretaria�, quegli enti locali erogatori di stipendi e non di servizi. Ma chiss� se si � chiesto qual era lo stipendio complessivo dei manager pubblici e anche privati, molti dei quali suoi associati non proprio �creatori di ricchezza�, che sedevano al tavolo dei relatori la sera precedente a snocciolare banalit� e aiuti statali. Cento milioni di euro all�anno? Forse di pi�.

          D�Alema, pragmatismo ormai all�ennesima potenza come la situazione richiede, ironizza sull�economia oppressa dalla politica spendacciona. Non scherziamo, per favore, � semmai l�economia che ha occupato la politica, con risultati disastrosi.

          E la politica debole, preda di mozioni populistiche, non � stata capace di reagire in tempo, tanto che a quasi tre lustri da Tangentopoli e dall�inizio della fine dei partiti �c�� un rimpianto diffuso per quei partiti che non ci sono pi�. Perch� l�equazione politica cialtrona e paese illuminato � fallace.

          Semmai, partiti cialtroni, banche cialtrone, imprese cialtrone. Le debolezze sono di tutta una societ�, che per farvi fronte cerca di ricorrere a �logiche collusive�.

          Nessuno qui, nella ex Stalingrado milanese, vuole perpetuare �collusioni� a quel che dice, ma D�Alema va a cena col sindaco berlusconiano Letizia Moratti, la quale ha appena messo a capo della Malpensa un rampante leghista che ha contribuito non poco a disastrare l�Alitalia. E annuncia il vicepremier un grande convegno intitolato �Roma-Milano�. E� la campagna Nord del centrosinistra, ancora traumatizzato dal Berlusconi vicentino che, alla vigilia delle elezioni, salt� con inimitabile scatto di reni sul palco, vitale nonostante la sciatica, infiammando le truppe cammellate del centrodestra lombardo-veneto.

          Montezemolo giudica che centrodestra o centrosinistra per la competitivit� del paese �pari son�, che le buone intenzioni non valgono una virgola, se manca la coesione politica. Letta, giovane saggio, sta sul concreto e suscita qualche distinguo nel pur distinto c�t� liberista: �Mi piacerebbe un processo di aggregazione delle societ� municipalizzate�. Bocche che si storcono. Non sar� mica proprio qui la questione del nuovo millennio tra diesse �mercatisti�, secondo la definizione dello stesso D�Alema, ed ex democristiani prodiani, in qualche modo ancora "statalisti"? E quando Letta parla di aziende nelle quali ormai si dialoga solo in inglese non sar� per il vecchio e un po� troppo evocato �calembour� del professor Guido Rossi, talvolta condannato al ruolo di moralista, sull�unica �merchant bank dove non si parla l�inglese�? Per carit�, tra prodiani e dalemiani non c�� conflitto.

          Sulle �quote di potere� nessuno discute. Sull� "interventismo" delle anime del governo – D�Alema all�estero, Prodi in casa a gestire il potere del quinquennio – non c�� la minima distonia.

          E qui a sesto San Giovanni, ex Stalingrado d�Italia, si scopre oggi che i �poteri forti� forse non esistono pi�. Lo spiega bene una specie di ircocervo, uno molto politica, un po� banca, un po� industria, che si chiama Fabrizio Palenzona. E� vicepresidente di Unicredit e viene da lontano, lontano come la Dc. E si richiama a Carlo Donat Cattin. Un gigante barbuto, Palenzona, che tra tanti sociopolitologismi ci spiega, bont� sua: �Questo paese non ha pi� un establishment, ma solo guerra per bande. Per questo siamo fregati�. Lo dice, un po� pi� articolato, pure D�Alema, che, uomo dei tavoli, invoca il supremo tavolo delle � grandi forze sociali� per un �patto� che guardi per una volta alle imprese e non ai �padroni delle imprese�. Quei padroni che ormai, dopo Cuccia e Agnelli, contano poco o niente nell�era dei �poteri deboli�.