“PD” Tasse, Tav, crescita: è la Veltronomics (A.Statera)

28/06/2007
    giovedì 28 giugno 2007

      Prima Pagina (segue a pagina 3) – Interni

        L´ANALISI

          Il leader in pectore del Pd sarà a Padova il 4 luglio. "La nostra battaglia non è contro la ricchezza, ma contro la povertà

            Tasse, Tav, crescita: è la Veltronomics

              L´agenda nordista del sindaco che cita Draghi e Olof Palme

                dal nostro inviato
                Alberto Statera

                TORINO
                UNA LUNGA, ansiosa e preoccupante buona mezz´ora è trascorsa nella Sala Gialla del Lingotto, luogo simbolo al tempo stesso della working class e della capacità di rilancio dell´industria italiana, prima che la politica veltroniana dell´"I care" lasciasse finalmente spazio alla politica del "Problem solving", quella post-ideologica della soluzione dei problemi, che da Torino a Trieste tutti nel Nord chiedono al centrosinistra e al nascente Partito Democratico.

                La scenografia, i megaschermi che rimandavano verdissime e tondeggianti colline toscane, alternate a romantiche Pievi soffuse di luci e a occhi azzurri di bambini, in quei minuti hanno fatto temere, fortemente temere, alla prima fila della sala, tutta targata Nord Ovest, ma completamente orba del Nord Est, compresi quelli che una volta Massimo D´Alema definì i sindaci «cacicchi», che il leader designato, dopo Alcide De Gasperi, parlasse «ad humanitatem», scivolasse nella nota simbologia veltronica, nell´iconografia africana, magari sul «Giovane Holden» e «L´anima di Hegel e le mucche del Wisconsin».

                Ma Walter Veltroni, che come pochi sa ormai tenere la scena addirittura per 95 minuti senza ricorrere agli effetti speciali del berlusconismo, pur fornito di duplice «gobbo» elettronico, ha collocato al punto giusto il guizzo, la palingenesi sua personale e della sinistra, dettando se non tutta, quasi tutta l´agenda che il Nord e forse pure suor Giuliana del Cottolengo, seduta in prima fila tra Fassino, Chiamparino, Penati e Burlando, voleva sentirsi finalmente dettare, persino con qualche passaggio vagamente ringhiante della voce. Come il picco vocale sull´Alta velocità, il discrimine in Piemonte e ormai in tutto il Paese tra una democrazia che sa decidere, fare e fare in fretta e una che affoga nelle sua contraddizioni, negli egoismi localistici, nella sindrome «nimby, not in my back yard».

                Non si può dire no alla Tav, se l´alternativa è il traffico che ci soffoca, i fumi che inquinano, i treni tradotte militari, le autostrade campi di battaglia dei Tir, la mobilità nel paese ormai utopica. Perciò, sì all´ambientalismo, ma a un ambientalismo che sappia dire anche dei sì, non soltanto dei no.

                Così, straordinariamente, all´ombra dell´ufficio di Sergio Marchionne, al quarto piano della palazzina accanto alla Sala Gialla del Lingotto, l´uomo che in maglioncino «bluette» sta risanando la Fiat con l´aiuto super-pragmatico del vecchio operaista torinese Sergio Chiamparino, il Walter accusato di «politica leggera», inchiodato al buonismo fin da quando una dozzina di anni fa scrisse con Stefano Del Re il libro «La bella politica» ha consegnato alla pletea, partendo dal clima, la sua «Veltronomics». Non è lui, del resto, il sindaco della città che ha uno dei maggiori tassi di crescita in Italia? Non è il Lazio una regione che industrialmente sta trainando la ripresa? La crescita non è di destra né di sinistra e non è in antitesi con una ripartizione più equa delle risorse. La battaglia, come diceva Olof Palme, tradizionale citazione veltroniana, non è contro la ricchezza, ma è contro la povertà. Bisogna bandire ogni pregiudizio classista, non è con l´odio di classe che si estirpa l´evasione fiscale, che fa così ingiusto il nostro paese. Perché se è esecrabile l´imprenditore evasore fiscale, lo è anche il pubblico dipendente sfaticato che non fa il suo dovere.

                Ce ne è anche per i sindacati conservatori nella maratona vocale del Lingotto: sono conservatori, tutti centrati a difendere solo chi un posto di lavoro ce l´ha già. Tre citazioni invece assai commendevoli per Mario Draghi nella «Veltronomics», che concede un plauso alla riforma del risparmio varata dal precedente governo di centrodestra, che consentì il ricambio di Antonio Fazio in Banca d´Italia dopo lo scandalo dei «furbetti», le cui code avvelenate fluiscono anche nella nascita del Partito Democratico.

                Alle fusioni tra banche, italiane o straniere, proclama Walter in versione «Goldmann Sachs», non vanno frapposte barriere se si vuole accrescere la competitività a favore dei consumatori. E basta credere che la politica finanziaria rigorosa sia figlia dell´ideologia e non della necessità di abbattere il debito pubblico: «Per troppi anni la sinistra si è accomodata nella logica del tassa e spendi», ha ammesso Veltroni. Ma ora non si può aspettare che tutti paghino il dovuto per ridurre il carico fiscale sui contribuenti onesti. E ha persino dato una scadenza: tre anni.

                «Non sanno neppure dov´è Sesto San Giovanni», così Massimo Cacciari ha bollato i vertici romani della sinistra di governo.

                Veltroni, che più romano non si potrebbe, ha cominciato ieri dal Lingotto a prendere confidenza col Nord, con il discorso che la platea nordista voleva sentire, soprattutto negli acuti. Come quello sulla sicurezza: punire senza se e senza ma gli immigrati che commettono crimini, perché la sicurezza è un diritto fondamentale senza colore politico, come sostengono i sindaci della tolleranza zero, capeggiati da Flavio Zanonato a Padova e Sergio Cofferati a Bologna. Ma basterà questo a Nord Est, dove il malessere è più acuto e i cui rappresentanti hanno oggi disertato il Lingotto (morettianamente: «Mi si nota di più se ci sono o se non ci sono»), a recuperare pezzi di sinistra dopo tanti anni di incomprensioni? Di pregiudizi della società nordestina verso il centrosinistra e del centrosinistra nei confronti di un modello di sviluppo fondato sulla piccola industria, sulle comunità locali e sull´individualismo, che non ha mai voluto capire a fondo? State certi che qualcuno si alzerà a dire che Veltroni ieri al Lingotto è stato forse palingenetico rispetto a tanti tabù della sinistra, non solo radicale, ma che ci vuole «ben altro», secondo la teoria del «benaltrismo» che per tanto tempo ha segnato la sinistra.

                Prossimo test fondamentale per il Partito Democratico e per il suo leader in pectore mercoledì 4 luglio a Padova, nel Nord Est, dove il malessere è più profondo.