“PD” Il leader dell’anti-ferocia (F.Ceccarelli)

28/06/2007
    giovedì 28 giugno 2007

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        IL PERSONAGGIO

          Il leader dell´anti-ferocia

            Veltroni archivia la politica della rissa
            "Basta scontri, veleni e niente talk show". E non cita Berlusconi

              Filippo Ceccarelli

                Feroci, per loro natura, sono le belve: leoni, pantere, lupi. Feroci erano, o diventavano, anche le folle chiamate ad assistere a quegli spettacoli di selvaggia bestialità che si svolgevano nel Colosseo: monumento che da qualche anno Walter Veltroni, sindaco di Roma, accende o spegne, a simbolica intermittenza, contro la pena di morte.

                Bene. Colpisce, nell´orazione veltroniana, l´insistita e sintetica precisione con cui il futuro capo del nuovo Partito democratico ha messo a fuoco quella che sembra una necessità, ma anche una promessa: «Basta con gli scontri feroci». Basta con una politica, appunto, belluina.

                Ed ecco che sulla scena pare di scorgere – pur sempre di arene si tratta – un´inedita figura di leader, almeno per l´Italia: un po´ domatore e un altro po´ pacificatore.

                Non è passata invano la lezione di Tony Blair, il Bambi-leader, del soffice e poliedrico Al Gore o di quell´altro cerbiattesco e post-moderno principe che è José Luis Rodrìguez Zapatero. Vedi, appunto, per utili approfondimenti: «Zapatero. Un socialismo gentile», di Ettore Siniscalchi (Manifesto Libri, 2007): prefazione, neanche a farlo apposta, di Walter Veltroni.

                Non sembri questa apparizione, con l´aria che tira nella vita pubblica italiana, una novità da poco. Non appaia uno scontatissimo tributo al buonismo che in tutto il suo discorso Veltroni non abbia mai nemmeno menzionato il nome di Berlusconi – e in un almeno due casi poteva tranquillamente farlo. Ma non l´ha fatto. Così come si è ben guardato dal chiamare il facile applauso della platea contro qualcuno o qualcosa.

                Da questo angolo visuale, ancora una volta le modalità espressive del veltronismo prendono il sopravvento, sia pure nella forma del non-detto e del non-fatto, sui contenuti e la loro persuasiva argomentazione. Più che compiuti ragionamenti si tratta di indizi, segni, codici che fanno leva sul versante riposto della politica. Ma non per questo meno razionale.

                Basta dunque con la ferocia, e basta pure «con i veleni»: la politica è contrapposizione «anche aspra», ma certi «confini non possono essere superati». Occorre «voltare pagina: gettiamoci alle spalle un modo di intendere i rapporti tra maggioranza e opposizione che non porta a niente». Perché «non è possibile che un governo sfasci ogni volta tutto quello che il governo precedente ha fatto». Non ci sono due Italie, ha fatto presente Veltroni, una del centrodestra e una del centrosinistra, «ma una sola Italia».

                Com´è ovvio, l´esortazione non si applica solo alle sempre più frequenti piazzate, «con sventolio di giornali e striscioni», che hanno luogo nelle aule del Parlamento. C´entrano anche i media, con i loro piccoli Colossei televisivi; e anche da questo punto di vista, il fatto che nel suo discorso d´insediamento Veltroni abbia trovato il modo di mettere all´indice i talk show indica una indubbia e provvida cesura con l´andazzo corrente. Più in generale, sulla qualità del discorso pubblico e sulla sua personale attitudine: «Continuerò a pensare che non c´è titolo di giornale che valga più del rispetto dell´avversario».

                E per contrasto compare all´orizzonte la «WalterSchaung», visione di una politica «lieve e ambiziosa» che per nessuno come per Veltroni si nutre di «sobrietà», «civiltà», «reciproco riconoscimento», «dialogo». Una politica morbida, mansueta e avvolgente. Ma proprio per questo tanto più insidiosa per gli avversari, abituati a ribattere colpo su colpo al disprezzo, allo strillo, all´insulto, alla randellata, all´arsenico e alla querela.

                Per chi si sia dedicato con qualche impegno a studiare il personaggio – biografia, cultura, immaginario, modello amministrativo e anche sistema di potere – la sorpresa è relativa. Lo stesso Veltroni ha ricordato con orgoglio che a Roma, dove in sei anni le sue inclinazioni quasi pontificali hanno ottenuto la più efficace consacrazione, il clima dei rapporti politici è molto, ma molto più sereno che a Montecitorio, Palazzo Madama, Porta a porta o Ballarò.

                Per certi versi, l´ecumenismo pervicace del sindaco l´ha portato ben oltre i recinti del centrosinistra. Ma il dato interessante è che questo tenero sfondamento è potuto avvenire seguendo logiche e dispositivi che trovano nella persona affabile e cordiale del leader la loro compiuta applicazione e regia. Ecco quindi, anche ieri, la lode dell´«allegria» – ma almeno poteva sorridere! – ecco il Veltroni che si scambia cortesie con Fini («da cui comprerei un´auto usata») e bigliettini con Casini. Eccolo proporre un´alleanza con la sua collega di Milano, Moratti, o che a proposito del governo Sarkozy dice che fosse in lui si prenderebbe subito Gianni Letta. Ecco le iniziative di riconciliazione con i «nemici» di un tempo atroce: la lapide che raccolga i nomi di tutti i morti a prescindere dalle appartenenze; la presenza con Alemanno alla prima riunione della fondazione «Fratelli Mattei», bruciati a Primavalle; l´intitolazione di una via a Paolo Di Nella, un altro ragazzo di estrema destra trucidato. Ecco infine i riconoscimenti a culture e realizzazioni un tempo demonizzate, l´architettura fascista, per esempio, «l´ultima grande stagione dell´architettura in Italia».

                Perché poi, al dunque, leader gentile, segretario Peter Pan o «sindaco santo» che sia, resta pur sempre uno che punta a conquistare o a mantenere il potere. Un anno fa, anzi per la precisione proprio il 3 luglio, genetliaco dell´inconfondibile cancerino Walter, da Washington la Stampa ha pubblicato analisi e documenti riservati del Dipartimento di Stato da cui, dopo le europee del 2004, veniva fuori che Veltroni era l´unico in grado di «unire la sinistra». Più precisamente: «Ha gestito con equilibrio e tatto la recente visita del presidente Bush a Roma e può diventare uno sfidante – si legge – ha guadagnato il rispetto perfino di alcuni elettori di centrodestra, consentendo grande libertà alla sinistra senza ignorare i centristi».

                Laggiù hanno l´occhio lungo sul futuro. Mentre qui in Italia c´è sempre Sgarbi a ricordare le profezia dantesca del Veltro, il misterioso cane da caccia del primo canto dell´Inferno che prima o poi avrebbe ricacciato indietro la belva feroce che minacciava il poeta e l´Italia. E guarda un po´ i casi della vita, dell´araldica e dei critici di centrodestra: nell´emblema dei Veltroni, riesumato a Monte San Savino (Arezzo) nel 1997, c´è proprio il Veltro, e tre cherubini che gli fanno cornice.