“PD” Giordano: non vi sognate nuove maggioranze

24/04/2007
    martedì 24 aprile 2007

    Pagina 12 – Politica

    Intervista

    Giordano a Marini:
    non vi sognate
    nuove maggioranze

      “Se le sue parole diventano fatti, il governo è a rischio”

      CARLO BERTINI

      «Se qualcuno aveva dei dubbi sulla natura moderata del Pd, dopo aver sentito le parole di Marini è accontentato. Sono affermazioni che mi hanno colpito molto e ricordo a tutti che questo è il governo dell’Unione, con un programma comune sottoscritto dagli elettori». Franco Giordano, segretario di Rifondazione Comunista, non ha affatto gradito il messaggio lanciato dal presidente del Senato in chiusura del congresso della Margherita. Quella frase: «gli accordi di governo non si decideranno più nella capanna dell’Unione e il Pd sceglierà con chi dialogare», aveva un destinatario preciso, anzi due: la sinistra radicale innanzitutto e, sullo sfondo, anche se mai nominati, gli «amici» centristi della Cdl, nessuno escluso. Non sarà un caso infatti che ieri Lorenzo Cesa abbia definito «interessante il discorso di Marini». E allora Giordano mette subito le mani avanti: «Mi hanno colpito le sue affermazioni e dico solo che se qualcuno pensa di imporre una gerarchia o, peggio, di determinare nuove alleanze, sbaglia di grosso».

      Quindi si è aperta una nuova fase di fibrillazione nella maggioranza?

        «Noi abbiamo davanti una verifica immediata da fare. C’è una prima partita che riguarda il risarcimento sociale e se la linea del governo è quella di Padoa-Schioppa non ci sono le condizioni per proseguire. E’ una sfida in senso alto di egemonia sulla politica italiana: noi pensiamo che ci sia uno spazio di critica dell’attuale società, invece la dimensione che ci appare dalla linea tracciata dai dirigenti del futuro Pd è quella di una società pacificata».

        Insomma, da questa tornata di congressi il governo è uscito rafforzato o indebolito?

          «Dipenderà dalle scelte concrete: sarà fatta una politica a favore dell’incremento salariale, delle pensioni e della lotta alla precarietà? O al contrario, come ho letto non solo nell’intervento di Marini, ma anche negli interventi di Rutelli e di Fassino, se vi sarà una sorta di equidistanza tra il sistema delle imprese e il mondo del lavoro, allora qualche problema si apre. Temo che ci sia un tentativo di condizionamento del programma in chiave più moderata».

          Quindi ci sono rischi concreti per la tenuta della coalizione?

            «Se le parole di Marini sono un’opinione personale, no. Ma se si traducono in un mutamento di politiche concrete, sì. Ma dubito che il movimento sindacale possa accettare questa politica che viene prospettata, un’operazione di questo tipo contrasterebbe con le attese della maggioranza del popolo dell’Unione. L’intervento di Rutelli mi pare impostato sul modello americano e comunque il governo è il governo dell’Unione, non il governo dell’Ulivo».

            E questa partita della leadership del Pd che si è aperta crea qualche problema a Prodi, secondo voi?

              «Ci interessa poco. Se questa alleanza in futuro viene ribadita sulla centralità dei temi sociali che riguardano il mondo del lavoro, bene. Penso solo che ci debbano essere delle forze che rappresentano questo mondo, perchè questo è il vuoto che si è creato. Oggi questo punto di vista alternativo si è smarrito con la nascita del Pd che sembra inseguire il modello americano».

              Anche se può sembrare un discorso molto prematuro, quale dei possibili leader del futuro Pd potrebbe trovare il vostro gradimento come guida di una futura coalizione?

                «Per me contano i programmi e i riferimenti sociali, le persone vengono valutate in base a questo. Certo, sarebbe importante ad esempio avere una donna come leader della coalizione, sarebbe un positivo elemento di novità che naturalmente andrebbe accompagnato da un programma socialmente connotato. Ma la scelta della premiership non sarebbe esclusivo dominio del Partito Democratico, sia ben chiaro».