“Pd” Damiano: «dovrà parlare al mondo del lavoro»

12/03/2007
    sabato 10 marzo 2007

    Pagina 9 – Politica/Oggi

    Damiano: «Il Pd
    dovrà parlare al
    mondo del lavoro»

      Il ministro: questa sarà una radice del nuovo soggetto politico, i saggi ne hanno parlato poco

        di Simone Collini / Roma

        «LA CRISI di governo ha ulteriormente dimostrato che è necessaria una semplificazione della rappresentanza politica». Ne è convinto il ministro del Lavoro Cesare Damiano, per il quale il Partito democratico «risponde a questa esigenza» e al tempo stesso è anche un modo per contrastare «il rischio di un pericoloso ritorno a logiche di neocentrismo». Avverte però il ministro: «Il tema del lavoro, nel manifesto dei saggi, dovrebbe essere più robusto».

        Avverte anche lei un deficit di rappresentanza del mondo del lavoro, ministro Damiano?

          «Non c’è dubbio che il lavoro, nel corso degli ultimi decenni, sia diventato progressivamente invisibile, sotto il profilo culturale, mediatico, ma anche politico».

          E un deficit di rappresentazione di cosa oggi sia il mondo del lavoro?

            «Non c’è dubbio. Avendo il lavoro manuale perso centralità, c’è oggi una difficoltà di sintesi tra il vecchio mondo della stabilità con tutele e il nuovo mondo dell’instabilità senza protezione».

            Non è però fenomeno recentissimo, la perdita di centralità del lavoro manuale.

              «Va anche detto che negli ultimi anni, al di là della naturale e costante iniziativa del sindacato, a livello politico la tematica del lavoro sta riprendendo tono, profilo, evidenza».

              Dice?

                «Basta pensare ad alcune proposte di legge presentate negli scorsi anni dall’Ulivo, come la carta dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, una proposta politica e culturale che definiva reti di protezione capaci di inglobare lavoro standard e non. O basta pensare all’inchiesta sul lavoro che cambia che ha portato alla raccolta, senza precedenti, di 23 mila questionari dai quali sono emersi dati che oggi sono diventati di uso corrente. Questo patrimonio è stato anche alla base della scrittura del programma dell’Unione e ci ha consentito di arrivare alla stesura del Manifesto del lavoro per il Partito democratico».

                Cosa ne pensa invece, per quanto riguarda il tema specifico, del Manifesto redatto dai “saggi”?

                  «A mio avviso il tema del lavoro e della sua trasformazione, del suo significato nella nuova prospettiva politica e sociale, dovrebbe essere più evidente».

                  Lei dice che negli anni passati avete ottenuto sul fronte del lavoro dei risultati, eppure dice anche che bisogna dar vita a un nuovo partito: perché?

                    «La recente crisi di governo ha ulteriormente dimostrato che è necessaria una semplificazione della rappresentanza politica e anche della rappresentanza sociale. Nel bipolarismo c’è bisogno di avere dei partiti che siano il baricentro delle coalizioni, capaci di attrarre e di cementare una politica. L’idea del Pd risponde a questa esigenza. E al tempo stesso è anche un modo attraverso il quale combattere il rischio di un pericoloso ritorno a logiche di neocentrismo».

                    La minoranza Ds sostiene invece che proprio la nascita del Pd porterebbe a un indebolimento delle posizioni di sinistra e a una politica più di centro.

                      «È un’interpretazione sbagliata. Primo, perché tanto più sarà robusto il nostro apporto tanto più le nostre ragioni saranno evidenti. Secondo, perché non si tratta di mettere in discussione identità, culture, valori. Per quanto ci riguarda, come Ds, quella del lavoro è una radice forte. Del resto Piero Fassino, al quale va riconosciuta una generosa tenacia e un’opera paziente di ricostruzione che ha consentito anche di superare situazioni difficili, ha detto con molta chiarezza che una radice del Pd è quella del lavoro. E nella mozione congressuale di maggioranza questo è chiaramente indicato come un terreno prioritario».

                      Non sarà fatto di soli Ds il Pd.

                        «Con la Margherita abbiamo alle spalle un lavoro unitario che ha consentito di produrre primi, anche se parziali, risultati di governo che hanno forti connotati sociali in una legge Finanziaria che ha chiaramente indicato nel lavoro stabile la strada da privilegiare».

                        Conferma che non cancellerà la legge 30?

                          «La legge 30 fa parte di una più completa revisione di temi che riguardano il mercato del lavoro, dal tempo determinato al part-time alla cessione del ramo d’impresa. Per quanto riguarda la legge 30 si tratta di applicare ciò che è scritto nel programma di governo. Cancelleremo le forme più precarizzanti, a partire dal lavoro a chiamata».