“PD” Il premier non molla ma Rutelli rilancia

31/05/2007
    giovedì 31 maggio 2007

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      IL RETROSCENA
      Rutelli: non siamo in una caserma

        Nella notte riunione tesa del comitato. Fassino media: non possiamo mica andare a sbattere

          Al vertice il premier non molla
          "Primarie a ottobre e speaker"

            Ma Rutelli rilancia: "Non siamo in caserma, subito il leader"

              Goffredo De Marchis

              ROMA
              «Il Partito democratico non è una caserma e non accettiamo aut aut. Per noi c´è bisogno di un leader vero, non di uno speaker, che è una roba da ridere». È contro questo muro della Margherita, di tutta la Margherita, da Francesco Rutelli a Dario Franceschini al presidente del Senato Franco Marini, che Piero Fassino ha lavorato tutto il giorno per trovare una mediazione. E sempre di più, nel corso delle ore, ha sentito che il Pd era sull´orlo del precipizio. Il Pd e il governo Prodi, per dirla tutta.

              Da una parte, ha agito sul versante prodiano: vedendo la mattina Giulio Santagata, parlando con lo stesso premier il pomeriggio, ha cercato in tutti i modi di rinviare la resa dei conti nel vertice del comitato promotore. Ma da Varsavia il Professore ha pronunciato il suo niet. Dall´altra ha cercato di ammorbidire le posizioni di Rutelli, di Franceschini e di Marini, sulla leadership. «Votiamo un coordinatore ad ottobre, eletto dall´assemblea costituente. Un ruolo legittimato dai delegati, ma tenendo Prodi come presidente del partito», è stato l´appello del segretario della Quercia. Respinto per tutto il giorno dai dirigenti di Dl. Con l´obiettivo di andare a una discussione aperta nel comitato promotore. Marini ha spiegato ai suoi interlocutori ieri che il Pd «ha bisogno di maggiore responsabilità e di maggiore certezza». Cioè, ci vuole un capo vero. Che non può essere Prodi.

              Ore otto di sera, Piazza Santi Apostoli, sede dell´Ulivo. Arrivano i 45 del comitato promotore e le new entry stanno per assistere a una riunione senza rete. Fassino non ha trovato il bandolo del compromesso. Rutelli ha fatto muro e ora ripete la sua linea davanti al Professore e agli altri: «Abbiamo bisogno di un leader nel senso pieno del termine». Un numero uno a tutti gli effetti. Non un reggente. Franceschini condivide, malgrado sia lui il papabile favorito per il posto di coordinatore. Fassino osserva con stupore, ripensa ai ragionamenti sviluppati nel pomeriggio al Botteghino. «Sembra quasi che la Margherita si prepari alla crisi di governo. Sono sicuri che la caduta di Prodi sia dietro l´angolo. Neanche a me è piaciuta l´intervista di Prodi a Repubblica, enfatizza la debolezza. Ma non possiamo andare a sbattere», ha spiegato il segretario dei Ds agli altri dirigenti in un mini-vertice convocato d´urgenza.

              È una riunione che sfiora il dramma, quella di Via Nazionale. Anna Finocchiaro avverte: «Sul caso Visco, la prossima settimana, rischiamo l´osso del collo». Anche sotto la Quercia i giorni del governo sembrano contati. Fassino ci prova lo stesso. Si arrampica sul vocabolario, sulle liturgie un po´ stanche della politica. Dice che luglio sarebbe una buona data per la Costituente, ma non c´è tempo. Allora prima dell´estate l´Ulivo dovrebbe organizzare i suoi "stati generali", con i sindaci, i governatori, gli amministratori locali. Una grande conferenza programmatica. Poi, a ottobre il bagno di partecipazione con l´elezione della Costituente. Quei delegati sarebbero alla fine chiamati ad eleggere lo speaker. Speaker però è una formula che non va bene a nessuno, neanche a chi potrebbe essere interessato come il capogruppo Franceschini. «Così io non parteciperei». Allora Fassino sceglie l´equilibrismo. Durante il vertice notturno di Santi Apostoli tira fuori dal cilindro la formula "speaker/segretario". Il primo termine accontenta Prodi, il secondo dovrebbe fare breccia con Rutelli o con una parte consistente della Margherita.

              Giuliano Amato, nel comitato, difende Prodi, il suo ruolo, la sua leadership. Franceschini e Rutelli però non arretrano. In mezzo al duello dei leader intervengono Carlin Petrini e Paolo Caporossi. Ma non c´è tempo per fare gli onori di casa con le facce nuove. Si gioca un match che passa sopra gli esterni, la società civile. «La verità è che non c´è nessun gioco di squadra, ormai. I protagonisti hanno aperto la loro partita Iva e corrono ognuno per conto proprio», dice sconsolato un dirigente dei Ds. Si ragiona sul dopo, considerando acquisita una tregua armata tutta da firmare. Chi potrebbe ambire alla carica di speaker/segretario. Franceschini ha certo il sostegno della Margherita ala popolari, di Walter Veltroni che in futuro potrebbe essere il candidato premier dell´intera coalizione, dei dalemiani che con il capogruppo dell´Ulivo alla Camera hanno un ottimo rapporto. Ma Fassino non accetta questo schema. Presidente Prodi, speaker Franceschini è una sentenza di morte per la sinistra dentro il Partito democratico. Nemmeno un diessino al vertice. La realizzazione dell´anatema lanciato al congresso dei Ds da Fabio Mussi: nel Pd non c´è spazio per la storia e gli ideali del socialismo. Allora il Botteghino pensa ad altri nomi: Bersani e Finocchiaro. O Fassino, certo, che però non vuole bruciarsi una seconda volta.

              È praticamente una conta, il comitato. Veltroni sposta l´equilibrio dalla parte del compromesso. Dice sì alla proposta di Fassino: bene il segretario eletto dalla Costituente. Dunque con Prodi che resta leader. Rosy Bindi aggiunge: chi andrà a ricoprire l´incarico di coordinatore deve impegnarsi a non correre dopo per la leadership.