Pd: «Arbitrato solo facoltativo»

02/04/2010

Il contestatissimo ddl Sacconi che toglie diritti al lavoro, a partire dall’aggiramento dell’articolo 18, tornerà in Parlamento fisicamente a partire da giovedì prossimo, 8 aprile. È l’effetto della mancata promulgazione da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, decisa due giorni fa: il riavvio dell’iter è dunque calendarizzato all’indomani delle festività pasquali, e giovedì in particolare si riunirà l’ufficio presidenza della Commissione
Lavoro della Camera, che appunto riaprirà l’esame del testo. Ieri da più parti – ad esempio dal confindustriale Sole 24 Ore – si invitavano maggioranza e opposizione a far ripartire proprio dal lavoro, dal ddl rimandato alle Camere, il «dialogo» sulle riforme, tanto care allo stesso presidente Silvio Berlusconi. È tutta la stampa di destra, comunque, a minimizzare l’accaduto, sulla falsariga delle posizioni fatte proprie dal ministro del lavoro Maurizio Sacconi. Ad esempio Michele Tiraboschi, consigliere del ministro, ieri sul Giornale spiegava che «basteranno piccoli ritocchi»: «Resteranno 150 articoli – ha detto – con l’aggiunta di un paio dimodifiche». «La richiesta del Presidente – interpreta Tiraboschi – è che sia effettiva la volontà del contraente debole, ovvero di colui che viene assunto rispetto alla scelta dell’arbitrato». Dunque, «basta che il Parlamento recepisca l’avviso comune dell’11 marzo, firmato da tutte le parti sociali tranne la Cgil: qui si dice che il licenziamento è escluso dall’arbitrato, che l’articolo 18 non è toccato e dunque che in nessun modo può essere vista come clausola ricattatoria». Il governo sembrerebbe dunque aver chiara già la volontà di cambiare il meno possibile del testo, come faceva capire lo stesso Sacconi subito dopo l’annuncio della decisione di Napolitano sul suo ddl. Ma dal Pd arrivano precisi paletti rispetto ai prossimi lavori in Commissione: il maggior partito di opposizione vuole riesaminare l’intero testo, e non concentrare l’analisi solo su alcuni punti, come vorrebbe il ministro. E poi pone alcune condizioni: «Secondo noi – spiega il capogruppo in Commissione Lavoro, Cesare Damiano – deve tornare a essere garantita la libertà del lavoratore di scegliere tra arbitro e giudice;ma questa decisione non deve essere presa al momento dell’assunzione, quando è più debole, ma quando deve sciogliere ogni singolo contenzioso». «Inoltre – continua Damiano – non siamo d’accordo con l’arbirtrato "per equità", che deroga rispetto a contratti e leggi. Oltretutto la commissione arbitrale sarebbe formata da 4 rappresentanti delle imprese e
4 dei sindacati, anche soltanto "territorialmente rappresentativi": ripiomberemmo nel corporativismo, questa volta in salsa federal-leghista». Ancora, il Pd chiede che «tornino le garanzie per i lavoratori dell’amianto sulle navi militari, i cui processi in svolgimento sono messi a rischio dal ddl». E poi «non basta fare modifiche "sentite le parti sociali", ma si devono coinvolgere tutte in modo serio, e concertare con loro i cambiamenti».
Sempre dal fronte Pd, ieri è stata presentata la proposta di contratto unico e salario minimo di Paolo Nerozzi, ddl siglato da altri 47 parlamentari e basato sulle idee di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, docenti e animatori di lavoce,info. È il Cui (contratto unico di ingresso): i primi 3 anni non sono coperti dall’articolo 18ma solo da un risarcimento economico in caso di licenziamento; l’indennità è pari a 5 giorni per ogni mese di lavoro prestato: quindi, dopo
sei mesi di lavoro essa è pari a un mese di retribuzione, sino al massimo di sei mensilità dopo tre anni. Si stabilisce poi un «compenso orario minimo» per tutti i rapporti lavorativi. I contratti a termine diventano più costosi per i datori di lavoro: l’aliquota contributiva per l’assicurazione obbligatoria viene incrementata di un punto percentuale. Infine, il Cui viene riconosciuto ai parasubordinati con compenso sotto i 30 mila euro lordi annui, a patto che da un unico committente traggano più di due terzi del proprio reddito. La Cisl attacca questo contratto, per difendere il suo avviso comune sul ddl Sacconi: «Il "vero attacco" all’articolo 18 – dice Raffaele Bonanni – è in proposte che vengono da sinistra, come quella del contratto unico». Il Cui, comunque, non piace a tutto il Pd. Damiano si definisce «perplesso»: «È contraddittorio avere un contratto a tempo indeterminato, che però per un periodo non ha l’articolo 18. Piuttosto, allunghiamo il periodo di prova e incentiviamo le stabilizzazioni, ma dal momento in cui scatta il tempo indeterminato deve scattare anche la tutela del 18».