“Pd” L’allarme dei professori

04/04/2007
    martedì 4 aprile 2007

    Pagina 15 – Politica

      L’allarme dei professori
      “Ci dicano la verità sul Pd”

        Retroscena
        Gli estensori del Manifesto

          FEDERICO GEREMICCA

          ROMA

          L’esortazione appassionata di una intellettuale stimata, come Miriam Mafai: «Un po’ di coraggio, amici della Margherita e dei Ds!». Il digiuno pro-Costituente di deputati «ulivisti» come Giachetti e Realacci, e di gente qualunque. L’invocazione (e la promessa) di elezioni primarie per scegliere il leader e i gruppi dirigenti. Ma appunto: esortazioni, proteste, invocazioni. Perché la Lunga Marcia del Partito democratico – tra minacce di scissioni ed entusiasmo che va a picco – s’è fatta lenta, affannosa, pesante. Avendo ovviamente come effetto quello di far precipitare, elettoralmente, i consensi intorno alla creatura in gestazione: valeva il 31,3% praticamente un anno fa, oggi è aggrappata alla soglia dell’italiano su quattro, cioè il 25%. Il che fa lanciare un acutissimo allarme a due degli estensori del lodato e dimenticato Manifesto del Partito democratico: Pietro Scoppola e Salvatore Vassallo. «C’è bisogno di verità. Ds e Margherita ci dicano fin dove possono arrivare. Se il loro limite è una Federazione, è il momento di confessarlo. Potrebbe esser utile anche quello…», invoca il primo. Mentre il secondo ammette: «La situazione non è appassionante. E il mio pessimismo è graduato solo dal senso di responsabilità di chi, a torto o a ragione, al processo in corso ci ha partecipato».

          E’ una fotografia qualunque in un giorno qualunque, scattata in quella sorta di «second life» che è il mondo del Partito democratico. Un pianeta virtuale nel quale tempo e spazio sembrano non aver misura: ma invece il tempo passa, e tra un paio di settimane – se non succede niente – Rutelli e Fassino dovrebbero annunciare lo scioglimento dei rispettivi partiti per dar vita a quello Democratico. I precongressi di Ds e Margherita non è che stiano mandando chissà quali incoraggianti segnali, essendosi la gestazione del Partito Nuovo ridotta a un affare tra loro due (e quindi, prima di tutto, a una resa dei conti interna). E allora, per reazione (e per legittima difesa) gli «ulivisti», i prodiani, i democratici in pectore, insomma, hanno risfoderato la spada delle primarie. Che potrebbero, però, essere insufficienti a risolvere il problema di un parto che somiglia a quelli di quando la creatura non vuol proprio uscire. In fondo è questo che motiva l’allarme dei prodiani e di Scoppola e Vassallo.

          «Intanto, io non sento più parlare del Manifesto – comincia il professor Scoppola -. Non si dice niente. Va bene? Va male? Lì delle idee ci sono, c’è una speranza, c’è la proposta della costruzione del Partito democratico sul principio di “una testa un voto”. Sono d’accordo? Sono contrari? Ds e Margherita ci dicano qualcosa…». Continua. «Le situazioni oggettive si sono fatte più difficili. Nella Quercia si sono manifestate resistenze che non immaginavo così aspre, nella Margherita problemi tra gli ex democristiani e gli altri. Ma quel che è più serio è la distanza cresciuta in questi mesi tra le componenti laica e cattolica del partito da costruire». Conclude: «Io condivido le critiche all’insufficienza del processo, ridotto a un incontro tra Ds e Margherita, al fatto che ci vogliono le primarie. Aggiungo che naturalmente comprendo le difficoltà e le resistenze in quei due partiti, i rallentamenti di fronte a una scelta che è quella di porre fine alla propria sopravvivenza. Ma siamo al momento della verità: ci dicano fin dove possono arrivare…».

          Né è meno preoccupato Salvatore Vassallo, giovane intellettuale molto vicino ad Arturo Parisi e «uomo dello scandalo» al convegnone di Orvieto per aver proposto che il Pd nascesse, appunto, col principio di «una testa un voto». Tra le altre questioni, si sofferma su quello che è forse il problema dei problemi. «Abbiamo già perso per strada l’ampiezza dell’Ulivo – dice -. In più, attraversiamo una fase in cui le leadership non hanno la stessa credibilità di un po’ di tempo fa. E quel che manca sopra ogni altra cosa, forse, è appunto un leader che dia voce alle aspirazioni che sono dietro l’idea del Partito democratico». L’indice punta Prodi? «Prodi è naturalmente concentrato sul governo, e ci mancherebbe. Ma io ho già scritto che parte della colpa è anche sua». L’indice si rivolge a Veltroni, allora? «Veltroni fa il sindaco, ma soprattutto aspetta. Forse attende che la leadership che può assumere gli venga consegnata, concessa. Può essere che scelga il congresso per dire quel che pensa: ma sono figure come la sua che dovrebbero attrarre le energie nuove che cerchiamo». Magari è anche un po’ colpa dei più giovani, di leader come Franceschini e Letta, pure loro messi lì ad aspettare… «Io credo che sia comprensibile che i giovani dirigenti siano prudenti – spiega Vassallo -. Il sistema di selezione delle classi dirigenti li spinge più a cercare la cooptazione che la competizione. Se in più, poi, vedono nei leader scarsa generosità…».

          Praticamente la situazione non è messa granché. Ma l’invito è a non fasciarsi la testa. Lo rivolge Nicola Latorre – ambasciatore dalemiano nella segreteria Ds – con l’argomentare concreto di chi è cresciuto alla scuola di un partito. «Le primarie, la Costituente, il Manifesto… Tutti si sbizzarriscono in opinioni rispettabili: ma da verificare. Io dico che al primo punto del nostro congresso ci sarà proprio il come rendere protagonista del processo in corso anche chi non è nei partiti. E lo vedremo. Aggiungo che anche a me piacerebbe una discussione sul Manifesto, che non è né le tavole di Mosè né il Vangelo, ma un testo interessante sul quale però discutere». Non è l’argomentare solito delle liti tra «prodiani» e anti-prodiani o ulivisti e anti-ulivisti, ma ci va molto vicino. E comunque sia non è momento di altre guerre. Ieri gli uomini di Ds e Margherita (Migliavacca e Soro) hanno tranquillizzato prodiani e ulivisti: le primarie per scegliere dirigenti e leader del Partito democratico si faranno. Come e quando, si vedrà poi. Magari, lo decideranno i partiti…