Pd, Epifani si schiera Ma a titolo personale

14/10/2009

Uno scandalo il pronunciamento di Guglielmo Epifani a favore di Pierluigi Bersani? Intanto c’è da osservare che non l’intera Cgil segue tale indicazione. Non è un solenne deliberato degli organismi dirigenti. Non si è riunita la segreteria confederale onde discutere e decidere il comportamento da adottare nelle “primarie” del Partito democratico. Sarebbe stato, questo sì, il ripristino di una specie di “cinghia di trasmissione” all’incontrario. Come quando c’era il Partito padrone ora ecco il Sindacato che s’intrometterebbe nella vita interna del Partito, addirittura per dettare la scelta di questo o quel dirigente. Invece non esiste alcuna decisione centralizzata. Gli iscritti alla Cgil non sono stati chiamati ad alcun impegno. Una dimostrazione di ciò deriva dal fatto che nella Confederazione esistono e a volte si manifestano orientamenti di tipo diverso. E non mancano quelli per Dario Franceschini o per Ignazio Marino anche se appaiono preponderanti quelli per Bersani. E, certo, il peso delle parole di Epifani rimane. È però un pronunciamento, tende a precisare lo stesso segretario della Cgil, non fatto a nome della carica ricoperta, ma come libero cittadino. Epifani, infatti non ha in tasca nemmeno la tessera del Pd. E non ha detto una parola, tiene a sottolineare, nel corso dei congressi svolti dagli iscritti al Pd. Epifani rammenta di essere stato scettico fin dall’inizio circa le forme che andava prendendo il nuovo contenitore politico, sorto sul tentativo di amalgama tra Margherita e Ds. Aveva criticato, rammenta, il fatto che il segretario scaturisse dalle elezioni “primarie”. Occorreva separare le modalità della partenza dal proseguimento nella costruzione del nuovo partito, adottando regole più precise. Anche i democratici americani, ricorda,hanno l’albo degli elettori. Insomma lui a un partito liquido, contrapponeva un partito plurale ma con un’identità e un radicamento. La Cgil, ad ogni modo, rammenta, ha lasciato libertà agli iscritti, a differenza di altri sindacati. Ed è contento che Franco Marini lo abbia capito e difeso. In sostanza Epifani ha trovato nelle tesi di Bersani una conferma di quelle proprie idee su radicamento e identità. Anche se (vorrebbe aggiungere chi qui scrive) proprio sui temi del lavoro i ragionamenti esposti (da Bersani ma anche dagli altri candidati) appaiono spesso largamente generici. Un pensiero, quello del segretario che trova un eco in gran parte degli esponenti della segreteria. C’è però chi, come Morena Piccinini, non nasconde la propria preferenza per «Sinistra e libertà», così come Paola Agnello. Esistono comunque tra le categorie e nelle Camere del lavoro dirigenti che sostengono Dario Franceschini o Ignazio Marino. Così per Marino si schiera, ad esempio, Beniamino La Padula (responsabile del dipartimento economico confederale) mentre per Franceschini espone la propria preferenza Carlo Podda, segretario generale del Pubblico impiego. Quest’ultimo ci tiene, a sua volta, a dichiarare la propria come una scelta da libero cittadino e non da dirigente sindacale.
E,semmai avanza qualche imbarazzo nel commentare le candidature “bersaniane” nelle primarie di alcune città, ricoperte da dirigenti sindacali, candidati per essere eletti delegati alla assemblea nazionale del Pd. L’argomento chiama in causa le incompatibilità stabilite a suo tempo dalla Cgil tra cariche sindacali e politiche. Tema affrontato da un altro dirigente sindacale, Gianni Rinaldini, Segretario della Fiom Cgil, che non parteggia per nessuno, essendo uno dei tanti che non si ritrovano in nessuna formazione della sinistra. Sostiene però che la Cgil dovrebbe rivedere e aggiornare quelle incompatibilità decise in un tempo in cui non c’erano, ad esempio, elezioni primarie. C’è infine, nel fronte dei seguaci di Dario Franceschini, chi nella presa di posizione assunta da Guglielmo Epifani scorge, comunque, un aspetto positivo. È Achille Passoni, già segretario confederale della Cgil e oggi senatore per il Pd, nonché, appunto, fervente sostenitore della candidatura di Franceschini. «Sono contento – afferma – nel constatare come tanti dirigenti della Cgil, a differenza di quanto abbiano fatto in questi anni, scelgano una partecipazione attiva nel Pd. Questo aiuta il Partito Democratico».