“PD” Ds-Dl: duello sulla nuova forza

19/04/2007
    giovedì 19 aprile 2007

      Pagina 12 – Politica

        Oggi le assise diessine, atteso Berlusconi. È guerra di cifre tra ex ppi e rutelliani

          Ds-Dl, duello sulla nuova forza
          La Quercia: o nel Pse o niente

            La mossa della Margherita: invitare i delegati di 45 partiti riformisti mondiali

              Monica Guerzoni

                ROMA — «O nel Pse, o niente». L’ul-timatum di Piero Fassino sull’appro-do europeo del Pd arriva a sorpresa, scoppia come un petardo dispettoso nel quasi quieto pomeriggio di vigilia, turbato appena dalla convention de-gli «scontenti» guidati da Willer Bor-don. «Il partito democratico aderirà al Partito socialista europeo, oppure non nascerà». Queste le parole che il segretario della Quercia avrebbe det-to a Martin Schulz a Fiuggi a margine del congresso dello Sdi, parole che il capogruppo del Pse ha riferito ieri mattina durante la riunio-ne dei suoi eurodeputati a Bruxelles.

                Tempo qualche ora e le dichiarazioni di Fassino rimbalzano a Roma, ac-colte con «viva soddisfa-zione» dalla terza mozio-ne di Angius e Nigra e con malcelato disappun-to dai dirigenti della Mar-gherita, che per sabato stanno preparando un grande evento costruito attorno a 45 delegazioni di partiti democratici di ogni parte del mondo, da-gli Stati Uniti all’India: una mossa studiata nei dettagli per convincere i Ds che in nessun parla-mento del globo i riformi-sti albergano nelle «vec-chie internazionali, a co-minciare da quella sociali-sta».

                La spiega così il rutellia-no Gianni Vernetti, sotto-segretario agli Esteri non-ché uno dei «capi» della diplomazia internaziona-le margheritina: «Il Pd nel Pse? Fassino si illude e sabato dimostreremo concretamente, metten-do insieme leader di mez-zo mondo, che in nessun Paese i partiti democrati-ci stanno con soggetti del secolo scorso come i so-cialisti ». Non una voce dal sen fuggita, quella di Fassi-no, ma una precisa scelta nel tentativo di calamita-re una quarantina dei 242 delegati della sinistra di Mussi e Salvi: sì, perché se i leader sono ormai de-cisi allo strappo, nella ba-se la tentazione (pur mi-noritaria) di restare è for-te. Ragioni che però non distoglieranno la Margherita dal pro-getto di costruire «una rete di forze democratiche molto più estesa e rap-presentativa del Pse». Sabato dun-que, fuori dal felliniano studio 5 di Ci-necittà — e dopo che Fassino avrà schierato, oltre a Schulz, il presidente dell’Internazionale socialista George Papandreu, il presidente del Pse Poul Nyrup Rasmussen e quello dell’Spd, Kurt Beck — Francesco Rutelli sfog-gerà i suoi testimonial.

                L’unico in condominio con i Ds è il presidente dei Democratici Usa, Howard Dean, perché poi le vie globa-li dei due partiti si dividono. Dalla Margherita, dove non un solo ospite targato Pse varcherà la soglia degli

                studios, andranno il liberale Graham Watson, il capo del Kurdistan Demo-cratic Party, Mustafa Barzani, delega-zioni dei partiti di centrosinistra di Cambogia, Birmania, Afghanistan e Iraq, il leader della Dc cilena Ri-cardo Hormazabal, la portavoce del Partito del Congresso indiano… Insomma, a sentire Maurizio Fistarol «la bozza della grande alleanza demo-cratica internazionale». E poi saluti vi-deo del centrista francese François Bayrou, del nobel Muhammad Yunus e di Ehud Olmert, premier israeliano e leader di Kadima, partito che la Margherita sente quasi gemello. «Un parterre che rende plasticamente visi-bile — conferma l’obiettivo Antonello Soro — il superamento delle tradizio-nali famiglia politiche europee». Se ancora non fosse chiaro il senso della sfida, Lapo Pistelli di-ce basta «con le strut-ture pesanti», perché i Dl credono a «network più leggeri».

                A Firenze intanto si fa sera, al Palamande-la il «regista» del con-gresso ds Ugo Sposet-ti impartisce gli ultimi ordini: oggi è atteso an-che Silvio Berlusconi che, a quanto dice En-rico La Loggia, dovreb-be pure parlare. E al palazzo degli Affari, Fabio Mussi e Cesare Salvi riuniscono i dele-gati per confermare de-cisioni già prese. Gli uscenti, guai a chia-marli scissionisti, di-serteranno gli organi dirigenti del congres-so, non entreranno nel-le commissioni e lasce-ranno la parola al solo Mussi. Niente sceneg-giate però, abbandona-re le assise venerdì, su-bito dopo il discorso del capo, «non sareb-be elegante».

                E torna a crescere la tensione tra le anime della Margherita. La fragile tregua siglata da Rutelli e Marini ri-schia di non reggere l’urto dell’ultimo con-gresso, «il presidente fa il furbo» dicono in gi-ro i Popolari, che alla sicurezza ostentata dal leader rispondono presentando la rivista

                Quarta fase (che si ri-conosce nel Manifesto dei 60 contro le posizio-ni teodem) e diffonden-do le cifre finali dei con-gressi di base: 70 per cento alla maggioran-za che si riconosce in Franco Marini, 21 a Rutelli, 6 ai Democratici e 3 a Lamberto Dini. Carta canta, rivendi-cano gli ex democristiani e sottotrac-cia brandiscono l’intenzione di «alcu-ni delegati» di votare scheda bianca se Rutelli dovesse strappare. Ma il vi-cepremier si mostra serafico: «I son-daggi che danno il Pd al 23 per cento? Solo ipotesi, neanche siamo partiti… Domani nasce una nuova storia».