“PD” «Ora un comitato di garanti»

23/04/2007
    lunedì 23 aprile 2007

    Pagina 11 – Interni

      IL RETROSCENA

        Tre costituzionalisti dovrebbero vigilare sulla trasparenza e la qualità del processo costituente

          "Ora un comitato di garanti"
          i paletti della società civile

            GOFFREDO DE MARCHIS

            ROMA – Soddisfatti, persino sorpresi perché dai partiti non si aspettavano tanta grazia. Un´adesione piena al Partito democratico, l´accelerazione dei congressi. Ma gli ultrà ulivisti del Pd, le associazioni nate in questi mesi non rinunciano a mettere dei paletti, a porre nuove condizioni. Ci vuole un controllo di qualità dei lavori prepatori del Pd affidato a tre costituzionalisti illustri, dicono. E hanno individuato i nomi di Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, gli ultimi due presidenti emeriti della Consulta. Il coordinamento nazionale che porta all´assemblea costituente di ottobre deve avere solo funzioni di garanzia, senza alcuna rappresentanza politica, aggiungono. Tradotto: i leader devono stare a distanza di sicurezza. Da oggi Ds e Margherita sono chiamati a fare i conti con le condizioni poste dalla galassia delle associazioni nate intorno all´intuizione del Partito democratico. Anche loro hanno spinto la macchina aiutandola a mettersi in moto e chiedono di avere voce in capitolo.

            I «comitati degli appassionati», come li ha affettuosamente definiti Massimo D´Alerma dal palco di Firenze, si congratulano con i partiti per i risultati dei congressi. Ma si preparano a tornare in pista senza lasciare deleghe in bianco. Il minicomitato dei saggi è una proposta di Gregorio Gitti, leader dell´associazione per il Partito democratico, molto vicino a Romano Prodi. «Noi ci aspettiamo – spiega – la massima trasparenza e la massima autonomia del coordinamento. Perciò potrebbe essere utile una verifica di qualità del lavoro svolto sullo statuto e sulle regole per le primarie. Chiamiamo a farla un gruppo di professori indipendenti». Salvatore Vassallo, uno dei saggi del Manifesto del Pd, vicino a Parisi, si concentra invece sull´organismo incaricato di traghettare partiti e elettori verso l´appuntamento di metà ottobre. «Ho ascoltato le relazioni dei congressi, ho sentito Fassino e mi rimane un dubbio sul coordinamento. Si costruisce una struttura che serve a garantire lo svolgimento del processo elettorale o un comitato che prefigura già gli equilibri dell´assemblea costituente? E un equivoco che va chiarito».

            Naturalmente l´ultima ipotesi spaventa la componente esterna del Pd, la cosiddetta società civile, l´associazionismo che si è sempre scontrato, in questi mesi, con le segreterie e gli apparati di Quercia e Dl. Ds e Margherita hanno deciso prima dei congressi che il comitato per la Costituente sarà politico e al massimo livello. Prodi presidente, poi tutti i leader anche delle componenti minori (repubblica europei per esempio) e 4-5 esterni scelti dal Professore come rappresentanti di quel bacino di voti che deve essere più largo della semplice fusione Fassino-Rutelli. Nel migliore dei casi, i componenti potrebbero fermarsi a 15. «Ma non possiamo fare una cosa esclusivamente tecnica – dice il coordinatore dei Ds Maurizio Migliavacca -. Il coordinamento decide le regole, ma in questi mesi deve anche fare politica». La pensa allo stesso modo Antonello Soro, coordinatore della Margherita, che però teme un allargamento dei membri. «Abbiamo bisogno di un organismo snello. Che però non deve limitarsi alle garanzie». I tempi sono stretti: minimo due settimane, massimo un mese. La scelta finale spetta al premier, sia sulle modalità sia sulla tempistica. Vassallo pensa invece che bisognerebbe seguire il modello assunto per le primarie. Un comitato promotore che garantisce tutti, certo, ma che lavora a progetto, cioè sul punto specifico: organizzare la Costituente. Non a caso allora si scelse Vannino Chiti e non un leader di partito per l´incarico di presidente. I segretari allora restarono fuori. Questa tipologia del coordinamento aiuterebbe anche a raggiungere un obiettivo che sta a cuore al teorico di «una testa, un voto». «Spero che alle elezioni per l´assemblea si presentino liste trasversali, che dentro abbiano diessini, diellini e gli altri, gli esterni. E non listoni decisi nelle stanze dei partiti».

            Le associazioni sono anche chiamate anche a darsi una sorta di organizzazione unitaria. Per non arrivare in condizioni di debolezza ad ottobre. Le premesse non sono buone: le sigle che si richiamano al Pd hanno vissuto recentemente alcuni strappi. Gitti comunque ha la sua road map: «Entro maggio faremo a Roma una grande convention di tutta la nostra area. Poi il 21 giugno organizziamo un seminario sulla democratizzazione della politica e dopo l´estate un altro incontro sul mercato. Noi vogliamo che per l´assemblea costituente si presentino liste concorrenti sulla base di proposte politiche non delle vecchie appartenenze». Già oggi a Bologna parte il primo comitato promotore locale del Pd, animato da GreenPeace, Cittadinanzattiva, associazione per il Partito democratico e un gruppo di referendari. Gli organizzatori attendono Sergio Cofferati. Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e giustizia, apprezza gli sforzi di Ds e Margherita. «Per la leadership sono in campo anche le donne, questo è positivo». Dice che il processo di costruzione è «abbastanza aperto. Adesso vediamo come si forma il comitato promotore nazionale. Non penso che debbano starci solo dei pivelli, ma è lecito aspettarsi anche lì segnali nuovi».

            Gli «appassionati» temono ancora la logica della cooptazione. Ma nessuno, tra gli esterni, nega che anche dai congressi sia emerso il carattere partecipativo dell´operazione. In un attimo sembrano spariti i dubbi sul come sta nascendo il nuovo soggetto di cui si erano fatti portavoce Parisi e Walter Veltroni alla vigilia. Gitti già si prepara a presentare una lista dei «liberal ulivisti» alla Costituente. E non esclude che dai comitati possa emergere una candidatura per la leadership. Ds e Margherita avranno il problema di fondere i rispettivi patrimoni, soldi, finanziamenti e amministrazioni. Per un anno le «ragioni sociali» resterano rigidamente separate. Ciascuno blinderà i relativi simboli e le proprie finanze. Dopo, garantisce Soro, non ci saranno problemi: «Noi veniamo dall´esperienza di Dl dove entrearono tre partiti diversi. E abbiamo trovato una soluzione». All´indomani di Firenze e Cinecittà sembra tutto rose e fiori. Ma il cammino è appena all´inizio. E i problemi in campo sono parecchi. Tanti quanti i potenziali leader.